Polemica Assoenologi-Ais: ecco come la pensa la senatrice Bianconi

16 maggio 2012
[Angelo Peretti]
Della querelle Assoenologi-Ais sulla gestione dei concorsi vinicoli s'è dibattuto parecchio in questi giorni. Ma ora ecco che parla la senatrice Laura Bianconi, colei cioè che ha presentato la proposta di emendamento al disegno di legge sulla semplificazione "con lo scopo - secondo il j'accuse formulato dal presidente di Assoenologi, Giancarlo Prevarin - di far monopolizzare all'Ais la gestione di tutti i concorsi enologici italiani", il che avrebbe significato - aggiungo - toglierla dalla sfera di competenza dell'Associazione degli enologi e degli enotecnici italiani, che attualmente ne ha di fatto l'esclusiva, consegnandola all'Associazione sommelier. Mi sono rivolto alla senatrice, vicecapogruppo del Pdl al Senato, via email e lei mi ha cortesemente risposto.
"È vero - mi ha scritto la senatrice Bianconi -, ho presentato un emendamento certamente non per favorire nessuno, ma per mettere l'attenzione sul fatto che i controllati non possono essere anche controllori. Ritengo che una corretta procedura sia indispensabile per coloro che sono impegnati a fare formazioni e concorsi. Sono certa che questo dibattito non si sia  concluso con la bocciatura dell'emendamento, che ripresenterò, ma sarò  ben lieta di ascoltare tutte le altre proposte che spero vadano sempre di più nell'ottica di una sana regolamentazione".
La posizione della senatrice Bianconi è dunque chiara: il suo obiettivo è quello di fare in modo che i controllati - ossia chi fa il vino, e cioè gli enologi - non possano essere anche i controllori - ossia chi giudica i vini che essi stessi hanno realizzato. Una posizione molto simile a quella di alcuni fra coloro che in questi giorni hanno commentato la vicenda. Ne cito uno su tutti, ed è Daniele Cernilli, che sul suo Doctor Wine scrive così: "Gli enologi, che sono coloro che fanno il vino, a mio avviso non dovrebbero essere anche quelli che lo giudicano. Il principio di terzietà, che regola ogni forma di giudizio in ogni campo, non mi sembra che venga rispettato in un caso del genere e questo dovrebbe far capire che qui non si parla tanto di lotte lobbistiche all’interno del mondo del vino, ma dei principi del diritto. Considerando poi che le commissioni dei concorsi locali sono formate in prevalenza da enologi della stessa zona, si arriva al paradosso che chi fa i vini che concorrono poi se li giudica anche".
Ora, insisto: ho già detto che - se mai volessero - sono disponibile a pagarla io una buona bottiglia se Prevarin, presidente degli enologi, e Antonello Maietta, capo dell'Associazione italiana sommelier, se la sentono di sedersi a un tavolo per confrontarsi sulla questione. Ovviamente un calice è pronto anche per la senatrice Bianconi.

12 commenti:

  • Filippo Ronco says:
    16 maggio 2012 alle ore 11:51

    E quindi tutto bene, madama la marchesa?
    La risposta della senatrice mi ha stimolato un post questa mattina su Vinix con tre domande:
    http://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=6244

    Io ormai sono persona sgradita all'AIS perché ho osato criticare più volte comportamenti e vicende che a mio avviso screditano l'ais stessa, soprattutto se certi atteggiamenti sono perpetrati nel tempo. Sto anche subendo direttamente le conseguenze, solo perché esercito un libero diritto di cronaca e critica nel rispetto dei principi di veridicità, di continenza e di interesse pubblico. In questo paese bisognerebbe sempre tacere per non turbare lo status quo perché tutto resti sempre uguale a sé stesso perchè se tu non fai male a me io non faccio male a te ma non è così secondo me che si costruisce un futuro degno di essere vissuto.

    Fil.

  • Remo Pàntano says:
    16 maggio 2012 alle ore 13:08

    ...i principii della Senatrice e del Cernilli, possono essere condivisibili, anzi, ribadisco il concetto, postato in altri miei interventi, che allora anche il semplice consumatore avrebbe diritto di partecipare in qualità di giudicante e dire la sua!
    Ma alla fine perchè solo l'AIS e non altre associazioni? E l'ONAV che ci sta a fare, anzi potrebbe essere ancora più super-partes, forse?
    Vogliamo una volta per tutte stabilire chi è il sommelier chi lo forma e cosa fa di mestiere!
    Un caro saluto.
    Remo Pàntano

  • Angelo Peretti says:
    16 maggio 2012 alle ore 23:48

    @Fil. Mi dispiace per la situazione che descrivi. Informare è un dovere per chi sente pulsare dentro le vene l'idea di libertà. A volte dialogare consente tuttavia di rintracciare soluzioni impensate. Senza tradire se stessi e le idee in cui si crede. Pensiero di un vecchio cinquantatreenne verso mezzanotte.

  • Angelo Peretti says:
    16 maggio 2012 alle ore 23:49

    @Remo. Riflessioni molto, molto interessanti le tue. Credo varrò la pena tornarci su.

  • Anonimo says:
    17 maggio 2012 alle ore 01:10

    La terzietà... che miraggio...
    Ais è terza? Soprattutto è terza a livello locale?
    Lo è almeno tanto quanto lo sono gli enologi, i giornalisti di settore e tutte le altre categorie coinvolte nel processo di produzione, promozione,distribuzione e commercializzazione. Forse i consumatori, sono terzi. Ma forse...
    Insomma mi pare che invocare la categoria della terzietà sia come adorare una foglia di fico... con buona pace della senatrice Bianconi...

  • Anonimo says:
    17 maggio 2012 alle ore 01:13

    Scusate non mi sono firmato...: Cosimo Piovasco di Rondò..

  • Angelo Peretti says:
    17 maggio 2012 alle ore 08:41

    Sai, Cosimo, lo dicevano anche i giuristi latini: tertium non datur. Traduciamo in maniera... creativa? La terzietà non è data. Ergo: aboliamo 'sto cavolo di concorsi.

  • Anonimo says:
    20 maggio 2012 alle ore 21:46

    concordo sul principio della terzieta dei giudici, quanto alla qualifica dei giudici non ci sono solo quelli dell'AIS.
    dimenticate la FISAR l'ONAV.sicuri poi che l'AIS sia veramente neutrale?
    stefano fasoli

  • Andrea Tibaldi says:
    22 maggio 2012 alle ore 07:47

    Scusatemi un attimo, ma chi decide come sono formati i giudici dell'AIS? C'è un metodo riconosciuto dallo stato? C'è un albo degli assaggiatori?

    Per l'olio c'è.
    Per il miele c'è.
    Per il vino c'è... Ma l'organizzazione si chiama ONAV, non AIS!

    Ma allora mi spiegate perché gli AIS sono risconosciuti di fatto come gli esperti in analisi sensoriale di vino mentre l'ONAV è una entità non ben identificata che nessuno conosce (tantissimi produttori non sanno cos'è, ci rendiamo conto)? Cioè di fatto il giudizio sui vini italiani viene dato da una società privata che fa la didattica come le pare a lei? Poi magari la fa benissimo e sono tutti bravissimi, per carità, ma la forma in queste cose conta, eccome.

    Io sono assaggiatore di miele e vi posso garantire che in quel campo le cose sono fatte in modo molto serio. Chi diventa assaggiatore iscritto all'albo deve fare un esame serio dopo un percorso formativo approfondito e "tosto". Non escludo che per i sommelier sia lo stesso... Ma chi me lo garantisce?

  • Andrea Tibaldi says:
    22 maggio 2012 alle ore 07:52

    Aggiungo una cosa: mi metto nei panni della senatrice. Decide che i giudici non devono essere enologi, benissimo. Ora, dovendo sceglierne altri, dove va a cercare? Beh, mi sembra naturale: tra gli assaggiatori previsti in un albo nazionale, cioè gli ONAV. Mi sembra talmente palese.... E invece no, sceglie gli AIS, un'associazione privata. Forse anche lei non sa che esiste un albo nazionale degli assaggiatori? Ignoranza o dolo, siamo messi male in entrambi i casi, non saprei cosa scegliere. Furbi ma delinquenti, o ignoranti ma innocenti... Voi cosa scegliete?

  • Angelo Peretti says:
    22 maggio 2012 alle ore 08:56

    @Andrea, che io sappia, anche l'Onav è un'associazione privata. Non è insomma un ordine professionale. Non a caso in alto sulla home page dell'Onav compare il link alla pagina "L'Associazione".
    Il sito dell'Onav dice: "Il socio 'Aspirante Assaggiatore' può frequentare un corso apposito, articolato in 18 lezioni teorico-pratiche; superato l'esame finale, accederà automaticamente alla classe degli 'Assaggiatori di Vino', riceverà la patente e sarà inserito nell'Albo Nazionale ONAV". Dopo due anni d’esperienza degustativa l'Aspirante diventa 'Esperto Assaggiatore' "e in tale veste potrà anche entrare a fare parte delle commissioni ministeriali preposte al controllo organolettico dei VQPRD".

  • REMO PANTANO says:
    22 maggio 2012 alle ore 11:36

    ...bravo Angelo, corretto!
    Altrimenti facciamo confusione.
    Anche l'ONAV è un'associazione e non è un Albo, sta di fatto che, pur non volendo attribuire all'ONAV "verginità" gratuite, almeno i suoi iscritti dovrebbero imparare a giudicare il vino per quello che è e forse, durante i corsi, dedicano più tempo al prodotto in questione, piuttosto che dedicarsi a tutto il resto, come fa giustamente un Sommelier. Il problema comunque, a mio avviso, non nasce dal singolo caso, ma come si è detto dall'attribuzione "a divinis" dello scettro di "dominus iudicium" proprio ed esclusivamente all'AIS e non semmai ad una commissione nazionale paritetica costituita da:l'AIS, la FISAR, l'ASPI, l'AIMS, l'ONAV, la Federconsumatori, la Confesercenti, l'AMIRA, l'ASSOENOLOGI e l'Associazione Casalinghe di Voghera! ????
    Cordialità
    Remo Pàntano (gustologo)

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