Questi sono vini che aiutano la pace

17 dicembre 2012
[Angelo Peretti]
Si può fare solidarietà anche con una bottiglia di vino. Ha ragione Luciano Ferraro a scriverlo sul Corriere della Sera. Dice: "Anche scegliendo un vino per le feste di Natale si può compiere un gesto solidale. Puntando su cantine di associazioni o comunità. Oppure acquistando le bottiglie dei vignaioli che più si impegnano nella beneficenza". Chi volesse vedere i consigli di Ferraro può trovarli su Divini, il wineblog del Corriere. Quanto a me, vorre dare anch'io un'idea sul tema. Perché mi ha scritto Sante Bonomo.
Chi è Santa Bonomo? È il capo della Civielle, una piccola cooperativa vinicola della sponda bresciana del lago di Garda. Mi ha detto che - finalmente - sono arrivati in Italia i vini di Cremisan, la cantina dei salesiani, a Betlemme. Ne scrissi qualche tempo fa su InternetGourmet. Ed oggi, grazie a persone come Sante Bonomo, quella cantina è al centro di un progetto che supera le barriere sociali, politiche, religiose. O che almeno ci prova, ed è già moltissimo.
"Cremisan - mi scrive Sante - è una storica cantina vinicola fondata a Betlemme nel 1885 dai Salesiani, assieme ad altre due case, a cui invece sono annessi un forno e un frantoio. Per oltre un secolo Cremisan ha prodotto vino di qualità, lavorando assieme alla popolazione palestinese (cristiana e musulmana) locale. La qualità della produzione è però crollata sul finire degli anni '90, sia per le gravi difficoltà generate dalla situazione socio-politica (seconda intifada), sia perché l'enologo italiano della Cantina, il mitico signor Ermenegildo Lamon, al servizio presso Cremisan da oltre 50 anni (cioè da prima della fondazione dello Stato di Israele!), era oramai troppo anziano per occuparsene. Brescia è entrata in contatto con la Cantina nel 2003, in occasione di una iniziativa per la pace promossa dal progetto Homerus di Gargnano, che si occupa di insegnare la vela autonoma ai non vedenti. Un gruppo di ciechi e di tossicodipendenti arrivò in Terrasanta in barca a vela , dopo una lunga traversata partita dall'isola d'Elba, con l'intento di dimostrare che l'impossibile diventa possibile grazie all'impegno personale. In Israele il gruppo venne accolto dall'allora Ambasciatore italiano a Tel Aviv, Giulio Terzi di Sant'Agata, ora Ministro degli Esteri del Governo Monti; mentre in Palestina fu l'allora assistente del rettore dell'Università di Betlemme, Vera Baboun, ad accogliere la delegazione: oggi è appena stata eletta primo sindaco donna di Betlemme. Tra gli sponsor del progetto Homerus c'era Civielle, l'azienda vinicola di cui sono presidente. Rimanemmo tutti affascinati dalla cantina di Cremisan e allo stesso tempo venimmo presi dalla tristezza per lo stato di abbandono delle cose".
Così, Sante si impegnò per rovare una soluzione. In breve tempo si partì con un progetto per riqualificare la cantina. Il progetto coinvolse anche altre realtà italiane. "Due lavoratori palestinesi - continua Bonomo - vennero mandati a studiare alla scuola di enologia di San Michele all'Adige (si sono laureati da poco e sono rientrati in Terrasanta per mettersi al servizio della cantina); un giovane enologo bergamasco, Andrea Bonini, si offrì invece di andare a lavorare a Cremisan per alcuni anni; l'enologo di fama internazionale Riccardo Cotarella mise a disposizione della cantina le proprie competenze; numerose aziende vinicole, tra cui Civielle, offrirono il proprio supporto in vari modi. Il progetto venne sostenuto dal VIS-Servizio di Volontariato Salesiano, che in breve rese disponibile anche un agronomo. C'è voluta pazienza, ma i risultati non sono mancati!"
Ora dunque i vini sono in vendita anche in Italia: li importa e li distribuisce Civielle, senza scopo di lucro. "Quello che stiamo cercando di fare ora - mi aggiunge Sante - è di promuovere e vendere il prodotto, perché su di questo si basa la sostenibilità del progetto".
Chi fosse interessato, i vini li trova all'enoteca Garda e Vino, che la Civielle gestisce a Moniga del Garda (il telefono è 0365 503314). Ci trovate, i bianchi Dabouki e Hamdani-Jandali e il rosso Baladi, dai rispettivi vitigni, oltre, ovviaente, a un vino da messa fatto con uve di moscato d'Alessandria, emerald riesling, chardonnay.
Che dite? Che è un articolo sfaccaiatamente pubblicitario? Certo che lo è: pubblicità solidale. Ci si deve dare una mano per dare una mano agli altri, in questo mondo che pensa solo ai soldi.

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