Il Trentino sarebbe fortunato

23 novembre 2012
[Angelo Peretti]
Premessa: col pinot grigio in Trentino ci hanno fatto - e ci stanno facendo - i soldi. Quasi tutti, dalle grandi cooperative al piccolo viticoltore della domenica. Dunque, è comprensibile, umano, che ci sia stata - e ci sia - una forte spinta sul pinot grigio. Ci sta anche che si punti sullo chardonnay, perché in Trentino fanno i vini col le bolle, quelli della doc Trento, e anche con queste si possono fare dei buoni soldi. Però quel che mi pare preoccupante è che le uve autoctone siano ormai arrivate a livelli tali da dover interessare il Wwf, l'Arca di Slow Food o roba del genere. I dati li ho visti su una tabella che il Trentino Wine Blog ha ripreso dal quotidiano L'Adige. Ordunque: nella vendemmia del 2012, il pinot grigio ha rappresentato quasi il 29% delle uve portate in cantina e lo chardonnay un altro 27%. In tutto, le due bianche fanno il 56%. Il müller thurgau è sopra il 9%, al terzo posto. Le bordolesi - merlot e cabernet - insieme fanno un altro 9%. E le autoctone?
Be', le autoctone tridentine sembrano passarsela maluccio. Va bene il teroldego, per carità, sopra all'8%. Il marzemino (32 mila quintali d'uva) precipita intorno al 3%, appena sopra d'un soffio rispetto alla schiava (31 mila quintali). La nosiola, con 6351 quintali, è allo 0,6%. L'enantio, ossia la lambrusca a foglia frastagliata della Terradeiforti, lato trentino, è appena allo 0,3%, con 3010 quintali.
Traduco in bottiglie il potenziale degli autoctoni trentini: 8,3 milioni di bottiglie di Teroldego, 3 milioni di Marzemino e altrettante (scarse) di Schiava, 590 mila di Nosiola, 280 mila di Enantio.
Sbaglierò, ma penso che l'identità d'una terra vinicola passi attraverso le proprie uve autoctone, se si ha la fortuna di possederne. Il Trentino "sarebbe" fortunato. Comprendo tutto, e dunque capisco il pinot grigio e lo chardonnay, ma preferirei poter dire che il Trentino "è" fortunato.

1 commenti:

  • Angelo Rossi says:
    29 novembre 2012 alle ore 11:35

    I trentini o i "trentoni" come si sono chiamati, magari leggono, ma non interagiscono. Credo si rendano conto come la fortuna sia effimera per definizione.C'è una delibera del governo locale del 3 agosto scorso (Approvazione del Piano operativo per lo sviluppo e la promozione del settore vitivinicolo trentino)che parla solo di vitigni autoctoni e/o distintivi. Dovrebbe essere la volta buona anche se si sta ancora tergiversando su questioni secondarie. E la dea bendata pare non accorgersene.

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