I nebbioli: non solo Langhe

18 maggio 2012
[Mario Plazio]
Non c’è dubbio alcuno (almeno per chi scrive) che il Barolo sia il più grande vino d’Italia. A partire dalla stessa uva si possono trovare etichette provenienti da zone vicine, Barbaresco ad esempio, oppure da altre aree piemontesi, come Carema, Gattinara, Boca e Lessona. Fino ad arrivare alla Valtellina, dove l’uva viene chiamata chiavennasca, ma sempre nebbiolo è. Con un gruppetto di amici con i quali organizziamo periodiche degustazioni a tema, abbiamo deciso di raccogliere qualche bottiglia di questi “altri” nebbioli, mettendoli a confronto con i più reputati vini di Langa. E, sorpresa, sorpresa, gli outsider non hanno per niente sfigurato, anzi.
L’Alto Piemonte è una autentica manna per gli amanti dei vini tesi, austeri e minerali. I prezzi sono poi sicuramente meno impegnativi, anche se non economici in assoluto, non fosse altro che per la difficoltà di coltivare in condizioni estreme. Altra cosa che mi piace molto è l’adesione ad una viticoltura più tradizionale, con un uso limitato di tecniche di cantina o di legni nuovi. Non sono semplici da trovare, ma vale la pena andarli a cercare. Non rimarrete delusi.
Barolo Bric Luciani 1996 Silvio Grasso
Aperto, minerale con note di asfalto, salino (ricordi di acciuga) e ferroso. Al palato è piuttosto rabbioso, entra subito in gioco l’acidità, che ben si integra con i tannini. Nel finale emergono un tocco di vaniglia e di liquirizia che riportano all’affinamento in legno piccolo, ma rimane un bel vino. 89/100
Bramaterra I Porfidi 2003 Tenute Sella
All’opposto del precedente è molto chiuso, ma intrigante. Dominano le spezie e delle belle fragoline di bosco, accanto a sentori più viscerali di fegato e minerali. Leggiadro e delicato, nella progressione si fa più caldo (sentito alla cieca), rivelando il millesimo molto caldo. Nonostante i tannini leggermente ruspanti, risulta estremamente elegante. 91/100
Gattinara San Francesco 2001 Antoniolo
Si rivela più vissuto e complesso, cangiante. La paletta aromatica è impressionante e va dai fiori alla carne, dalle spezie al miele, rimanendo nel complesso molto composto. Sinuoso all’attacco, si sviluppa molto verticalmente grazie all’apporto di acidità e tannino. Finale asciutto per un vino perfetto così come è oggi. 92/100
Barbaresco Montestefano 2001 La Ca’ Noeva
Nonostante un tappo difettoso il vino sembrava vivo e palpitante. NC
Ghemme 1999 Antichi Vigneti di Cantalupo
Cenni di evoluzione, con un naso complesso di cacao, cenere, funghi e torba. Sottile al palato, dove risalta una certa astringenza. Manca della complessità dei precedenti e non è tra i più eleganti. 86/100
Valtellina Superiore Sassella Ultimi Raggi Vendemmia Tardiva 2002 Ar.Pe.Pe.
Grande impressione di compattezza in un insieme compiuto e sfaccettato. Dominano i fiori, insieme a sensazioni minerali. È al palato che esplode per potenza ed eleganza, riesce a mettere insieme generosità e delicatezza, come solo certi vini “nordici” riescono a fare. Uno dei più bei rossi assaggiati negli ultimi mesi. 96/100
Bramaterra 2004 Tenute Sella
Vino che poggia il suo equilibrio sulla delicatezza degli elementi. Minerale e ferroso, poi fragole, formaggio, miele e china. Al palato ricorda le caramelle Ricola (mi si perdoni la pubblicità), non preme mai troppo ma non cala mai di tono, risultando tra i più lunghi. Leggiadro, speziato e fumé, è dotato di una beva prodigiosa. 94/100
Valtellina Sfurzat 2003 Terre di Valtellina
Naso dolce da composta di frutta, cacao e vaniglia. Risulta abbastanza prevedibile, morbido e sostenuto più da alcol e zuccheri che da altro. Non fa però una cattiva figura. 84/100
P.S.: per la cronaca, la commissione di dieci degustatori ha eletto miglior vino il Sassella di Ar.Pe.Pe con una media di 92,33/100.

0 commenti:

Posta un commento