[Angelo Peretti]
Il Domaine du Perron è una piccola realtà che fa vino nel Bugey. Adesso non tiriamocela troppo dicendo: "Ah, sì, il Bugey", ché non credo siano proprio tanti tanti quelli che conoscono 'sto territorio e i suoi vini, e anch'io credo sia la terza o quarta volta che bevo un vino del Bugey. Siamo in Francia. Per capirci, in tutto l'appellation, che mi pare sia nata solo nel 2009, fa 570 ettari, per una produzione totale di 26.500 ettolitri (i dati li leggo sulla guida Hachette) e quindi 3 milioni e mezzo di bottiglie potenziali, che non è pochissimo, ma non è neanche un'enormità. Il dipartimento è quello dell'Ain, che una volta apparteneva alla Savoia, se non sbaglio, e le vigne stanno sulle pendici più basse dei monti del Jura.
Detto questo, sì, son qui a parlare d'un rosso del Bugey che mi ha parecchio colpito. Un pinot noir di quelli che si definiscono "naturali". L'azienda, piccina picciò, è il Domaine du Perron, e sul sito internet si autopresenta così (la traduzione mi pare superflua): Le Domaine du Perron est un petit vignoble situé dans le Bugey (France), produisant des vins "naturels".
Il vino si chiama Les Etapes, annata 2010. Viene fatto in millecinquecento bottiglie e non è a denominazione di origine: è un generico "vin de France". Ma è davvero buono. A me lo consigliò una ristoratrice di Bourg-en-Bresse e lo comprai da lei (e mangiai anche un ottimo galletto di Bresse).
Allora. La degustazione incomincia con un rito che personalmente trovo sempre un po' fastidioso: togliere la ceralacca, che nel caso della mia bottiglia copre il tappo in abbondanza, davvero in abbondanza.
Poi verso il vino, e resto un po' basito: amaranto chiaro, ma torbidissimo. Mi permettete di dire che il vino mi è sembrato fangoso? Mica un bel biglietto da visita.
Poi però ecco che porto il bicchiere al naso e - accidenti! - è un mix di fruttini che avvince d'immediato. Succo di ciliegia, di mirtillo, di melagrana, di fragola. Succo, sì, succo. Eppoi tamarindo.
La bocca è fruttata e mantiene le promesse olfattive ed è anche agrumata: arancia rossa. Insomma: una succosissima bibita, che aggiunge al frutto anche la cannella. E ci sono sapidità e freschezza e si beve che è un piacere.
A voler essere pignoli, la sensazione è che ci sia un pelo di volatile (a dire il vero, un po' più di un pelo), ma a me non dà fastidio (e sì che son rognoso) e anzi esalta i frutti.
Il giorno dopo (un po' ne avevo lasciato) emerge la mandorla e un che floreale - fiori secchi - e un po' di noce e una vena affumicata ed è ancora più buono.
Vino rusticissimo, ma a suo modo attraente. Ma non ditemi che sostengo che è buono perché ho la mania del "naturale": per me è buono quel che mi piace, e basta, a prescindere da com'è fatto il vino.
Leggo sul sito che fa una dozzina di giorni di macerazione semi-carbonica e che poi si affina per un annetto in legni borgognoni.
Les Etapes 2010 Domaine du Perron
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

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