Il fascino sottile dell'Aligoté con le ostriche

8 dicembre 2012
[Angelo Peretti]
Dunque (non si comincia mai con "dunque", ma stavolta va così) la faccenda è andata in questa maniera: mi ha telefonato la Susy, dal Giardino delle Esperidi di Bardolino, mio refugium per l'aperitivo di fine settimana, e mi ha detto che aveva le ostriche. Accidenti, le ostriche: questo sì che si prospettava come un grande aperitivo. "Porto la bottiglia", ho detto, perché pensavo di avere in cantina ancora una bottiglia di un gran bel Muscadet che avevo comprato qualche mese prima. Invece niente: Muscadet finito. E allora? E allora ecco che vedo che in una delle ultime casse che ho preso in Francia c'è ancora una boccia d'un Aligoté della Borgogna. Sissignori, un Bourgogne Aligoté, quel vino bianco che da quelle parti usano in genere per metterci dentro il Cassis e farci il Kir. Ma questo qui era davvero un gran bell'Aligoté, e che con le ostriche doveva staci alla grande. Detto-fatto, prendo l'Aligoté e vado al Bardolino. Be', abbinamento stre-pi-to-so!
Ecco, devo averlo già detto qualche tempo fa: quand'è fatto bene, l'Aligoté è un bianco di quelli che ti ci coccoli. Attenti: vuole, pretende il cibo con sé, ma il cibo l'accompagna alla grande, e con le ostriche, credetemi, è spettacolare, proprio come i migliori Muscadet. In questo caso si trattava dell'Aligoté 2011 del Domaine de la Belouse, coup de coeur della guida Hachette, fatto da un vigneron independant (e quando vedo il marchietto dei vignaioli indipendenti francesi compro - quasi - sempre a botta sicura). Tra l'altro, un bel vino a prescindere anche dall'accostamento: buon fruttino bianco, notevole freschezza, eleganza. Buono.

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