[Angelo Peretti]
Ci sono vitigni che è mica facile capire. La nosiola, per esempio. Uva bianca trentina. Di solito dà vinelli leggeri, beverini, un po' verdi. Oppure, dopo lungo appassimento favorito dall'Ora - il vento che dal lago di Garda s'infila nelle Sarche, lungo la Valle dei Laghi - si trasforma ed offre materia preziosa per dei vini dolci di rara eleganza e longevità. Ecco, longevità: che i vini a base di nosiola si potessero invecchiare quando l'uva vien fatta appassire m'era noto e del resto era anche logico pensarlo, ma che il bianco dall'uva fresca potesse durare nel tempo, be', non lo sapevo, anche se sto a un tiro di schioppo dalla zona.
Invece, a ribaltare ogni mia convinzione - ogni mio preconcetto - è arrivato l'assaggio di tre annate della Nosiola (il vino, con la maiuscola) che fa un vignaiolo estremo come Marco Zani, patron di Castel Noarna, a Nogaredo, uno che non ha certo in mente il concetto di ruffianeria quando si mette a far vino, ma che va invece avanti dritto per la propria strada.
Prima m'ha fatto provare la sua Nosiola del 2010, buonissima. Poi, eccolo a versarmi il 2002 e il 2001. E son rimasto a bocc'aperta, per la giovinezza. Tutti vini che fermentano spontaneamente. Parte fa legno vecchio, parte fa acciaio.
Vigneti delle Dolomiti Nosiola 2010 Castel Noarna
Secchissimo. Minerale (già, qui l'uso dell'aggettivo tanto discusso è proprio d'obbligo). Asciutto. Salato. Freschissimo, ed è il secondo issimo che scrivo, ma il superlativo ci sta. Mi verrebbe da dire quasi tannico. Che carattere!
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Vigneti delle Dolomiti Nosiola 2002 Castel Noarna
Al naso c'è la spezia sottile, un che di zafferano. La bocca è fresca, sapida. Il frutto è croccante. "Secondo me la nosiola ama le annate piovose, perché è un vitigno rustico" dice Marco Zani. Se il risultato è questo, viva le piogge del 2002.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Vigneti delle Dolomiti Nosiola 2001 Castel Noarna
Il vino è rotondo, il frutto è polposetto. Ma conserva anche buona freschezza, ed ha ancora il sale che ho trovato nelle altre due annate, sintomo di gioventù. Ed ha personalità e lunghezza. Insomma: porta gran bene i suoi anni.
Due lieti faccini :-) :-)

Grazie Angelo per la bellissima e stimolante recensione. In futuro cercherò di fare ancora meglio ;-))
Be', non credo servano le mie parole per testimoniare la tua bravura di vignaiolo. Se poi mi dici che farai anche meglio, affare fatto!
"ma che il bianco dall'uva fresca potesse durare nel tempo, be', non lo sapevo".
Mai sentito parlare di Giorgio Grai? Una volta confesso' che gli austriaci ed i tedeschi che comprano i vini delle valli montane del bacino dell'Adige vogliono come minimo vini di sette, otto anni prima, tenuti in cantina dai produttori, in condizioni dunque ideali. "Nein zitronen wein". La scuola atesina è la migliore, in questo senso, anche se ci sono altri produttori nella penisola che riescono bene a produrre bianchi longevi. I bianchi delle terrazze montane sono i più longevi. A me ha impressionato molto una verticale di Gruner Veltliner di Holzapfel nella Wachau (tutti col tappo a vite), i cui aromi col tempo passano dalla predominanza del fruttato fresco a quella del floreale, poi al fruttato maturo, alle confetture, alla frutta sotto spirito, ma sempre con una classe incredibile. E non sono vini da culto: li serve nel suo ristorante con le specialità locali, come nulla fosse. E' un'enologia senza grilli per la testa e forse sta proprio in questo la predisposizione alla sfida nel tempo. Il troppo stroppierebbe, insomma, cadrebbe molto prima. Complimenti ai produttori come Zani, che sanno perfettamente di poter migliorare ancora e finche' campano non smetteranno mai di cercare il meglio del meglio. Ma anche a te che ne parli, perche' non sono molto mediatici, non pagano per entrare in classifica, non sono osannati dalle claque dei pennivendoli.
ah... dimenticavo, scusami, una nota sulla "nosiola che ama le annate piovose". In Spagna c'è un vitigno che ama anche lui le annate piovose, l'albarino, guarda caso anch'esso ben predisposto alla lunga maturazione in bottiglia, tanto che sorprende per la sua freschezza perfino i palati più fini ed abituati a questo genere di bianchi. Scarpe grosse, cervello fino, vero?
Mario, io bevo vini bianchi estremamente longevi. Riesling soprattutto. Ma anche i "miei" Lugana (soprattutto quelli d'una volta, meno dolci) e i Soave (quelli d'alta collina, in particolare). Mi riferivo ai bianchi a base di nosiola. Credo sia una sorpresa un po' per tutti, ritengo talvolta anche per gi stessi produttori, che quell'uva dia vini longevi quand'è lavorata fresca. Una bella ri-scoperta. La frase va letta dunque per intero: "che i vini a base di nosiola si potessero invecchiare quando l'uva vien fatta appassire m'era noto e del resto era anche logico pensarlo, ma che il bianco dall'uva fresca potesse durare nel tempo, be', non lo sapevo".
Sulle annata piovose, son d'accordo. E anche sul vecchio motto "scarpe grosse, cervello fino".
Paolo Menapace,
mio padre classe 1904,aveva lavorato alla Cantina Cembran a Lavis ( ora Cantina Lavis)diceva che Giulio Ferrari anni 30 acquistava del Nosiola per fare il suo Spumante e lo tagliava con quello che allora chiamavano Borgogna Bianco, e Borgogna nero. Mio Nonno aveva un piccolo podere in collina a Lavis,faceva allora anni 50 una vendemmia tardiva, ricordo, la salinità, il fruttato maturo, una leggera acidità si conservava per anni, grazie per avermi ricordato la gioventà Paolo Menapace
Precisazione molto utile, la tua, Angelo. Diciamo che ti sei trovato come me da ragazzo quando conoscevo dell'Erbaluce soltanto le versioni ultime vendemmie da bancone oppure quelle passite, ed un giorno mi son ritrovato folgorato sulla via di Damasco da un'Erbaluce secco, non passito, eppure di 9 anni ed era una vera bonta' con la colomba pasquale. Che scorpacciata! Ecco perche' capisco anche il bel commento di Paolo. Ci hai fatto ri-tornare alla gioventù... bravo!
Paolo, lieto di conoscere questi ricordi dal sapore trentino: grazie.
Mario, credo che solo chi, come te, ha la mente e il cuore sgombri da pregiudizi e da preconcetti possa ancora provare la gioia dello stupore. Ed è, come ho scritto di recente, un dono raro.
A pensarci bene non hai torto, Angelo, spesso non ci faccio nemmeno caso, ma sono un curiosone e ho imparato, in 60 anni di cui 43 di vino, che c'e' sempre tempo per imparare. Una volta un mio dirigente (che aveva lavorato anche al laboratorio sotto il Gran Sasso) mi disse che la il nostro mondo gira su se stesso, il nostro pianeta gira intorno al sole, il sole e' in una zona periferica della galassia che gira intorno al suo centro e la galassia se ne va nello spazio allontanandosi dalle altre. Non siamo mai nello stesso tempo e nello stesso posto, percio' ogni certezza e' semplicemente assurda ed in ogni momento chi veramente sa, sa di non sapere. Ciao!