Pensare allo Sfursat 5 Stelle, in tre annate

5 dicembre 2013
[Angelo Peretti]
Non è facile, quando si ha a che fare con i rossi da appassimento. Intendo vini, non passiti. Tipo l'Amarone. O lo Sfursat. Non è facile perché hai l'alcol e l'opulenza del frutto surmaturo che tendono a prendere il sopravvento, e dunque devi concentrarti su altri aspetti, e sono la freschezza, essenziale, e anche la finezza, che va però interpretata, come concetto, alla luce di quella diversità d'interpretazione che è tipica, appunto, dei rossi tratti da uve appassite. Insomma, devi trovare un equilibrio che corre lungo la lama del rasoio. Una sfida.
Ecco, fare vini da appassimento è sfidante, e ancora di più - permettetemelo - se lo fai in territori di viticoltura estrema, come è la Valtellina. Lì c'è un uomo, Casimiro Maule, che ha reinventato una tradizione, e l'ha portata a notorietà nazionale e internazionale. Lui è il direttore ed enologo della Nino Negri, che fa parte della galassia del Gruppo Italiano Vini. E fa lo Sfursat 5 Stelle. Rosso celebre e discusso, come fanno discutere sempre i vini che hanno personalità.
Ho avuto la possibilità di mettere nel bicchiere una mini verticale di questo strapremiato Sfursat valtellinese, fatto con l'uva chiavennasca, come chiamano il nebbiolo da quelle parti. Tre annate, dal 2004 al 2006. Tre vini che mi hanno costretto a riflettere, a concentrarmi. Ecco, è quel che dicevo qui sopra: questione di personalità, e qui ce n'è.
Sfursat 5 Stelle 2006 Nino Negri
Terra bagnata, china, tamarindo, noci. Escono man mano, lentissimi, e accompagnano un frutto che gioca a rimpiattino. Il vino chiede pazienza, occorre aspettarlo nel calice, ti sembra quasi una sfinge. E finisce che ti dispiace averlo aperto, perché comprendi che è troppo presto, che l'attesa non è solo quella che ti richiede ora, mentre lo annusi e lo tasti e aspetti che evolva. Percepisci, intendo, che dovresti averne altre bottiglie in cantina, e aprirle magari fra cinque o dieci anni, ché è un rosso che promette tanto.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Sfursat 5 Stelle 2005 Nino Negri
Confesso, non l'ho capito. Da dove nasce tutto quel calore? Quella morbidezza così - come dire - sfrontata? Frutta appassita, fruttini sotto spirito, amarene, composta di bacche rosse. Oh, sì, frutto ce n'è tanto, ed è frutto davvero stramaturo, e chi ama l'opulenza ci va a nozze. Ma io vado in crisi, quando nel calice ho vini di questo genere. Mi distrae, quella rotondità marcata.
Due faccini :-) :-)
Sfursat 5 Stelle 2004 Nino Negri
Ecco, questo è uno di quei vini che lasciano il segno. Quando dico che si può conciliare l'appassimento con l'eleganza, la complessità con la finezza, la ricchezza con la snellezza, be', penso a vini come questo. Spezie, terra, fiori appassiti, frutto: c'è un mondo di aromi che si raccoglie dentro al calice. Ma soprattutto c'è straordinario equilibrio. E scatto nervoso. E sale. Ed ha una bella vita ancora davanti a sé. Grande vino.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

2 commenti:

  • Nic Marsèl says:
    5 dicembre 2013 alle ore 13:57

    Ho appena bevuto con grandissimo piacere lo sforzato 1996 (non il 5stelle ma il "base"... diciamo così). Mi avevano riferito di un'annata così così in Valtellina, a me è piaciuto un sacco: complesso ma senza alcuna traccia di pesantezze dovute a surmaturazioni o eccessiva concentrazione. Eppure erano gli anni novanta.

  • Angelo Peretti says:
    5 dicembre 2013 alle ore 20:25

    Nic, il '96 è stata tipicamente quelal che io chiamo "un'annata acida" (qualcuno può dire "fresca", e dunque capace di offrire vini di grandissima longevità. Venne a suo tempo sottovalutata. Io ho comprato parecchio a prezzi molto buoni (bianchi e rossi). Credo di aver fatto bene.

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