Ma gli americani dicono bubbles (meditate, gente)

18 maggio 2012
[Angelo Peretti]
Il West Bridge è un locale di Cambridge, nel Massachusetts, Stati Uniti. Non ho la minima idea di come ci si mangi e come ci si stia. Mi ci sono imbattuto per caso, navigando su internet. Ad avermi incuriosito è la sua lista dei vini. Che comincia con questa parola: bubbles. Bolle, bollicine, alla faccia di chi non ama la definizione. In carta, sotto la voce bubbles, ha un Cava, un Cremant de Bourgogne, un rosé della Loira, un brut del New Mexico e due Champagne. Niente Italia, ma non importa. Quel che importa è che tutte le bottiglie dei vini con le bolle sono bubbles, bolle, bollicine, e poco interessa la loro origine. Dico: le bottiglie. Perché sotto, appena sotto, c'è una proposta on tap, alla spina: un Prosecco, dal nome che non ho mai sentito. Tra parentesi si specifica che viene dal Veneto.
Tutto qui: non commento. Credo che i commenti, per chi è contrario a usare la parola bollicine, dovrebbero venire da soli: sempre convinti che non funziona?

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