I francesi non dicono bollicine? Già, dicono mousseux

5 maggio 2012
[Angelo Peretti]
Per una volta non sono d'accordo con l'amico Franco Ziliani, che dice - l'ha detto su Radio 24, al Gastronauta, ed eravamo entrambi ospiti di Davide Paolini - che i francesi non confonderebbero mai uno Champagne con un Crémant (di Loira, d'Alsazia, di Borgogna), mettendoli assieme sotto un unico nomignolo come facciamo in Italia quando parliamo di "bollicine". No, anche i francesi ti chiedono se vuoi una "bollicina", perché loro i vini con le bolle li identificano con il termine mousseux. E quando t'hanno chiesto se vuoi un vin mousseux (un vino mosso, una bollicina), poi si aspettano - è vero - che tu gli specifichi se vuoi uno Champagne, un Crémant de Bourgogne o de Loire o d'Alsace, oppure, che so, una (a me piace pensarla al femminile) Blanquette de Limoux. E se loro, che fanno scuola nel mondo con lo Champagne, leader assoluto (e incrollabile) delle bolle di qualità, non si fanno problemi a parlar di mousseux, be', perché mai noi dovremmo tirarci indietro quando abbiam voglia di parlare di bollicine? Io bevo bollicine, e dopo che ho chiesto una bolla vedo quali bollicine abbiano in lista, e allora scelgo la denominazione (un Franciacorta, un Trento - non Trentodoc, non mi piace 'sta definizione - o un Prosecco o un Asolo o un Chiaretto o altro ancora) o la marca. Bollicina è troppo bello per rinunciare a dirlo. E a volte mi piace una bollicina francese, altre una bollicina lombarda, altre una bollicina trentina, altre un bollicina del "mio" lago di Garda. E adesso vado a bere una bolla.

6 commenti:

  • Anonimo says:
    5 maggio 2012 alle ore 13:45

    Angelo, il termine Mousseux ha poco a che fare con il termine bollicine , nel senso che è il termine tecnico-normativo equivalente all'italiano Spumante e quindi mi sa che i nostri cugini francesi ancora una volta "la sanno più lunga di noi". Le bollicine italiane che prediligo ? quelle bergamasche, le più conosciute al mondo, se ne producono oltre 500 milioni di bottiglie, ma non è un vino......
    è un'acqua ;-)
    Un caro saluto.
    Giovanni Palazzi.

  • Angelo Peretti says:
    5 maggio 2012 alle ore 15:07

    Giovanni, io amo le bollicine e amo i mousseux e sulle carte dei vini delle enoteche e dei ristoranti in Francia leggi scritto: mousseux, senza star lì a farsi tante remore.

  • Anonimo says:
    6 maggio 2012 alle ore 13:53

    peròò Sig.Peretti!
    non la facevo cosi dispettoso..
    un pò di chauvisnismo comunque rende i suoi articoli molto peppati e mi hanno indotta a scriverLe.
    un cordiale saluto
    Ariane Boissard

  • Angelo Peretti says:
    6 maggio 2012 alle ore 16:27

    Saluti, Ariane, e leviamo i calici.

  • Mario Crosta says:
    6 maggio 2012 alle ore 20:05

    E i Russi, allora? Si sono appena accordati con i Francesi per non usare piu', nelle etichette e nelle definizioni scritte di carattere commerciale o pubblicitario, la parola sciampanskoje. Sono il secondo consumatore del mondo dopo i Tedeschi di questa tipologia, a pari merito con il nostro Paese, circa 300 milioni di bottiglie, ma in media il consumatore russo le paga meno di tutti gli altri (circa 3 euro), perche' la produzione nazionale russa e' quasi tutta a brevissima fermentazione in flusso continuo, con il metodo delle akratofore (акратофорe) collegate fra loro, che e' gia' piu' economico dello stesso metodo Igristoje, a sua volta gia' a fermentazione piu' breve del Charmat-Martinotti.
    A voce, invece, e negli scritti di carattere non commerciale o pubblicitario, continuano a dire sciampanskoje o igristoje. La parola spumantskoje non esiste da loro, per fortuna, quindi niente polemiche... e che piacere berli, perche' sono onestamente buoni e non fanno piangere il portafoglio, cosa molto importante, visto che un russo guadagna mediamente un decimo di quello che guadagna un italiano e ha diritto anche lui alla democratizzazione delle bollic... ooops... pardon, perlicine!

  • Angelo Peretti says:
    6 maggio 2012 alle ore 20:21

    Viva le perlicine!

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