Se faccio assaggiare il vino a mio figlio sono un criminale?

26 giugno 2012
[Angelo Peretti]
A volte mi sento un criminale o quanto meno un genitore degenere. Non è che mi sento: mi ci fanno sentire. Sì, perché ho fatto assaggiare il vino ai miei figli. Assaggiare, appena appena. Ma domenica leggendo le pagine della Salute del Corriere della Sera mi sono sentito depresso. Titolo: "Alcol e adolescenti: il primo bicchiere spesso è offerto da mamma e papà". Mi si obietterà che non c'è nulla di accusatorio in questo titolo. No, ma. Il ma è che l'impostazione del pezzo mi pare accusatoria. Si parla di alcol, genericamente, senza distinzioni. E lo si presenta come un problema. Nè mi rassicurano le dichiarazioni virgolettate di Enrico Tempesta, il presidente del laboratorio scientifico dell'Osservatorio Giovani e Alcol, l'organismo che ha realizzato l'indagine insieme con la Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza. Dice: "Che in Italia il primo contatto con le bevande alcoliche resti per la grande maggioranza dei ragazzi mediato da occasioni familiari e dalla compresenza delle figure genitoriali è un tratto noto e caratterizzante della nostra cultura; gesto in ultima analisi radicato in un costume sociale di bere controllato e, nella maggior parte dei casi, responsabile", e fin qui tutto bene. Ma prosegue dicendo: "Oggi però, in un contesto socioculturale profondamente cambiato, in cui sono venute meno molte delle strategie tradizionali di contenimento e molti fattori di moderazione, l'inizio precoce presenta nuove valenze e nuovi rischi".
Ecco: se ho fatto conoscere il vino - appena appena, un goccino - ai miei figli, ho sì eseguito qualcosa che ha il "tratto noto e caratterizzante della nostra cultura", ma senza tener conto che nel nuovo e mutato "contesto socioculturale" questo "inizio precoce presenta nuove valenza e nuovi rischi". Insomma: sono una scriteriato.
Ora, capisco che il consumo di alcol sia un problema sociale. Lo capisco e apprezzo chi lavora per risolverlo. Ma non credo che la soluzione sia quella di criminalizzare i genitori che fanno assaggiare un goccio di vino ai propri figli. Non sono uno psicologo, ma ritengo che il problema dello sballo alcolico dei ragazzini sia eminentemente culturale. Proprio per questo penso che un genitore che fa assaggiare - appena appena, un goccino - un po' di vino al proprio figlio riporti la questione in un ambito culturale corretto, moderato, responsabile. Ma no: si fa di ogni erba un fascio, ché questa oggi è la tendenza.
Però.
Però vorrei chiudere con un passo di un libro di un medico: Umberto Veronesi. Non ha bisogno di presentazioni, questo signore. Due anni fa è uscito con un libro - bellissimo - che si intitola "Dell'amore e del dolore delle donne". Dice: "Sono un sostenitore di un consumo moderato di vino per la protezione della salute (il resveratrolo contenuto nel vino ha un effetto protettivo nei confronti di alcuni tumori) e anche per il suo valore simbolico. Il padre che versa il vino ai figli è una celebrazione dei legami familiari e dei valori che si tramandano, e un atto di condivisione affettuosa insostituibile".
Ecco: "un atto di condivisione affettuosa insostituibile". Mi tiro un po' su di morale.

7 commenti:

  • Remo Pàntano says:
    27 giugno 2012 alle ore 10:36

    ...educare gli adolescenti sui pericoli derivanti dall'abuso di alcolici, dal fumo di tabacco, dall'uso di sostanze stupefacenti e delle malvagità di certi soggetti è sacrosanto!
    Ma, dove sono finiti i valori della famiglia?
    ...mio nonno "Toni", classe milleottocentoottantuno, cavaliere di Vittorio Veneto, qund'ero poco più di un imberbe adolescente, mi trasmise i "valori" famigliari e la passione per l'enologia facendomi assaggiare "un tocheto de panbiscotto bagnà nel suo goto" di vin rosso Bacò!
    Lui, visse in salute sino a novantadueanni ed io divenni "gustologo"!
    Assaggio, degusto, analizzo con i sensi , giammai ne abuso!
    Chissà.....?

  • Angelo Peretti says:
    27 giugno 2012 alle ore 21:53

    Con moderazione. Perfetto.

  • Andrea Tibaldi says:
    3 luglio 2012 alle ore 08:58

    "Sono un sostenitore di un consumo moderato di vino per la protezione della salute (il resveratrolo contenuto nel vino ha un effetto protettivo nei confronti di alcuni tumori)"

    Il fatto che il vino faccia bene è una boiata, e quella del resveratrolo in primis, il ricercatore che aveva dimostrato i benefici ha truccato i dati per anni (vedi http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/alcol/vino_salute.htm).
    Ok far assaggiare il vino ai figli, ma poi bisogna anche spiegargli che l'alcol è tossico e stupefacente, che uccide migliaia di persone ogni anno, che non fa bene alla salute, anzi che oltre i 2 bicchieri al giorno fa male alla salute, ecc ecc. Io in giro vedo molta gente che fa assaggiare il vino ai figli: faranno tutti anche le altre cose di contorno? Ne dubito. Ricordiamoci tutti che la "tradizione italiana" prevedeva di bere un litro al giorno, o più, di vino, non il massimo dal punto di vista della salute.
    Anche fumare una sigaretta al giorno non fa male: come reagireste di fronte a uno che fa fare un tiro al proprio figlio, ogni tanto? Oh, sia chiaro, di coiba, non di marlboro (tanto per prevenire le scontate obiezioni: "ma io lo voglio educare all'assaggio"...).

  • Lizzy says:
    3 luglio 2012 alle ore 09:33

    Questi sono i tipici ragionamenti - in un rigurgito neo-proibizionista sempre più diffuso - di chi ha, o avrebbe problemi, a gestire il proprio, di rapporto con l'alcol. Non mi sorprenderebbe scoprire che l'articolista è un salutista sfegatato, o un astemio. Perchè un wine lover autentico non confonde mai il vino con il resto delle bevande alcoliche.
    Detto questo, racconto sempre che al 12° compleanno di mio figlio l'ho portato in uno dei miei ristoranti di riferimento, a Bardolino - hai capito quale, vero Angelo? - e gli ho fatto servire un calice di Champagne dei migliori. Mio figlio ha apprezzato moltissimo, e ora quello è il suo benchmark dei vini con le bollicine. Oggi di anni ne ha 16 compiuti, e si scandalizza profondamente al vedere i suoi coetanei ingollare come niente una birra dietro l'altra... Non capisce che gusto ci provino, ma soprattutto dove stia il divertimento.

  • Lizzy says:
    3 luglio 2012 alle ore 09:43

    Ah, giusto per puntualizzare: ai pasti io non bevo più di mezzo bicchiere, e mio figlio e il resto della famiglia solo acqua. Se il vino è di quelli indimenticabili - ogni tanto capita, purtroppo non tanto spesso - gli concedo di provarne un dito, non di più, giusto per capirne profumi e sapori e imparare a dare un nome a ciascuno di essi.
    L'educazione alimentare alle cose migliori (solide e liquide) è una disciplina che andrebbe insegnata nelle scuole: disgraziatamente, la classe insegnante è già abbastanza disastrata di suo su tante materie (dalla musica all'arte alle lingue straniere, per tacere dell'informatica), su questa temo che mancherebbe quasi totalmente.

  • Angelo Peretti says:
    3 luglio 2012 alle ore 10:18

    Grazie, Lizzy

  • Marco says:
    4 luglio 2012 alle ore 11:46

    Ho tre figli e da quando sono in grado di capire ho sempre proposto a loro di annusare ed assaggiare il vino. Per capire, per educare.
    In famiglia non si beve che acqua e un pò di vino in compagnia con gli amici e con i ragazzi si parla del problema dell'alcol negli adolescenti che molto spesso riguarda più la birra e beveroni immondi che il vino.
    Rinunciare all'educazione sensoriale e culturale per una presupposta "verginità" ?
    Meglio che vengano iniziati dagl amici ?
    Meglio che conoscano l'alcol come sballo e trasgressione invece che come conoscenza e cultura ?

    Non credo,

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