[Angelo Peretti]
La notizia l'ho letta su DiVini, il "nuovo" wine blog del Corriere della Sera, brillantemente gestito da Luciano Ferraro: François Pinault, proprietario di Chateâu Latour, icona bordolese, "cambia il mercato del vino". La novità è questa: "Dall’anno prossimo niente più vendite en primeur". Insomma, non si potrà più comprare Latour prima che esca sul mercato, come invece si è sempre fatto. Stando a quanto leggo, "Frédéric Engerer, il presidente di Chateâu Latour spiega che le bottiglie saranno vendute quando il vino sarà affinato al punto giusto. Il 2001 per esempio adesso è pronto, periodicamente si valuteranno le annate per decidere il momento della vendita". Aggiunge Ferraro che "è una scelta dettata, probabilmente, da due fattori. Il nuovo mercato è quello asiatico, e lì i future del vino non sono certo una tradizione. I ricchi cinesi sono pronti a spendere per bere vini di lusso francesi, ma li vogliono stappare appena sono pronti. Secondo motivo, spiegato da Engerer: sta diminuendo il numero di collezionisti disposti a lasciare in cantina vini pregiati per decenni".
Ecco, credo che la questione stia pressoché tutta nel primo aspetto: ormai il mercato dei vini di prestigio è nelle mani degli straricchi compratori cinesi, che probabilmente vanno alla ricerca dello status symbol, dell'etichetta prestigiosa dunque, e di vino ci capiscono magari pochino. Loro le bottiglie griffate le comprano e non gliene importa del prezzo, al punto che nelle ultime annate le vendite en primeur dei grandi château bordolesi hanno visto le quotazioni schizzare alle stelle. Il problema è che i cinesi spendono e vogliono il vino, ma il vino en primeur in realtà, ovviamente, non esiste ancora, non è fisicamente disponibile. E allora revocano gli ordini. Lo leggevo sulla stampa francese di recente: stanno fioccando le revoche.
Va in questa direzione, a mio avviso, anche l'altra novità del comparto bordolese citata da Ferraro su DiVini: "Un’altra grande azienda, Château Lafite Rothschild, ha deciso una via diversa, abbassare i prezzi: deciso di vendere en primeur il suo 2011 a 420 euro a bottiglia, con una riduzione del 30 per cento rispetto al 2010".
Ovvio, mi viene da dire, e coerente con quanto detto prima. Il prezzo si forma attraverso l'incrocio fra domanda e offerta. A parità di offerta, più cresce la domanda, più il prezzo sale. Ma se scende la domanda, il prezzo cala. Anche se fioccano le disdette occorre rivendere gli stock, e lo si può fare solo con la scontistica. Mi sbaglio?

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