[Angelo Peretti]
Forse esagero, perché mica le ho viste tutte le quarantasei edizioni del
Vinitaly, e certamente ce n'è stata qualcheduna di "eroica" in passato.
Ma la fiera veronese del vino la frequento da una ventina d'anni, e
questo per me è stato il miglior Vinitaly di sempre, se si considera che
il "sempre" è riferito all'ultimo ventennio. Sissignori: stavolta è
stata una fiera davvero. Una fiera dove si fanno affari, che è quel che
conta. Il cambio di date, che anch'io avevo - per quel che conta, per quanto poco io conti - sollecitato,
ha funzionato eccome. Gli operatori si son fatti vedere già dalla
domenica, i ristoratori sono tornati in numeri abbondanti, tutte e
quattro le giornate hanno visto ottimi afflussi, altro che gli anni
scorsi, quando si lavorava il giovedì pomeriggio e il venerdì e poi era
ressa da sagra strapaesana. Bene, ci voleva. Dunque, un grazie ai
vertici di Veronafiere, che il "rischio" del cambiamento se lo sono
accollato, e in particolare - permettetemelo - a Elena Amadini, la brand
manager di Vinitaly, che allo spostamento di calendario ci ha
fortemente creduto (di lei si parla poco e poco gradisce che se ne
parli, ma nome e cognome io li voglio proprio fare, congratulandomi).
Certo, di cose da sistemare ce ne sono ancora, ma la scelta fondamentale è fatta, e dunque avanti.
Di cose da cambiare, e in fretta, ce ne sono almeno tre.
La prima è il disastro della telefonia e della connessione. Non deve più
accadere quel che è successo, e cioè il black out pressoché totale per
buona parte della fiera. Oggi quei marchingegni tecnologici che
permettono di far tante cose nel palmo di una mano ce li hanno quasi
tutti, e bisogna che li possano adoperare, sennò si perdono occasioni
importanti.
Poi occorre una svolta nel servizio d'ordine: non è possibile che a fine
giornata girino per i padiglioni piccole orde di ragazzotti ubriachi
che urlano e sbevazzano a canna e crollano a terra fradici. Bisogna
metterci rimedio: il loro schifosissimo comportamento mette a
repentaglio gli investimenti di aziende, consorzi, istituzioni, offrendo
ai visitatori - soprattutto stranieri - la peggior immagine del vino
italiano.
Il terzo miglioramento dovrebbe riguardare la viabilità: troppi ingorghi
per arrivare, ancora di più per uscire. Ma temo che su questo aspetto
ci sia davvero poco da fare, considerato che la fiera è "dentro" la
città, e dunque sarà necessario far ricorso alla pazienza anche in
futuro.
Sarei dunque lieto che si risolvessero il primo e il secondo problema.
Il primo penso sia facilmente risolvibile. Sul secondo mi affido a chi è
ben più esperto di me in fatto di servizio d'ordine.
Intanto, archivio soddisfatto una gran bella - e sfiancante, meglio così - edizione del Vinitaly.

caro Angelo io sono fra quelli che ho combattuto tanto per questo cambio date,però devo darti una forte delusione. Io non ho visto quel cambiamento che speravo Sono andato il lunedì.Prima 3 ore per trovare parcheggio ,poi telefoni che non funzionano e poi dentro una calca incredibile. Non sono riuscito assolutamente ad assaggiare come volevo.Penso ci sia ancora molto da fare,perché mi dispiace che la fiera più importante del mondo si trasformi sempre in una sagra per ubriacarsi. è davvero desolante saluti Roberto
… ci sarebbe anche qualche piccolo problemino da risolvere riguardo ai piccioni
Matteo
@Matteo, vero, in qualche padiglione i piccioni sono una disgrazia: ce n'era uno appollaiato proprio sopra lo stand di Decanter...
@Roberto. Già, il problema degli ubriachi è il più grave, più ancora dei parcheggi e dei telefoni. Che comunque non devono costituire un problema.