Entusiasmo Primitivo

25 giugno 2012
[Angelo Peretti]
Ecco, cose così mi deprimono, intaccano il mio ego, azzoppano la mia autostima. Sì, perché rileggevo i miei appunti d'assaggio di uno splendido Primitivo di Gioia del Colle, la Riserva 2005 di Chiaromonte, e mi sono aggirato per il web alla ricerca di notizie e di confronti e ho trovato una cosa che ha scritto Luciano Pignataro in febbraio e, ohibò, mi sono reso conto che non ce l'avrei fatta a essere più preciso di lui. Dice: "Un vino spettacolare, davvero, che conferma come proprio il Primitivo di Gioia del Colle sia uno dei rossi decisamente in crescita nel panorama vitivinicolo meridionale, soprattutto perché ha evitato due insidie, la prima, ovvia, quella del troppo legno e la seconda, più insidiosa, di aver avuto la capacità di centrare il giusto equilibrio tra maturità del frutto e freschezza uscendo da quei soffocanti sentori di uva cotta tipici di un tempo ma al tempo stesso lasciandoli immaginare". Miseria se ha ragione! Oh, del resto lui a Sud ci vive e ci lavora e ne sa, e dunque mica posso pretendere di stargli alla pari dicendo di vini meridionali, perbacco. Vabbé, mi consolo con queste considerazioni e vado avanti dicendo che sì, il 2005 di Nicola Chiaromonte (la Riserva, da vigne vecchiette allevate ad alberello) è davvero un fuoriclasse, uno dei migliori rossi italiani che mi sia capitato di bere negli ultimi anni, e che il 2006 (sempre la Riserva, intendo) è buonissimo anch'esso e che insomma qui abbiamo a che fare con uno che il Primitivo sa come domarlo, come addomesticarlo, come interpretarlo, eppure lasciandolo integro nella personalità e nel carattere e nell'espressività. Grand'esercizio d'equilibrio.
Equilibrio, già: è questa la parola magica. Una cosa mi ha lasciato stupito: il vino ha un sacco di alcol, è intorno ai 18 gradi, eppure non me ne sono accorto, perché la freschezza e la struttura offrono piena compensazione, e la beva è anzi straordinaria e col cibo sta alla grande - anche col cibo più semplice, più contadino - e credo abbia pochi paragoni per la categoria dei "vinoni". A tavola, mentre bevevo le due annate, ho perfino osato - già, osato - fare un parallelo con un mostro sacro delle mie parti, coi rossi valpolicellesi di Bepi Quintarelli: ecco, anche nel caso del maestro di Negrar, che è da poco scomparso, c'era (c'è) quest'equilibrio incredibile che supera l'alcol imponente nel nome della finezza e della beva.
Ora, due note sul vino, che riporto per puro spirito didascalico e tuttavia credo poco aggiungano a quanto ha detto Luciano e a quant'altro ho cercato di chiosare qui sopra. Con una noticina: il prezzo è, comprensibilmente e anche giustificatamente, un po' impegnativo: se non sbaglio, intorno ai 50 in cantina, credo sugli 80 in enoteca.
Gioia del Colle Primitivo Riserva 2006 Chiaromonte
Rotondo nel frutto, speziato, complesso, elegante, possente eppure bevibilissimo nonostante la strepitosa potenza espressiva. Giovanissimo.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Gioia del Colle Primitivo Riserva 2005 Chiaromonte
Terroso e fruttato e macerato e speziato e finissimo e aristocratico. Il tannino è perfettamente fuso nella polpa del vino. La freschezza è succosa.
Tre lieti faccini :-) :-) :-) ma solo perché nella mia scala di piacevolezza vado da uno a tre: in questo caso, e non sono tantissimi i casi del genere, necessiterei d'ampliare un po' la scala, davvero.

2 commenti:

  • Luciano Pignataro says:
    26 giugno 2012 alle ore 13:26

    Grazie Angelo e complimenti per la tua sensibilità: hai centrato i vini in modo perfetto e non sono certo io a dovertelo dire.
    Però venire più spesso al Sud, questo lo devi fare. Per conoscere i vini e stare insieme

  • Angelo Peretti says:
    27 giugno 2012 alle ore 09:01

    Detto da te, Luciano, è un grandissimo onore. Al Sud più spesso? Perché no? Fammi sapere.

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