Meglio un vino serio convenzionale che un bio paraculo

28 aprile 2012
[Angelo Peretti]
La notizia non è nuova, è uscita ormai da più d'un paio di mesi, ma tanto fa: sapete dunque che l'Unione europea ha varato un nuovo regolamento sul vino biologico. Insomma, non sul vino "ottenuto da uve da agricoltura biologica", ma proprio "vino biologico", scritto così in etichetta. Come spesso accade, la norma europea - che ci ha messo un bel po' ad uscire - ha dovuto mediare fra le istanze di molti. Ma mi pare che stavolta ne sia venuto fuori un pastrocchio, e dunque nel vino bio è permesso metterci tanta di quella roba che ti viene da scrollare la testa a pensare che quello sarebbe il bio. Ma siccome ci si è già dilungati a parlarne on line, mi rimetto a quanto altri hanno già scritto, e suggerisco magari la lettura del pezzo che Carlo Macchi ha pubblicato su Winesurf.
Detto questo, perché ci ritorno su? Perché mi piace - sì, "mi piace" - rilanciare qui, per i miei lettori che non l'avessero notato, il dialogo fulminante fra due frequentatori della pagina Facebook della rivista Enogea, a proposito proprio della questione del regolamento sul vino bio.
Primo frequentatore: "Da consumatore non ci capisco nulla... ma dove sta la differenza con il vino non biologico?"
Secondo frequentatore: "Forse potrebbe stare nel fatto che se trovi un 'convenzionale' fatto da vigneron intelligenti potrebbe essere più buono, più sano e costare meno di un bio paraculo".
Ecco, tra i tasti di Facebook c'è anche il "mi piace", e io l'ho cliccato. C'è anche, su Facebook, la possibilità di condividere una notizia: be', io la condivido qui. Urca se la condivido: meglio il vino convenzionale d'un vigneron intelligente che un bio paraculo. Sissignori.

4 commenti:

  • Maurizio Onorato says:
    29 aprile 2012 alle ore 18:28

    In molti casi ho scoperto solo dopo anni che vini bevuti e consigliati con convinzione potevano anche fregiarsi della qualifica di "biologico": chapeau perché dimostrano col linguaggio dei fatti (il più efficace) che il rispetto del terroir e delle sue vocazioni consentono di tenere Frankenstein lontano dalla vigna. Quando però la prima cosa che mi urlano in faccia è "biologico" finisco per scoprire che il sottotesto è: "è vero è banale, è sfigato, non sa di niente, non ha né profumi, né struttura, né niente di niente … però non ti avvelena". Ci mancherebbe altro! Non è meglio l'acqua, allora?
    Non parliamo poi di quelli che da anni da pubblcista definisco nei miei articoli "i furbetti del poderino" … piatto ricco mi ci ficco e poi gratta gratta scopri spesso che poi tanto in regola, nemmeno col "bio paraculo", non sono (vedi il recente scandalo ortofrutticolo veronese).

  • Angelo Peretti says:
    29 aprile 2012 alle ore 18:46

    Be', Maurizio, di furbetti del poderino ce ne sono in giro: la moda fa schèi, e i schèi attirano i furbi. Come la merda attira le mosche.

  • carlo sitzia says:
    1 maggio 2012 alle ore 06:33

    Basterebbe che i produttori fornissero ai clienti le ANALISI CHIMICHE COMPLETE DEL VINO CHE VENDONO ...si vedrebbe quanta solforosa, quanto rame metallo ( cancerogeno )contiene il vino. Se poi il vino E' BUONO,FRUTTATO,SETOSO,RICCO,VERO E LASCIA UN BUON RICORDO....il gioco è fatto ...altro che convenzionale. Ciao. Carlo, contadino critico che ci mette la faccia nelle sue bottiglie bio naturali.

  • Angelo Peretti says:
    1 maggio 2012 alle ore 07:46

    Non credo proprio che l'analisi chimica darebbe un quadro realistico: sarebbe una fotografia, un'istantanea del momento in cui è stata eseguita, e dunque risulterebbe inevitabilmente falsa nel momento in cui il vino venisse bevuto, soprattutto se oggetto di invecchiamento. E comunque anche ammettendo che si tenga per buona l'istantanea al momento dell'imbottigliamento, occorrerebbe che venisse eseguita e certificata l'analisi chimica al momento di ciascun singolo imbottigliamento, e c'è chi di imbottigliamenti ne fa decine durante l'anno. C'è anche chi imbottiglia tutti i giorni. Oppure facciamo come con l'acqua minerale, sulle cui etichette trovi l'analisi chimica di un campione prelevato tre o quattro anni prima?
    No, non mi pare una buona soluzione.

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