[Angelo Peretti]
Mi veniva da sorridere, la settimana scorsa, quando scrivevo che tutt'e tre le nomination dell'Oscar del Vino nella categoria del miglior bianco italiano riguardano vini fatti, in toto o in parte con l'uve dello chardonnay. Mi veniva da sorridere mica per le nomination, che rispetto - ci mancherebbe -, ma perché m'è tornato alla mente un siparietto d'un paio d'anni fa.
Ero a un convegno - uno dei tanti - e si discuteva di vini con le bollicine (non dico spumanti, ché sennò Franco Ziliani s'arrabbia) e soprattutto di bolle che nascono da vini fatti col pinot nero. Ed a quel punto un tale in sala, d'accento squisitamente romagnolo, è sbottato lì dicendo che è una balla che col pinot nero si facciano grandi bolle, perché "anche i francesi il sampàn lo fanno con il siardonè".
Orca miseria, non riesco a togliermela dalla testa quella battuta col sampàn fatto col siardonè.
Pensare che a me piacciono soprattutto gli Champagne fatti col pinot meunier.

Ma notare nei candidati all'Oscar del Vino, nei rossi, due vini su tre sono a base cabernet...
Fortuna che almeno c'e l'Amarone 2003 di Quintarelli...
Max Perbellini