Gli ingredienti sulle etichette del vino? Ma dai...

12 luglio 2012
[Angelo Peretti]
Non capisco perché alcuni produttori e bevitori di vino abbiano voglia di flagellarsi da sé. Ovvio che a chi non beve vino non gliene frega niente, e altrettanto ovvio dunque che a parlarne sia solo chi col vino ha a che fare. Ma perché mai si deve insistere con questa storia che "il vino è l'unico alimento che non riporta gli ingredienti in etichetta"? Continuo a sentirlo dire, continuo a leggerlo. Semplicemente, non è vero: il vino non è l'unico alimento che non riporta gli ingredienti in etichetta. A me, per esempio, piace bere gin: ebbene, sulle etichette delle mie bottiglie di gin non ci sono gli ingredienti, e di ingredienti per fare un gin se ne usano parecchi. Oppure mi piace bere alcune birre, ma sulle etichette delle mie bottiglie di birra non ci sono gli ingredienti, nemmeno su quelle di Natale, che sono aromatizzate. Adesso che ci penso, ma guarda: in genere sulle etichette delle bevande alcoliche non ci sono gli ingredienti. Accidenti, vuoi vedere che il vino è una bevanda alcolica? Certo che lo è! E allora è falso e autolesionista affermare che "il vino è l'unico alimento che non riporta gli ingredienti in etichetta".
Urca, adesso che sono qui a scrivere sto sbocconcellando un pezzetto di pane e mi accordo di una cosa: il mio panino non riporta gli ingredienti da nessuna parte. E allora come si fa? Allora, se proprio si volesse essere oltranzisti a tutti i costi - e io credo che non sia assolutamente necessario -, basterebbe applicare le stesse norme del panettiere: esporre l'elenco degli "ingredienti" in cantina, così uno, se vuole, se li va a leggere. Le liste degli ingredienti ci sono anche nel negozio del panettiere e perfino nel bar nel quale andate a mangiare il panino imbottito a mezzogiorno: le avete mai lette?
Sennò, si rischia di non smetterla più. Potremmo finire col chiedere di indicare perfino di che materiale siano fatte le vasche o le botti nelle quali viene fermentato e affinato il vino. Come come? Le vasche non generano allergie o intolleranze? E chi lo sa: per esempio, Superman non potrebbe mai bere un vino fatto in una cisterna che contenga kryptonite. Volete mettere il rischio per la sua salute?

14 commenti:

  • Anonimo says:
    12 luglio 2012 alle ore 08:57

    Io da operatriche di cantina, tutto questo lo chiamo: cercare di innescare la polemica a tutti i costi, in attesa di iniziare a parlare
    ( finalmente) di vendemmia.
    come diceva qualcuno: 'l'IMPORTANTE CHE SE NE PARLI
    Claudia

  • Anonimo says:
    12 luglio 2012 alle ore 10:09

    Il Vino rientra nella categoria degli ALIMENTI, il suo Gin non rientra come tutti gli altri alcolici e superalcolici.

  • Angelo Peretti says:
    12 luglio 2012 alle ore 10:34

    @Claudia. Direi che certe volte il monmdo del vino dice: "Com'è che ci facciamo del male oggi?"

  • Angelo Peretti says:
    12 luglio 2012 alle ore 10:35

    @Anonimo, ho capito: il mio panino è un superalcolico.

  • Anonimo says:
    12 luglio 2012 alle ore 11:16

    @ Angelo Peretti, no il tuo panino ha gli ingredienti leggibili dove lo hai acquistato. Il problema è che molti che scrivono di vino, compreso lei, non sanno che il Vino è un Alimento vero e proprio della "cucina mediterranea" .

  • Angelo Peretti says:
    12 luglio 2012 alle ore 11:51

    @Anonimo. Il problema è che qualcuno, e lei mi sembra tra questi, non legge. Rilegga l post. Non parlo a caso del panettiere. La soluzione sta lì, esattamente lì. E magari si firmi, non la mangia mica nessuno, preferiamo mangiare panini. A proposito: non sapevo che il vino appartenesse alla cucina mediterranea. Semmai alla dieta, ma alla cucina dire proprio di no. Che io sappia, il vino non si cucina: ma già, ammetto la mia ignoranza, perché, sa, scrivo di vino, e dunque ho dei limiti.

  • Daniele Tincati says:
    12 luglio 2012 alle ore 12:58

    Però si può sempre cominciare a metterli, gli ingredienti, anche se non è obbligatorio.
    E' come la data di sboccatura, per lo Champagne non è obbligatoria ( almeno non lo era ), ma qualcuno la mette lo stesso.
    Un'informazione in più.
    Calmo caro Angelo, che oggi mi sembri particolarmente nervoso :)

  • Angelo Peretti says:
    12 luglio 2012 alle ore 18:34

    @Daniele, sono calmo e sereno. Circa.

  • luigi fracchia says:
    14 luglio 2012 alle ore 18:06

    Credo che basterebbe tenere aggiornata una pagina web con le indicazioni degli additivi (perchè non credo si possano chiamare ingredienti) di ogni singolo vino e annata e magari indicare il link in etichetta.

  • luigi fracchia says:
    14 luglio 2012 alle ore 18:17

    Chiedo venia la legge chiama "ingredienti" anche gli additivi, non sono ingredienti solo i residui, che però non sono così trascurabili dal punto di vista della salute.
    reg. 1169/11, art. 2, comma 2, lettera f

  • Angelo Peretti says:
    15 luglio 2012 alle ore 10:37

    @Luigi, l'idea della pagina web non è male: funzionerebbe come il cartello nel negozio del panettiere, e chi vuol leggerlo lo legge.

  • Marco Tebaldi, Freewine founder says:
    19 luglio 2012 alle ore 19:38

    Quoto, come sempre, caro Angelo!
    Farei solo una eccezione per gli allergeni, la cui quantificazione mi sembra importante se riportata in etichetta. Solfiti in primis. La generica definizione "contiene solfiti", fa di ogni erba un fascio, accomunando ogni vino che ne contenga da 11 a 200 mg/litro. Perchè non scriverli, quindi?

  • Andrea Tibaldi says:
    20 luglio 2012 alle ore 08:07

    Angelo, il tuo panino non riporta gli ingredienti per due motivi:
    1) chi te l'ha venduto è fuorilegge
    2) chi te l'ha venduto è un panettiere
    Ora, se il tuo panettiere, invece di vendere il panino nel suo esercizio (dove espone obbligatoriamente - e non tutti lo fanno) gli ingredienti, lo fornisse a un supermercato, ecco che lì sull'incarto troveresti - obbligatoriamente - gli ingredienti.
    Comunque, concordo abbastanza con quello che dici, nel senso che esistono altri casi nei quali gli ingredienti non sono necessari: per esempio, nei semilavorati industriali che usano pasticcerie o gelaterie, gli aromi, se inferiori a una determinata percentuale, possono non essere indicati tra gli ingredienti.
    Per quanto riguarda il vino, le indicazioni in etichetta andranno pari passo con la richiesta dei consumatori... Per esempio l'indicazione "non filtrato" è sempre più frequente, vorrà dire che il consumatori considera un valore aggiunto la non filtrazione. Certo che se un vigneron deve indicare cosa NON fa, che potrebbe fare, a un vino, bisognerebbe allegare un quaderno alla bottiglia. Ideale sarebbe mettere a disposizione queste info online, sul sito del produttore.

  • Rinaldo says:
    24 luglio 2012 alle ore 22:16

    Una forza ne genera sempre un'altra, uguale e contraria. Probabilmente l'esigenza di avere etichette il più possibile esaurienti, nasce dal fatto che fino a ieri per lo meno, non lo sono state.
    Tanto per portare un esempio concreto, lo scorso anno è entrata in vigore nelle Marche la Doc Falerio Pecorino, che consente ai produttori, che tra parentesi su questo vitigno avevano investito, di scrivere in etichetta il nome del vitigno; indicazione altrimenti preclusa anche nel caso di vino Igt e consentita esclusivamente alla Doc Offida.
    Credo che insistere ad opporsi ad indicazioni il più possibile esaustive, poi non faccia altro che generare esattamente il fenomeno opposto.

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