[Angelo Peretti]
Il Lambrusco è uno di quei vini che rischiano di passare per grandi incompresi. Qualcuno lo addita come una sorta di Cola Cola del vino (e in effetti per qualche tempo è finito nelle lattine), altri sono convinti che possa essere un esempio di territorialità. Dal canto mio, quand'è fatto bene, penso che sia un vino di rara piacevolezza, soprattutto quand'è portato nel suo habitat naturale, che è la tavola imbandita. Certo che è mica facile orientarsi nel mondo lambruschista, e allora sono proprio, ma proprio grato a Michele Malavasi che m'ha dato la possibilità d'avere nel bicchiere una ventina e più di Lambruschi, accompagnandoli coi salumi e coi pani della terra emiliana, ché a mio avviso quest'è vino che "chiama" il cibo, e vuole il cibo delle sue parti. Con me c'erano una decina d'altri che hanno assaggiato (alla cieca: bottiglie coperta con la stagnola) e mangiato e bevuto. Abbiamo fatto una prova: dare un giudizio in ventesimi. Per sdoganarci dal solito punteggio centesimale, che mal s'adatta, credo, a un vino come il Lambrusco, e qui di sotto dico dei vini, i quindici che ho trovato più interessanti, scartandone invece sette. La sintesi concettuale più avanti, lasciandola però alle parole di Michele, se me lo permetterà.
METODO CLASSICO
Lambrusco di Modena Metodo Classico Pas Dosè Grosso 2010 Paltrinieri. Bocca rotonda. Ribes. karkadè, fragolina, melagrana. Però il naso non mi convince altrettanto. Per me 14,50/20, ma in media, tra i presenti 15,40.
SORBARA CHARMAT
Lambrusco di Sorbara Vecchia Modena Premium 2011 Chiarli. Cerasuolo brillante. Floreale e fruttato. Spumoso, col fruttino che torna. Forse un po' dolcino. Per me 14, per il gruppo 13,63.
Lambrusco di Sorbara Vigna del Cristo 2011 Cavicchioli. Rubino chiaro. Fresco, scattante, nel senso che avanza proprio a scatti, tra vena acidula (rustica) e frutto (elegante). Per me vale 17,50 e lo riberrei. In media 15,42.Lambrusco di Sorbara Il Selezione 2011 Francesco Vezzelli. Fruttino e caramellina, semplicino. 12,50 per me, 12,66 in media.
SORBARA METODO ANCESTRALE
Lambrusco di Sorbara Rimosso 2010 Cantina della Volta. Naso a tratti balsamico, officinale. Frutto maturo, spezia. Un po' stanco: forse sarebbe stato meglio berlo mesi prima. Per me 13,50, in media 13,16.
Lambrusco di Sorbara Radice 2011 Paltrinieri. Un gioiello, un fuoriclasse. Affumicato. E poi scattante. Giovanissimo. E ha grande beva. Mica ruffiano: è per bevitori esperti. Gli ho dato 18,50/20, nelle media è a 17,63.
Lambrusco di Sorbara del Fondatore 2011 Chiarli. Tanto, tanto fruttino. Piacevole, eccome. Nervoso, affilato. Sarà anche poco "ancestrale", ma va giù che è un piacere. Gli ho dato 17,50, in media 16,25.
SALAMINO
Lambrusco di Modena Greto 2011 Paltrinieri. Non riesco a capire: è chiuso, fatica a far uscire il frutto. Eppure c'è polpa, carattere. Perché è così introverso? Comunque, 13,50, e 13,33 per il team.
Lambrusco Salamino di Santa Croce 2011 Tenuta Rustichelli. Il naso è ostico. In bocca è tannico, rusticissimo, minerale. Ma sotto c'è la violetta. Per me 13, per il gruppo 12,83.
GRASPAROSSA CHARMAT
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Canova 2011 Fattoria Moretto. Fruttino, tanto tanto. In bocca è un bel match tra tannino e freschezza e frutto agrumato. Si beve che è un piacere. Vale 17,50 per me e 17,21 per la squadra.
GRASPAROSSA ANCESTRALE
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro 2011 Cavaliera. Rubino brillante. Fruttato di prugna. Tannico. Ha personalità, rusticamente elegante. Bel vino. Gli assegno 17/20, per il gruppo 15,54.
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Sfecciato 2010 Roberto Balugani. A me non ha convinto molto per quel suo naso così ostico e gli ho dato solo 12,50, ma gli altri l'hanno gradito di più e ha chiuso a 15,54.
Lambrusco dell'Emilia Libeccio Podere Cipolla 2011 Denny Bini. La sorpresa. Subito è riottoso, ma poi... Salato, salmastro. Viola, frutto, ginepro, liquirizia, alga. Vale 19/20, che è un votone. La media è 16,58 di media: un vino che divide.
REGGIO
Lambrusco dell'Emilia Fermentum 2011 La Collina. Al naso è rustico, chiuso. Meglio in bocca: semplice, scattante, beverino. Lo fa una cooperativa sociale. Per me è da 13, ma ho smarrito la media: comunque eravano lì.
PARMA
Lambrusco dell'Emilia Il Mio Lambrusco 2010 Camillo Donati. Colore denso, granato. Naso evoluto: rabarbaro, china, pepe, terra, tamarindo. Bocca cremosa. Velluto. Spezia. Notevolissimo. Un gioiello. Per me 18/20, in media 17,21.

A me piacciono soprattutto quelli reggiani e carpigiani, oltre a Donati, Bini, Paltrinieri. Consiglio spesso quelli di Oreste Lini a chi non e' mai riuscito ad apprezzare i lambruschi a causa di quelli fin troppo dozzinali di molti scaffali della GDO, anche se non tutti. Le acciughe spagnole, quelle grandi, dissalate e diliscate con le mie mani a coltello e basta (guai ad usare l'acqua) senza un Lambrusco maschio, rosso come il peccato, non vanno giu'. Anche le trotelle al blu, per via dell'aceto con cui si sbollentano. Per non parlare dello stinco di maiale, il piatto nazionale polacco "golonko", che qui in Polonia o va giu' con la birra tipo Porter o va giu' col Lambrusco e niente altro. Non si abbina soltanto agli ottimi primi piatti ed ai profumati salumi emiliani. Certo che dev'essere fatto a regola d'arte.
Condivido gli apprezzamenti per Donati e soprattutto Denny Bini. A me piacciono molto i rifermentati in bottiglia di altri tre altri produttori completamente diversi tra loro ma tutti comunque validi come Vittorio Graziano, Cinque Campi e Storchi.
Una domandina ad Angelo pero' non riesco a trattenerla. Noi clienti, quelli che compriamo i vini per gustarceli a tavola, quelli che ce li beviamo tutti i santi giorni a pranzo e a cena, capiamo benissimo. Ma quelli che di vino parlano e sparlano... non lo so. Se tu li avessi assaggiati secondo le regole delle degustazioni ufficiali, senza pani ne' salumi (eddài che non erano certo soltanto quelli...), come li avresti apprezzati? Allo stesso modo?
@Mario. Ormai da tempo ho preso a valutare il vino anche pensando al suo possibile utilizzo in tavola, per cui direi che, sì, la degustazione avrebbe dato, per mio conto, grosso modo gli stessi esiti. In ogni caso, se si vuol bere, oltre che assaggiare, è necessario anche il cibo, e questo rende assai più piacevole l'approccio col vino.
@Nic. Dispiaciuto di deluderti, ma Graziano non ci ha convinti, e infatti non ne parlo.
Angelo, intendi il Fontana dei Boschi 2010?
Esatto, Nic.
Capisco la tua perplessità sul 2010, ma continuo a preferirlo di gran lunga alle patinate, fragolose, caramellose, algide versioni charmat dei vari Chiarli, Cavicchioli ecc... Ma è chiaramente una posizione personale.
Nic, il parere si esprime sulle bottiglie effettivamente stappate, non sulla generica conoscenza del vino o su bottiglie diverse rispetto a quelle in degustazione. Le nostre non erano a posto, purtroppo: una riduzione davvero improponibile.
Ho in cantina il 2010 sia con sboccatura che col fondo. Mi pare che la prima versione sia più pulita al naso, ma forse è solo casualità. Io do fiducia a Vittorio e spero che continui ad avere la forza per proseguire nel suo percorso sicuramente più difficoltoso e peculiare di chi è in grado di produrre milioni di bottiglie standardizzate. Comunque è chiaro il senso della degustazione e ho apprezzato anche il resoconto di Michele. Molto interessante.
Purtroppo i Lambruschi soffrono piu' di altri vini (per via della rifermentazione) dell'ambiente d'imbottigliatura, di quello di stoccaggio, del tipo di tappatura, della temperatura a cui si effettua il trasporto. Ho visto cantine dov'e' prodotto bene, ma poi e' maltrattato da loro stessi ("per mancanza di spazio", dicevano, ma secondo me per mancanza di testa) o dal cliente frettoloso. In estate, per esempio, un produttore del Friuli (altra zona, ma questo non e' determinante) non ha voluto darmi il suo vino spumante da portare in Polonia. Gli altri vini me li ha dati, li abbiamo messi dentro l'auto dove c'era la climatizzazione, ma quello no. Ce l'ha spedito quand'erano passati i grandi caldi, a sue spese. La gente non se ne preoccupa, ma spesso penalizza i vini che compra anche per questo.