Ma quanto sono indipendenti in Portogallo?

22 agosto 2012
[Angelo Peretti]
Sul numero dell'estate della rivista di Gilbert & Gaillard (è in inglese) ho letto un articolo sull'Iwa, la Independent Winegrowers' Association del Portogallo: "An outstanding way to promote Portuguese wines", dice il titolo, ossia "un modo eccezionale di promuovere i vini portoghesi". Di fatto, si tratta di cinque aziende - Casa de Cello, Domingos Alves de Sousa, Luís Pato, Quinta do Ameal e Quinta dos Roques - di quattro diverse regioni vinicole portoghesi, che nel 2004 si sono messe insieme per fare promozione sia sul mercato nazionale, sia - soprattutto direi - su quello estero. Sono tutte "quinta", ossia aziende agricole che vinificano in proprio le loro uve interpretando i canoni dei rispettivi terroir.
Detta così, è qualcosa di simile agli obiettivi che in Italia si è data la Fivi, la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti. In più, loro, i portoghesi, ripudiano i vitigni internazionali: "We exckude all foreign varieties" dichiara a Gilbert & Gaillard il segretario generale dell'Iwa, João Pedro Araújo. E le quote di adesione non dipendono dalla dimensione aziendale: ciascuna azienda socia paga all'associazione la stessa cifra, a prescindere da quante bottiglie produce e da quanti ettari di vigna possiede.
Bene. Tuttavia, leggendo il pezzo mi è sorto un dubbio. Mi sembrava infatti che, insieme alla Fivi, facesse parte della Cevi, la Confederazione europea dei vignaioli indipendenti, anche un sodalizio portoghese, e che questo avesse un nome diverso rispetto al gruppo di cui parla la rivista. Infatti, sul sito della Cevi, leggo che ne fa parte anche la Fenavi, ossia la Federação Nacional de Viticultores Independentes del Portogallo. Si spiega che la Fenavi ha intorno ai 150 aderenti, che rappresentano come numero all'incirca il 15% dei produttori portoghesi e il 3% della produzione vinicola nazionale.
Allora mi domando: ma quanto sono indipendenti questi vignaioli indipendenti portoghesi? Due associazioni che rivendicano lo stesso pedigree, quello dell'indipendenza, mi sembrano un po' troppo, o no? Ce ne sono magari altre?
Così mi consolo pensando che dalle nostre parti, in Italia, ci sono per esempio ben tre associazioni di vignaioli che si dichiarano a vario modo "naturali". Meno male, non è mica solo da noi che ci si divide...

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