[Angelo Peretti]
Gli assaggi comparati di diverse annate dello stesso vino sono utili. Gli addetti ai lavori le chiamano verticali. In realtà, quella che ho potuto fare io è una mini-verticale: due sole annate, ché l'azienda è giovane e di quest'etichetta solo queste due uscite sono avvenute, epperò sufficienti a farmi capire che l'impostazione è stata cambiata, e quella nuova la preferisco di gran lunga. Sto parlando del Chianti Classico Riserva del Castello di Radda, cantina toscana acquisita nel 2003 nel patrimonio delle Agricole Gussalli Beretta (la famiglia è quella famosa per le armerie, in Val Trompia), che hanno anche Lo Sparviere, maison franciacortina, e un'altra cantina in Abruzzo. Ho potuto mettere nel bicchiere il 2007 e il 2009 (il 2008 non è stato prodotto) e la differenza è netta e sostanziale, in termini di approccio al territorio e al vino.
Ordunque, vediamoli.
Il Castello di Radda Riserva 2007 fu tribicchierato dalla guida del Gambero Rosso, edizione 2011, e non me ne stupisco. Fossi un americano me ne innamorerei. Denso, polposo di frutto, tannino setoso e rovere ben delineato. Perfetto nella matrice enologica. Ecco, il problema è che non sono un americano, e dunque non mi fa innamorare. Gli riconosco tutta la perfezione che ha, ma per uno come me quella perfezione rischia d'essere eccessiva, anche se va benissimo al mercato e alle guide.
Il castello di Radda Riserva 2009, da poco uscito, viaggia in tutt'altra direzione. Primo: s'avverte, netto, il sangiovese, e non è cosa di poco conto. Poi, il tannino è più graffiante, ma contribuisce a mettere in luce il lato rustico del vitigno, e per me è importante. Il frutto s'intreccia con vene officinali e terrose e floreali (fiori essiccati), e questo rincorrersi mi piace. Ma, soprattutto, mi piace la beva che ha, nonostante i quoi quattordici gradi e mezzo (dichiarati) di alcol. Lo trovo irresistibile.
Ovvio, non che il 2007 non dia appagamento a chi ama la modernità internazionale del vino, ma mi par chiaro che se potessi berne un'altra bottiglia e mi facessero scegliere, andrei senza esitazione sul 2009. Mi piace proprio quella sua matrice austera, che mi fa pensare al Chianti autentico, ma anche, perché no, alle Langhe baroliste, insomma, all'aristocrazia dei rossi italiani.

Di questa azienda ho recentemente assaggiato la versione "base" Chianti Classico Docg 2008 ed in effetti è stata una gran bella sorpresa riscoprire le sensazioni austere della grande tradizione dei vini rossi italiani.Veramente un ottimo prodotto.
Giovanni Palazzi.