L’olio è un tesoro, ma è quello spagnolo

11 gennaio 2014
[Angelo Peretti]
Antichi oliveti, tecnologie moderne, produttori appassionati: l’olio è un tesoro. Già, ma è spagnolo. Lo dice la copertina di Wine Spectator. Attenzione: Wine Spectator, mica una rivista qualunque. Il magazine che traccia la strada del successo internazionale di un prodotto. Ecco, la copertina Wine Spectator l’ha dedicata all’“Olive Oil Spanish Treasur”, ossia all’olio d’oliva, tesoro spagnolo. “Spain turns olives into gold” titola l’amplissimo servizio interno, la Spagna trasforma le olive in oro. E poi l’occhiello: “Dopo essere stata a lungo un produttore all’ingrosso, la Spagna ora sta facendo alcuni dei migliori oli del mondo”. Dodici pagine con fotone scenografiche, olivi e tramonti romantici, mica scherzi.
Eccoci qui, noi italiani ce la tiriamo tanto predicando (a casa nostra) sull’eccellenza dell’extravergine tricolore, e gli spagnoli ci superano, mettendo a segno un colpo micidiale. La morale tiratela voi. O meglio, i produttori oleari taliani meditino un po’. E magari la piantino di dividersi in sterili baruffe da strapaese per guardare un po’ fuori dall’orticello di casa.

2 commenti:

  • Unknown says:
    11 gennaio 2014 10:59

    E' una triste rappresentazione dell'italica incapacità di fare sistema. Questi risultati non si possono raggiungere in assenza di una politica (che bella parola...) e una strategia (strabella parola...) del made in Italy. L'olio italiano di eccellenza è prodotto da tantissimi microoleifici, da soli non potranno mai raggiungere un risultato simile. Peccato, perchè la vera qualità dell'extravergine, che risiede soprattutto nella biodiversità, è una caratteristiche tutta italiana: la Spagna si regge su poche cultivar, l'Italia potrebbe vantarne decine.

  • maupas says:
    11 gennaio 2014 16:03

    L'articolo di Wine Spectator non mi meraviglia. E' da qualche tempo che la Spagna sta crescendo dal punto di vista oleicolo. Conosciuta per lo più per la gran quantità di olio prodotto (spesso o quasi sempre di bassa qualità), ora la Spagna si sta affacciando nel panorama internazionale anche con prodotti di eccellenza. E' vero che loro hanno poche cultivar mentre noi ne abbiamo decine (centinaia). E’ altrettanto vero che la maggior parte del loro olio è di minore qualità rispetto a quello italiano. Ma, proprio grazie alla concentrazione produttiva e alle conseguenti economie di scala, riescono a portare all'attenzione dei mercati internazionali con gran facilità anche i loro prodotti eccellenti che stanno aumentando sempre più.
    I nostri produttori sono piccoli (questo potrebbe non essere un problema, anzi) ma scontano spesso l'isolamento, alle volte voluto. Conosco poche realtà che hanno saputo fare squadra mettendo da parte l'italico individualismo, alleandosi fra loro per affrontare il mercato ed esaltando al contempo proprio quella biodiversità che dovrebbe essere la loro forza.
    Altro elemento negativo è il comportamento del consumatore, non educato a distinguere fra oli extravergini degni del loro nome e prodotti che attirano l’attenzione solo grazie al loro prezzo. Sovente mi è capitato all’estero veder utilizzare olio extravergine di oliva spagnolo o di altra provenienza confezionato in bottiglie che ricordavano l’Italia: gli ignari acquirenti erano convinti di acquistare olio italiano. Segno che è proprio il marchio Italia a fare la differenza. Purtroppo mentre all’estero sono disposti, o credono di spendere il giusto per una bottiglia di olio extravergine, in Italia questa sensibilità spesso manca e si va alla ricerca solo del prezzo migliore. Fino a quando la discriminante di acquisto sarà il costo, gli spagnoli avranno vita facile: grazie alla massa produttiva a costi contenuti, che permette notevoli economie di scala, potranno affrontare il mercato anche con loro prodotti eccellenti a costi altrettanto contenuti.
    La strada per affrontare il problema non è facile ma deve necessariamente partire dai produttori. Non ha senso lamentarsi sempre, per quanto giustamente, del mancato supporto degli enti e delle istituzioni: se non siamo in grado di unirci e fare squadra, a nulla serve piangersi addosso.

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