[Angelo Peretti]
Sul finire dell'anno passato, avevo dato notizia che finalmente qualche cosa sembrava muoversi sul fronte dell'astrusa, assurda, irrazionale, antistorica materia delle vendite a distanza del vino in Europa. Abbiamo voluto l'integrazione europea, abbiamo un'unica moneta, abbiamo versato sudore e sangue per questo, e ci troviamo con una serie di pastoie burocratiche che, di fatto, impediscono la vendita on line del vino tra paesi europei o la spedizione di vini a privati da un paese ad un altro. Pazzesco. Ma la Cevi, la Confederazione europea dei vignaioli indipendenti, cui aderisce anche la Fivi, la Federazione italiana, in novembre aveva sollevato la questione. E ora pare che si faccia un altro piccolo passo in avanti, perché - lo leggo in un comunicato stampa diffuso proprio dalla Fivi - "in questi giorni Astrid Lulling, europarlamentare lussemburghese, presidente dell'intergruppo vino del parlamento europeo, ha depositato un'interrogazione scritta sulle barriere esistenti all'interno del mercato unico europeo per la vendita di vino fra paesi diversi. In contemporanea un'altra interrogazione sul medesimo argomento è stata avanzata dall’italiano Giancarlo Scottà". Bene.
Le due interrogazioni contengono vari quesiti cui la Commissione europea è invitata a dare risposte. Per esempio: "La Commissione intende intraprendere misure che permettano alle piccole e medie imprese vitivinicole di partecipare attivamente al mercato interno europeo attraverso una semplificazione amministrativa?" Oppure: "Quali sono i motivi che impediscono di assimilare l'acquisto da parte dei privati alle vendite a distanza nei limiti dei quantitativi previsti dalla Direttiva 2008/118/CE (90 litri per vini tranquilli e 60 litri per gli spumanti)?" Ancora: "I fondi destinati allo sviluppo rurale, e in particolare alla promozione dell'enoturismo, non sarebbero più efficaci se si permettesse ai viticoltori di intrattenere relazioni commerciali con i turisti anche a distanza?"
Di fatto, dico io, è inutile ed anche irritante che istituzioni e politici ed esperti continuino a blaterare di disintermediazione delle vendite di vino e di rilancio dell'imprenditoria agricola se poi le normative europee hanno un'impostazione di stampo tra medievale. "Nel settore vino - dice la Fivi - la vendita diretta rappresenta una percentuale considerevole del totale degli scambi commerciali. In Italia, ad esempio, ben oltre il 30% dei consumatori preferisce acquistare direttamente dai produttori. Le piccole realtà produttive rappresentano spesso un'attrattiva turistica e lo sviluppo del settore enoturistico può rappresentare una soluzione alla crisi attuale per diverse realtà. Quando però un privato vuole acquistare a distanza piccole quantità di vino, da un produttore di un altro stato membro, deve passare attraverso un rappresentante fiscale che paghi le accise e il prezzo della bottiglia aumenta. Queste barriere, di fatto, impediscono alle piccole e medie imprese di beneficiare del mercato comune e colpiscono al tempo stesso il consumatore". Esatto, le cose stanno proprio così. È ora che si cambi registro, decisamente.

0 commenti:
Posta un commento