Polemica enologi-sommelier: interviene la Fisar

27 maggio 2012
[Angelo Peretti]
Sulla vicenda enologi-sommelier, con Assoenologi che accusa l'Ais di volersi appropriare della gestione dei concorsi enologici tramite un emendamento presentato dalla senatrice piediellina Laura Bianconi, s'è detto e scritto parecchio. Ora è intervenuta anche un'altra voce della sommelierie italiana, la Fisar, ossia la Federazione italiana sommelier albergatori ristoratori, il cui ufficio stampa ha reso noto il testo di una "Lettera aperta alla Senatrice Laura Bianconi in merito alla gestione dei concorsi vinicoli" firmata dal presidente Nicola Masiello. Un testo molto "istituzionale", col quale la Fisar, magari un po' tardivamente, ma non immotivatamente, chiede che, nel caso di revisione delle norme relative ai concorsi vinicoli, si tenga conto della presenza di tutte le realtà del settore, e non solo dell'Associazione italiana sommelier. I politici la chiamerebbero par condicio.
Di mio, resto invece fermo su un interrogativo: ma i concorsi serve proprio farli? E la mia risposta è semplice: nella stragrande maggioranza dei casi (o meglio, pressoché nella totalità), no, assolutamente no. Meglio abolirli.
Di seguito il testo della "Lettera aperta".
Alla cortese attenzione della
Senatrice Laura Bianconi
Vicepresidente dei Senatori del Gruppo Pdl
e Presidente Associazione Luigi Veronelli
In merito all'emendamento da Lei presentato (e non passato), il 41 bis al Ddl sulla semplificazione, dopo alcuni giorni di riflessione e di confronto interno alla nostra Associazione, Le inviamo alcune riflessioni sull'argomento e la nostra ufficiale posizione nel merito.
Lecita è l'aspirazione di tutti nel poter contribuire alla crescita del comparto enologico attraverso la partecipazione attiva giudicante nei concorsi enologici.
Indubbio ed encomiabile è il lavoro svolto da Assoenologi in tutti questi anni all'interno dei concorsi vinicoli nazionali.
Condivisibile è la proposta di ampliare nel segno della pluralità ed imparzialità di giudizio più soggetti riconosciuti se finalizzato alla crescita qualitativa del comparto stesso.
Una sola cosa chiedo a Lei, Senatrice Bianconi: perché non ha pensato di coinvolgere tulle le componenti del comparto?
La FISAR - Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori, associazione senza scopo di lucro con 82 delegazioni in Italia e all'estero e migliaia d'iscritti, da oltre 40 anni svolge opera di formazione all'interno del mondo della sommelierie preparando professionisti nel giudizio organolettico del vino. Come altre Associazioni ha ottenuto il Riconoscimento di Personalità Giuridica (D.P.PI. n. 1070/01 del 9.5.2001) e i suoi associati sono giornalmente chiamati nei più importanti concorsi internazionali in qualità di giudici degustatori e partecipano ufficialmente ai panel degustativi delle più importati guide e rivista italiane ed internazionali. Da alcuni anni siamo anche partner tecnico di Slow Food in tutte le manifestazione nazionali ed internazionali. Potrei continuare ad elencarle le nostre peculiarità ma credo sia sufficiente queste poche righe per farle capire chi siamo e cosa rappresentiamo.
Concludo comunicando ufficialmente a Lei e alle componenti istituzionali, associative e imprenditoriali di settore la nostra totale disponibilità per attivamente concorrere alla crescita del comparto offrendo a tutti i livelli il nostro quarantennale contributo di esperienza e di professionalità.
Con osservanza.
F.to Nicola Masiello
Presidente Nazionale

12 commenti:

  • Lizzy says:
    27 maggio 2012 alle ore 18:49

    Un ulteriore contributo al dibattito: il pensiero degli analisti sensoriali.
    http://www.assaggiatori.com/blog/index.php/2012/05/25/vogliamo-dire-grazie-all-ais/
    Forse se si affidassero i concorsi SOLO a loro, riusciremmo nell'intento di scontentare tutti, e così sia. Almeno in questo si troverebbero d'accordo.
    :-)

  • Angelo Peretti says:
    27 maggio 2012 alle ore 20:13

    Mi pare che Odello ci sia andato giù piuttosto duro

  • Anonimo says:
    27 maggio 2012 alle ore 22:23

    Segnalo su http://www.lucianopignataro.it/a/concorsi-enologici-e-ais-interviene-giuseppe-martelli/43174/ l'intervento del Direttore di AEI Giuseppe Martelli che dice esattamente come stanno le cose dal punto di vista normativo e di fatto.
    Giovanni P.

  • Anonimo says:
    27 maggio 2012 alle ore 22:40

    Egregio Direttore,
    ci potrebbe motivare quanto ha scritto sopra, circa l'inutilità dei concorsi e perchè Lei li abolirebbe tutti ?
    In alternativa quali atri strumenti si sentirebbe di suggerire per premiare i vini migliori in circolazione ?
    Grazie

  • Angelo Peretti says:
    27 maggio 2012 alle ore 23:01

    Mi domando per quale motivo i vini bisognerebbe premiarli.
    I concorsi avevano un senso nel passato, quando i difetti enologici erano purtroppo molto diffusi. Il concorso permetteva di indicare i vini che superavano determinati standard tecnici. Era un servizio, alla fin fine.
    Oggi l'unico premio che davvero può interessare il produttore è l'apprezzamento del bevitore, che si traduce in acquisto. Ritengo rarissimo - ma sarei per dire impossibile - che una medaglia si traduca in acquisto. Oltretutto, molto spesso l'esito delle decine di concorsi e concorsini che si fanno in Italia non supera neppure i confini della piazza del paese che ha ospitato le premiazioni, che sono fonte di gioia solo per sindaci, assessori e politicanti vari. Soldi sprecati.
    Mi chiede: quale alternativa per premiare i vini migliori in circolazione? E perché mai - chiedo io - dovrebbe essere necessaria un'alternativa? Oggi la comunicazione dedicata al vino è così ampia e così "democratica" (internet rende accessibile gratuitamente una grande massa di informazioni) che chi ama il vino può facilmente costruirsi un'opinione sui vini da assaggiare, da bere, da acquistare.
    Qualcuno vuole le classifiche per forza? Qualcuno ha bisogno della semplificazione di un punteggio? E allora che si compri le guide dei vini che vengono stampate annualmente: ce n'è fin che si vuole e almeno non costano denaro al contribuente.

  • Anonimo says:
    29 maggio 2012 alle ore 00:40

    A Londra al Decanter evidentemente non la pensano esattamente come lei, visti gli oltre 14.000 ( quattordicimila ha letto bene ) vini presentati al concorso, da altrettanti produttori. Tutti scemi a partecipare e spendere dei loro soldi se alla fine non vendono una bottiglia ? Credo che sia lei fuori strada e non decine di migliaia di produttori di tutto il mondo, se ne faccia una ragione, la verità non è mai solo ed esclusivamente la nostra.
    Lo sa chi sono i produttori sempre in testa , in quanto a partecipazione, a queste competizioni enologiche ? Indovini un poco, si proprio loro i nostri competitors principali ovvero i francesi, che siano tutti stupidi anche loro, ci rifletta spogliandosi per un attimo delle sue errate convinzioni e si accorgerà di avere preso un grande abbaglio. Sui concorsini locali posso anche convenire con lei che lasciano il tempo che trovano, ma non facciamo per cortesia di tutta un'erba un fascio, altrimenti mi viene da pensare che non è molto aggiornato in materia.

  • Angelo Peretti says:
    29 maggio 2012 alle ore 08:22

    Ohibò, vedo che Decanter è diventata una rivista italiana. Evidentemente anche Londra è diventata italiana. Quello che scrive, caro anonimo interlocutore, conferma esattamente quanto sto dicendo a proposito della pletora di inutili concorsi enologici italiani nati dalla mania di protagonismo di sindaci, assessori e politicanti vari: non servono e vanno aboliti. I concorsi hanno un senso solo se sono costruiti in maniera tale da avere credibilità e referenzialità, come appunto il concorso internazionale di Decanter, nella cui giuria siedono qualificati master of wine e giornalisti (veri) di settore. Anche il fatto che i francesi siano tra i maggiori fruitori di quel concorso ha un senso: in Francia, come ho già ripetutamente scritto, i concorsi sono una cosa serie e io compro regolarmente vini premiati con la medaglia d'oro a Bordeaux e a Mâcon. In Italia invece abbiamo decine di concorsi nazionali del nebbiolo bianco di Roccacannuccia, che vedono in lizza quindici etichette e in giura enologi in libera uscita e sedicenti giornalisti in vacanza premio, per la gioia dl politchino locale che distribuisce diplomi e medaglie. Direi che è decisamente ora di tagliare questi inutili sprechi di denaro pubblico.

  • Remo Pàntano says:
    29 maggio 2012 alle ore 11:25

    ...concorsi si, concorsi no, che dilemma!
    In passato, i concorsi erano una delle poche attività promozionali a favore del vino: blasonare un'etichetta, con qualche medaglia, serviva a qualificare il vino e l'azienda ed in fine anche l'enologo che aveva contribuito a produrlo.
    Oggi, dopo l'avvento delle guide, dei punteggi "parkeriani", delle "bloggerate" più o meno professionali, il vino è scannerizzato da più parti e vale di più quanto se ne parla e chi ne parla di quante medaglie ha preso al concorso locale, con egida nazionale!
    Ciò che serve al produttore è uno strumento di comunicazione che faccia conoscere la sua azienda e poi gli faccia vendere il suo vino!
    Ma se il vino lo si deve andare a vendere in Cina, quanto gli può interessare ad un "mandarino" cinese se quel vino ha vinto la medaglina d'oro al concorso "dei vini da pesca"?
    Riflettiamo su questi interrogativi e poi magari decidiamo se vogliamo sostenere i concorsi o li vogliamo reinventare, per renderli utili al "mercato globale" del futuro!
    Prosit.
    Remo Pàntano
    gustologo

  • Anonimo says:
    29 maggio 2012 alle ore 18:50

    Caro Angelo (permettimi il tu),
    stavolta aime’ discordo con te per quanto riguarda l’utilità dei concorsi vinicoli. Il fatto che dei produttori abbiano la possibilità di fregiarsi di una “medaglia” o di un buon piazzamento a un concorso vinicolo può divenire uno stimolo all’acquisto del prodotto vino da parte dell’acquirente. I francesi, che molte volte sono piu’ avanti di noi, collocano sulla bottiglia del vino premiato al concorso l’etichetta che ne comprova la partecipazione. In special modo, per colui che è poco informato sui vini o per chi magari si trova in ferie e quindi non ha la possibilità di acquisire info sul web (esperienza personale diretta), trovarsi dinnanzi ad uno scaffale e trovare la bottiglia fregiata di un premio può rendere piu’ facile una scelta per l’acquirente e nel contempo rendere un servizio al viticoltore. Ciò dipende nientemeno dalla correttezza con cui viene svolto il concorso stesso, devo dire che comunque, in Francia perlomeno, non ho avuto mai delusioni in merito.
    Cordiali saluti.
    Stefano Marcazzan

  • Anonimo says:
    29 maggio 2012 alle ore 22:38

    Leggo con piacere che ha condiviso quanto ho espresso sull'utilità dei concorsi veri Internazionali e troppo spesso l'inutilità del concorsino delle Tre Colline intorno a casa. Cosi' come aggiungerei le tante manifestazioncine locali che alla fine non sono altro che dispendio di denari pubblici. Queste distinzioni erano doverose per non fare di tutta un'erba un fascio, perchè dal suo primo intervento sembrava che lei fosse contro ad ogni concorso enologico. Ora tutto è piu' chiaro e condivido

  • Angelo Peretti says:
    30 maggio 2012 alle ore 11:33

    Sono cose che scrivo e ripeto da anni. Non posso purtroppo evidentemente ripetere ogni volta tutto da capo, anche se capisco che dare per scontati alcuni passaggi può non rendere chiaramente il pensiero.. Qui si parlava dell'Italia. Felice che la pensiamo alla stessa maniera.

  • Anonimo says:
    8 giugno 2012 alle ore 11:05

    Anche qui c'è una discussione aperta sulla diattriba tra enologi e sommelier http://forum.vinievino.com/enologia/concorsi-sommelier-enologi-t34.html

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