Sissignori, di Amarone se ne può fare ancora tanto

18 aprile 2012
[Angelo Peretti]
Interessante convegno stamattina a Verona sulla certificazione del vino. Lo organizzava Siquria, l'ente certificatore che riunisce le denominazioni veronesi e vicentine. Spero di aver modo nei giorni prossimi di darne maggiore contezza. Una cosa però mi è balzata all'occhio con immediatezza: se gli amaronisti vogliono, di Amarone possono produrne ancora parecchio di più di quanto già fanno.
L'Amarone si fa mettendo a riposo, come si usa dire, una parte delle uve dei vigneti del territorio della Valpolicella. La percentuale di uve che si possono porre in appassimento è del 50%. Nella zona Classica, quella storica, l'indice è quasi prossimo alla saturazione: siamo intorno al 45%. Nella zona che si usa definire "allargata", quella più ad est, che arriva a toccare il territorio del Soave, la percentuale delle uve che passano in fruttaio è di poco sopra al 30%, e gli investimenti degli ultimi anni, in fatto di vigneti, sono stati soprattutto lì. Ergo: c'è ancora un sacco di spazio teorico per la crescita ulterioredei numeri dell'Amarone.
La domanda è: davvero si vorrà far crescere ancora l'Amarone? La seconda domanda è: c'è ancora spazio sul mercato per un'ulteriore eventuale crescita dell'Amarone?
Risposte è, allo stato attuale, quasi impossibile darne. Sul mercato dell'Amarone sta lavorando col proprio staff il professor Pomarici dell'Università Federico II di Napoli, su incarico del Consorzio di tutela valpolicellese. Forse lì si potrà trovare una qualche risposta. Ma in linea teorica, solo teorica, ci sarebbe ancora spazio per far crescere la produzione.

2 commenti:

  • Anonimo says:
    29 aprile 2012 alle ore 18:59

    Ciao Angelo
    La storia dell’Amarone negli ultimi anni la conosciamo tutti.
    Grande espansione di Amarone cheap con uso indiscriminato di macchine x il controllo dell’umidita’ che, inventate x migliorare la qualita’, hanno consentito alle uve di pianura di concorrere a produrre questo grande vino.
    La cernita e’ sempre stata al 70% , poi con una decisione del consiglio del consorzio e’ stata portata al 50.
    Allora, parliamo di 5 anni fa ( anni luce)la zona classica metteva a riposo mediamente il 50% ( tutto o quasi in collina) e la zona allargata il 20% (tutto o quasi in collina).
    In quell’occasione le cantine sociali si impegnarono a non aumentare la cernita .
    Impegno prontamente disatteso e adesso si stanno preparando a ridurre, paladini della qualita’, la cernita dal 50 al 40% indifferentemente in collina come in pianura per controllare la produzione.
    Come famiglie dell’Amarone abbiamo chiesto un tavolo con la Presidenza del Consorzio ed uno dei temi e’ riportare l’Amarone in collina facendo cernite differenziate secondo la vocazionalita’ dei vigneti...
    Non e’ piu’ tempo di separazione tra Classica ed allargata, ma tra vigneti piu’ e meno vocati tra vigneti in cui i costi sono elevatissimi e cui il pregio dell’uva messa a riposo da un reddito adeguato e vigneti in cui i costi sono contenuti e la qualita’ inferiore.
    A presto
    Stefano Cesari

  • Anonimo says:
    30 aprile 2012 alle ore 10:40

    Difficile fare la sintesi della situazione dell'Amarone in poche righe. Stefano mi pare sia riuscito a dare una buona idea di quanto sta avvenendo. Difficile anche fare cambiare idea ai produttori quando tutto procede come una locomotiva. Sono e rimango però perplesso per l'aumento vertiginoso della produzione. Chi si filerà tutto questo Amarone nei prossimi anni? E come possiamo chiamare allo stesso modo un vino di pianura e uno di collina, dai costi e dai contenuti organolettici completamente diversi? In verità servirebbe una piramide qualitativa alla francese, con i "villages", e i premier e grand cru, così almeno il consumatore inizierebbe a capirci qualcosa. Ma, ne sono purtroppo certo, questa è una pura utopia, non accadrà mai perchè troppi sono gli interessi in ballo.
    Mario Plazio

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