[Angelo Peretti]
Sono passati esattamente quattro anni dacché coniai il termine "vinino". Per definire i vini semplici ma per nulla banali che appartengono alla grande tradizione dei territori. Subito fu boom, e se ne parlò molto in rete. Poi, ovviamente, l'attenzione si affievolì, ma ogni tanto il "mio" vinino torna a far capolino qui e là. Per esempio, di recente l'ha ripreso Luciano Pignataro sul suo wine blog, straletto. Bevendo il Duca San Felice del 2005, il Cirò Rosso di Librandi, per significarne l'intatta beva e la freschezza del frutto ha scritto che "sembra quasi un vinino come li definisce l’amico Angelo Peretti". Be', ringrazio Luciano della citazione: mi fa piacere che in qualche modo il vinino resti una sorta di benchmark, di riferimento. Tuttavia credo sia arrivato il momento per una riflessione. Che parta da un interrogativo. Questo: sui mercati mondiali del vino c'è spazio per il vinino? Intendo: c'è posto per dei vini che non abbiano come caratteristica la struttura, la sovraesposizione del frutto, la morbidezza, la tannicità vellutata?
Quando dico "mercati" non mi riferisco allo sparuto manipolo dei super appassionati, che pure peraltro, nonostante una netta apertura mentale data dall'esperienza, faticano - ammettiamolo - ad avvicinarsi ai vini gioviali che chiamano la convivialità e il cibo. Penso al bevitore occasionale. In Italia, in Germania, in Scandinavia, in America, in Giappone, in Cina, in Canada, in Russia. Davvero possiamo portar loro vini che fanno della leggerezza e dell'eleganza la chiave del loro stile?
Temo che la risposta sia duplice, ma vada nella stessa direzione. No, se vogliamo che quei vini li paghino decorosamente, perché come il valore di certi quadri si misura in centimetri, così il vino si prezza per muscolosità. Sì, se abbattiamo i listini. E questo sarebbe - e temo che sia - il requiem del vinino.

Domanda - da ignorante, non conosco i mercati internazionali -: ha senso quel no così categorico se si considera che uno dei prodotti più venduti all'estero mi risulta essere quel Prosecco a prezzi abbastanza popolari che, in diversi casi, secondo me può meritare pienamente il titolo di 'vinino'? Anche perché mi viene da pensare: non è che i 'vinoni' costino due lire (euro, pardon).
No, Luca, il Prosecco non può esere considerato un "vinino": è un vino con le bollicine, altrimenti detto spumante, e dunque appartiene ad una categoria a sé, non confrontabile con altre. Niente vinini se hanno le bolle: per vinino intendo un vino (fermo) semplice, ma non banale, che giochi le proprie carte sulla territorialità e sull'eleganza.
Angelo, la definizione di vinino è tua, per carità, però non capisco perchè escludere a priori i rifermentati in bottiglia del centro nord che spesso del territorio e della tradizione sono bandiera, oltre ad essere semplici, economici, conviviali e mai banali.
@Nic, perché, ripeto, i vini con le bolle costituiscono una categoria a sé stante. Confondere le diverse categorie non aiuta nessuno.
Vinino, ah quanti bei ricordi.
@Angelo Prendo nota circa le bolle (a proposito, conosco da anni la definizione 'vinino', e mi spiace che non aggiorni più l'altro sito...). Però ti domando: a tuo avviso la differenza di prezzo tra 'vinino' e 'vinone' non è già oggi sufficiente per andare a battagliare all'estero?Giusto per parlare di cifre, ho qui dalle mie parti un'azienda che produce un ottimo vinino intorno ai 7 euro e un ottimo vinone che va intorno ai 16 euro, prezzi da cantina...
Angelo, nei miei commenti continuo a usare (per grazia concessa) il termine vinino, che mi piacerebbe fosse ripreso ed esteso. Almeno per definire una categoria. Sul tema del post, è vero, si ha l'impressione che il vino venga venduto un tanto al chilo. Che i vini cari siano solo quelli che esibiscono muscoli e concentrazione. Sarà difficile schiodare il consumatore da questo falso sillogismo, ma ci dobbiamo provare, produttori in prima linea (se arrivano a capirlo, cosa non evidente). Gli è che c'è ancora tanta ignoranza in giro, ed è più facile spiegare un vino alcolico e scuro come la pece, piuttosto che un vino tutto eleganza e freschezza.
Mario Plazio
http://www.ilcircolodelladegustazione.blogspot.it/2013/11/la-teoria-del-vinino.html