Denavolo, la spontaneità

12 aprile 2013
[Angelo Peretti]
Dice Slowine che sono "vini spontanei e selvatici" e che "possono spiazzare, ma senz'altro non lasciano indifferenti". Credo sia una descrizione fedele dei vini di Denavolo, azienda "naturale" di Travo, nel Piacentino. Li ho tastati a una rassegna ovviamente "naturalista" e un po' mi hanno spiazzato, l'ammetto. Ma non mi hanno lasciato indifferente, tant'è che mi piacerebbe poterli riprovare con calma, e magari con qualche anno di bottiglia sulle spalle, soprattutto il Dinavolo, che mi ha dato l'impressione di potersi giocar bene le proprie carte, dato che ha materia e complessità.
In azienda fanno solo bianchi. Le uve che adoperano sono la malvasia di Candia, l'ortrugo e la marsanne, che da quelle parti i contadini chiamano anche sampàn, per evocare la sua origine transalpina. Ma mica fanno i "normali" bianchetti semplici e frizzantini che in zona si bevono a merenda sui salumi. Nossignori. Rifuggendo dalle pratiche enologiche - dicono che la solforosa in genere non l'usano -, lasciano un po' fare al vino e alla stagione. Un po'.
Bene, ecco come li ho trovati, quei vini.
Catavela 2011 da vasca Denavolo
Il naso è tipicamente macerativo, come si usa fra molti dei "naturali" che fanno bianchi. La bocca è insieme fresca e tannica e asciuttissima. Bisognerebbe riprovarlo più avanti. Così com'è, è difficile da decifrare.
Per intanto un faccino e quasi due :-)
Dinavolino 2010 Denavolo
Viene dalla parte più bassa della vigna, mi hanno detto. Se l'annusassi e l'assaggiassi senza vedere il colore potrei dire che è un rosso. Ha naso vagamente ossidativo, ma anche officinale, e bocca salata e tannica. Strano.
Un faccino e quasi due :-)
Dinavolo 2010 Denavolo
Dalle vigne più in su nella collina. Ossidativo, porge profumi di frutta secca, fieno, e tante spezie. La bocca mi ricorda il tè verde. Leggera affumicatura. Tannico per la lunga macerazione della malvasia. Fresco. Buono, nel suo genere.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

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