[Angelo Peretti]
Le cose le dice in maniera un po' irruente, e magari a volte ti lasciano anche un po' così, ma bisogna ammettere che non è di quelli che facciano tanti giri di parole e dunque dice pane al pane e soprattutto vino al vino. Giancarlo Prevarin, presidente di Assoenologi, è fatto così, prendere o lasciare. E non posso certo dargli torto se nell'editoriale del numero di settembre de L'Enologo, organo ufficiale, appunto, dell'Associazione enologi enotecnici italiani, sfodera anche l'ironia di fronte all'imperante fobia anti-vino che impone perfino di scrivere in etichetta, da questa vendemmia, che la bottiglia "contiene uova" o "contiene latte" semplicemente perché durante la vinificazione si sono usati nella chiarifica l'albumina o la caseina. Infatti, prendendo le parole di Prevarin, "dopo quattro anni di accesi confronti, il 30 giugno è entrata in vigore la normativa comunitaria e quindi, da questa vendemmia, i vini che contengono quantità superiori a 0,25 milligrammi/litro di queste sostanze devono indicare 'contiene uova' oppure 'contiene latte', così come dal 2004 deve comparire in etichetta l'indicazione 'contiene solfiti' qualora il tenore nel vino superi i 10 mg/l".
Orbene, lungi da me, che qualche problema ce l'ho, prendermela con gli ammonimenti tesi a salvaguardare chi è affetto da allergie. Ma mi pare che si stia esagerando. E l'esagerazione sta nel trasformare l'etichetta del vino in una sorta di bugiardino di quelli che illustrano la posologia dei medicinali. Contiene solfiti, contiene latte, contiene uova: il vino assume l'immagine di un prodotto nocivo. E poi che altro ci scriviamo sopra la bottiglia? Contiene uva? Vuoi mai che non ci sia chi è allergico all'uva?
"A questo punto - scrive un po' provocatoriamente Prevarin - ci chiediamo: se in etichetta dei vini si devono mettere tutte le informazioni negative, anche quelle dubbie (i lavori scientifici non assicurano infatti che nelle quantità indicate le sostanze in questione possono scatenare reazioni), perché non si possono mettere anche informazioni positive? Il legislatore comunitario le vieta in quanto possono indurre ad abusi. D'accordo, ma allora - conclude il presidente di Assoenologi - perché non le vieta anche per altri podotti per preservare, ad esempio, indigestioni da cibi o intossicazioni da cosmetici?"

Io dico viva l'unione europea, che sta finalmente mettendo un freno alle furberie delle industrie alimentari. Non ultimo, il fatto che finalmente non si possa più scrivere sulle marmellate dolcificate con succo d'uva o di mela concentrato, "senza zucchero".
Colgo immediatamente la provocazione di Assoenologi, purtroppo per lui, però, le ultime ricerche smentiscono che il vino faccia bene dunque quali dovrebbero essere, secondo lui, le caratteristiche positive? Vedi anche:
http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/alcol/vino_salute.htm
paragrafo "l'OMS contro il vino".
Scusa Angelo, cerchiamo di essere obiettivi: il vino fin'ora ha goduto del privilegio di poter non riportare nulla di ciò che contiene in etichetta, privilegio non concesso a nessun altro alimento... Non dico che ora bisogna scrivere, come sulle sigarette, che il vino uccide, ma nemmeno continuare a non sapere cosa c'è dentro, e continuare a sorbirsi le cavolate dell'espertone di turno che ci viene a dire che il vino fa bene al cuore.
Non lo mangio perché è buono, lo mangio perché è sano: dice così una bambina nello spot di una merendina di una nota casa alimentare. Ecco, è questo che non va. Il produttore di vino non lo può dire, il produttore di merendine sì. Ripeto: mi pare che ci sia qualcosa che non va. Meglio che entrambi dicano semplicemente quello che fanno.