[Angelo Peretti]
La mostra mercato che i Vignaioli del Trentino hanno organizzato, autonomamente, quest'ultimo fine settimana a TrentoFiere è stata un successone. Avevo detto a Nicola Balter, il presidente dei Vignaioli, che secondo me passavano le mille presenze: sono stato facile profeta. I presupposti c'erano tutti. Location in centro città, parcheggio interno, possibilità di assaggiare ma anche di comprare, buona distribuzione degli spazi interni, ma soprattutto la possibilità di incontrare i protagonisti del vino delle diverse anime territoriali delle vallate e delle montagne trentine. Mica facile avere occasioni per una visione d'assieme come questa. Con, in più, qualche ospite di rilievo che veniva da fuori provincia, come il valdostano Costantino Charrère, patron de Les Crêtes, una delle più belle realtà del vino di montagna (era lì con alcuni dei suoi vini), nonché presidente nazionale della Fivi, la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti, cui anche i Vignaioli del Trentino aderiscono.
Con Charrère ho potuto fare due chiacchiere, e l'ho trovato centratissimo sugli obiettivi della Fivi: senza troppi clamori, senza strepito di grancassa, sta portando la voce dei piccoli produttori di vino all'attenzione delle istituzioni, in Italia e in Europa. Prima che ci fosse la Fivi non succedeva, e questo basta e avanza per apprezzarne la presenza. Gli ho detto che magari, se comunicassero un po' meglio e un po' di più... Ma lui, da montanaro che sa come si cammina in quota, mi ha replicato che si fa un passo alla volta, con le gambe che si hanno, ed è risposta saggia.
Mi son permesso di dirgli anche, a Costantino, che quel che ho visto a Trento è la Fivi che vorrei. I vignaioli che si impegnano, insieme, per incontrare il loro pubblico, per presentare le loro identità, per mettere in luce l'anima dei loro vini e l'essenza del loro lavoro e la splendida unicità dei loro territori. Tutti "per". Senza essere "contro" nessuno. Se qualcuno si aspettava che alla loro mostra i Vignaioli di Nicola Balter alzassero barriere e steccati, be', è rimasto deluso: non era e non poteva essere questo il loro obiettivo. Così come non può e non deve essere questo - mi permetto di osservare - l'obiettivo della Fivi: non ho dubbi che Charrère la pensi così, ma non sempre e non ovunque invece è così in giro per l'Italia, e questo mi dispiace, e invito - per quel che conta il mio invito - chi ritiene che il "contro" sia meglio del "per" a fare una riflessione. Secondo me è meglio essere semplicemente "per". Come hanno fatto i trentini. Bravi.

Potete raccontarla come volete...
Non credo che ci sia qualcuno che sia rimasto deluso, mi sembra una considerazione infantile...
Qui c'è da fare fronte comune soltanto contro un sistema che ci munge come vacche grasse. Le lotte intestine lasciamole per tempi migliori
Esatto: le lotte intestine non servono. Il succo del discorso è questo. E dunque non si tratta di far fronte comune "contro" un sistema, ma di lavorare "per" i vignaioli. Un cambiamento di prospettiva non di poco conto.
Vedi l'errore è quel "per i vignaioli" qui bisogna lottare per tutti anche per coloro che producono mele, piccoli frutti, allevatori, ecc...
Hai letto gli ultimi mensili dei sindacati agricoli?
Fanno schifo, non hanno un editoriale che indichi un programma una linea da seguire, niente, non sanno indicare un obiettivo, ti sembra normale? In una terra che si fa vanto dell'Autonomia? Certo non disdegnano i sindacati di occupare poltrone, quello no! E se tu parli con agricoltori, contadini, quello che vuoi, sono tutti rassegnati a questo modo di fare che quasi quasi lo avallano, senza capire che ci costerà molto in tema di burocrazia tasse ecc... Dobbiamo unirci sì ma per abbattere questo sistema altrimenti l'agricoltura perderà per sempre.
Guardo la realtà trentina da osservatore esterno. In effetti, quel che mi pare che manchi, e l'ho scritto, è una visione strategica. Le ragioni non le conosco: non me ne sono mai occupato a fondo. Ma da uomo che si occupa di pianificazione strategica, penso si debba operare "per", cominciando magari là dove ci sono le migliori chance, ossia il vino, che può avere grande visibilità ed essere quindi da traino agli altri comparti dell'agroalimentare.
Credo molto - l'ho detto ad un convegno al Vinitaly, facendo sorridere qualcuno - che questo sia il momento delle strategie che nascono dalle filiere e per le filiere. Non credo alle mega "cabine di regia", credo ai progetti sostenibili. Anche ai piccoli progetti, che possono diventare dei punti di riferimento, purché si elaborino con una chiara visione strategica, si mettano sulla carta cercandone la condivisione e poi si concretizzino tenendo una linea di forte, totale coerenza interna.
Quanto alla rassegnazione, questa è sempre stata il grande problema del mondo contadino. Che rassegnandosi, lascia fare. Può essere un limite, se si lascia fare a chi non ha strategie. Può essere anche un vantaggio, se a fare è chi ha delle strategie, sulle quali cerca condivisione nella filiera.
Grazie del tempo che le ho "rubato" e cordiali saluti.
Macché rubato, sono io che ringrazio: queste rifessioni mi sono preziose, per cercare di capire che cosa succede nel mondo là fuori. Avanti!
Mi fa piacere il suo articolo. Io sono stato ieri ed ho avuto le sue stesse impressioni. Il Trentino viene spesso accusato di non saperci fare senza gli aiuti pubblici, e talvolta questo è vero, ma in questa occasione invece è andata diversamente. E' un bene, ed anch'io voglio sottolineare che è stata una manifestazione per qualcosa e non contro qualcosa.
Cordialità.
Grazie. E rimando al suo bellissimo post dedicato alla mostra: http://osservatoriodelvino.wordpress.com/2012/04/22/mostra-mercato-degli-artigiani-del-vino/
Ciao Angelo, da esterno devo dire che è stata veramenteun bella manifestazione , organizzata bene , ragazzi giovani attenti , insomma un bel pubblico.Bella Festa! Tutte le volte che mi chiederanno di aderire io ci sarò a fianco degli amici trentini.Ciao Gian Paolo Podere il Saliceto
Bene Paolo!