[Angelo Peretti]
Cavolo, era un secolo che non bevevo un vermouth. Poi, sono andato a fare un giro da Eataly, a Torino, e sugli scaffali, prima della rampetta che dal reparto vini porta ai ristoranti, ecco che ti vedo allineate le bottiglie dello Storico Vermouth di Torino della Cocchi, "ricetta originale", e mi viene la voglia insopprimibile di comprarlo, e dunque lo metto nel cestello e appena arrivo a casa lo stappo, e che buono che è, accidenti! Sulla controetichetta leggo che lo si fa con la ricetta originale centenaria di Giulio Cocchi (roba del 1891), che è a base di Moscato, con l'aggiunta di spezie ed erbe aromatiche, con la china in leggera sopraevidenza. E ci sono, dice sempre la retro, "vibranti note di cacao e arancio amaro", e insomma non so se siano proprio vibranti, ma quelle note ci sono davvero e, almeno per me, sono piacevolissime.
C'è mica qui intorno il bottone del "mi piace" come su Facebook?
Post scriptum: il segreto è andare ai mercatini delle cose vecchie, cercare i bicchierini piccoli piccoli, col gambo, che adoperavano le nonne, e sorseggiarlo dentro a uno di quelli (wow!).

Sempre della Cocchi, ho appena scoperto da poco l'altra loro bottiglia per aperitivi: l'Americano.
Beh, mia moglie ne è ormai dipendente e non siamo nemmeno in estate sotto il sole...
A questo punto tocca provare anche il Vermouth, tra l'altro i vecchi bicchierini della nonna ci sarebbero anche in una vecchia credenza...
E per i digestivi oppure per i cioccolatini, il Barolo Chinato Cocchi...
Grande vermouth, degno di questo nome!
Ho versato proprio ieri l'ultima lacrima della bottiglia presa al Salone del Gusto di quest'anno.
A Torino l'ho bevuto in un locale proprio nei bicchierini che citavi...