I vip investono a Capriano

29 marzo 2013
[Angelo Peretti]
Tra le piccole aree vinicole ancora poco conosciute, ma che potrebbero avere delle buone chance da giocare, c'è quella di Capriano del Colle. Siamo su una montagnola alla periferia di Brescia. Un'altura isolata in mezzo alla pianura. Neanche te ne accorgi che c'è, coperta com'è alla vista da lunghe teorie di capannoni. Ma poi svolti ed ecco la campagna. Terra argillosa, sulla quale la vigna dà ottima uva, fino ad ora tuttavia poco espressa nei vini che se ne ricavano. Ci si coltivano, su quella gobba un po' maggiore d'una collina, soprattutto il trebbiano, e qui han piantato in tanti il trebbiano di Lugana, e poi il marzemino. Ci si possono fare, in teoria, un bel po' di vini, perché c'è sia una doc, quella di Capriano del Colle, appunto, che prevede sia il bianco che il rosso (sangiovese, marzemino  e un briciolo di barbera, secondo il disciplinare), e anche un'igt specifica, quella del Montenetto. Come ci possano essere tante norme e tante denominazioni per una zona così piccola e così poco vitata è uno dei tantissimi misteri immensamente vaghi della burocrazia enoica italiana. Però Capriano e il Monte Netto sono da qualche tempo al centro dell'interesse dei vip che vogliono fare i vigneron. Il che potrebbe esser positivo.
Sapevo che ci aveva preso vigna Andrea Pirlo, il formidabile giocatore di pallone. L'azienda, nel borgo di Coler, una frazione del comune di Flero, si chiama Pratum Coller. I vini non li ho mai tastati, per cui non posso esprimere giudizi, ovvio. Sul sito aziendale vedo che ne fanno quattro e che ci collabora o ci ha collaborato un agronomo bresciano che stimo: Marco Tonni. Prima o poi vedrò di trovar modo di assaggiare.
Qualche settimana fa ho poi ricevuto da Capriano una mail che diceva così: "Mi chiamo Alessia e sono, tra le altre cose, una giovane produttrice di vino. Da tempo lavoro ad un particolare progetto e finalmente mi sento pronta al giudizio di esperti, appassionati, professionisti del settore. Il mio vino nasce dallo studio del territorio, dalla ricerca sui vitigni autoctoni (in particolare il marzemino), da premurose cure in vigneto ed in cantina. Un vino rosso a tutti gli effetti, ma con una particolarità: è a bassa gradazione!" Mi si invitava anche in cantina, ma l'agenda di questi tempi è molto fitta, per cui ho rimandato ad altra data. E allora m'è arrivato un campione del vino da provare. L'azienda si chiama La Contessa. La bottiglia è da mezzo litro, il packaging è curatissimo e assolutamente accattivante. Ho approfondito. Alessia, la giovane produttrice, di "altre cose" ne ha davvero parecchie da fare: donna manager a tutti gli effetti, di cognome fa Berlusconi, è la figlia di Paolo, il fratello di Silvio Berlusconi, ed è il presidente della Pbf e consigliere di amministrazione della Società europea di Edizioni. Adesso fa pure vino. A Capriano. E per Capriano potrebbe essere una grossa opportunità: la zona, lo ripeto, ha le carte in regola per emergere. Per ora, dalle cantine della Contessa esce un rosso che si chiama 9.9 e fa poco più di 9 gradi di alcol, il minimo ammesso per legge perché un vino si chiami vino. Progetto interessante, in tempi in cui l'alcol è diventato un problema. Le prime 999 bottiglie della limited edition sono acquistabili on line: lo leggo sul sito aziendale. Il vino l'ho provato: magari ci vorrei un po' più di profondità, ma il frutto c'è. Mica facile, peraltro, conciliare carattere e poco alcol, soprattutto con un'uva come il marzemino del Bresciano, che possiede indole indomita. Il sito dice che per avere bassa alcolicità epperò esaltare il frutto si fanno tre vendemmie e tre vinificazioni separate. Idea da approfondire. Già, mi piacerebbe proprio approfondire.

1 commenti:

  • ambra tiraboschi says:
    31 marzo 2013 alle ore 00:09

    mah ! e del resto la storia la si legge sempre dopo

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