Da Felice: il cacio e pepe perfetto

30 marzo 2013
[Angelo Peretti]
Sono un fan del cacio e pepe. Arrivo al punto di dire che una gita a Roma vale la pena programmarla anche solo per andare a rimpinzarsi di tonnarelli cacio e pepe. Però c'è un però. Il però è che il cacio e pepe lo trovate quasi dappertutto, ma quello buono è roba da artisti, e certo non da mangifici da turisti. Sbagliare posto è facilissimo, e la delusione allora è totale: un cacio e pepe fatto male è una specie di poltiglia biancastra su degli spaghetti scotti. Invece il cacio e pepe fatto bene, be', è qualcosa di sublime: è la semplicità che si fa capolavoro, e scusate se è poco.
Il cacio e pepe perfetto potete mangiarlo - occhio: in porzioni piuttosto impegnative - alla trattoria da Felice, al Testaccio. Posto semplice, lindo e famosissimo, sempre affollato: prenotate per tempo, mi raccomando. E che sia celebre lo dimostra il fatto che al taxista in genere (qualche conducente new entry che ha appena rilevato la licenza c'è sempre) neanche occorre specificare la via: basta dire che andate da Felice al Testaccio.
La particolarità del cacio e pepe che fanno da Felice è che arrivano al tavolo col piatto dei tonnarelli con sopra un'abbondante, generosa porzione di pecorino romano, e poi il tutto ve lo mescolano davanti agli occhi, fino a far incorporare per bene il cacio nella pasta. Roba che si resta estasiati solo dal gesto e dai profumi che si sprigionano, e l'acquolina comincia a inondare la bocca ancora prima che si comincia a lavorar di forchetta.
Ovvio che c'è dell'altro di buono da Felice: io per esempio ho divorato delle sontuose costolette d'abbacchio fritte. Ma andar lì senza mangiare il cacio e pepe, be', sarebbe imperdonabile.
Ah, i vini: carta elegante, rilegata in volume. Ci si trovano buone etichette, anche del Lazio.
Costo, senza vino, sui 30-35 euro, com'è tipico delle trattorie romane.
Felice - Via Mastro Giorgio, 29 - Roma - tel. 06 5746800

0 commenti:

Posta un commento