Siamo il paese di Pulcinella asfissiato dalla burocrazia

11 maggio 2012
[Angelo Peretti]
Siamo dentro al buio della crisi. La domanda è se ne usciremo. La risposta è: no, se non si cambia qualcosa, Magari cominciando dalla burocrazia. Perché siamo il paese di Pulcinella, oppresso da un costoso, inutile, assurdo, asfissiante, intollerabile burocratismo. Prendiamo il calcio. Sono usciti i deferimenti di una tranche dell'inchiesta sul calcioscommesse. Bene, che si faccia pulizia. Però poi, leggendo i deferiti, la mia testa ha iniziato a scrollare di qua e di là. Perché in elenco c'è anche l'Avesa.
Ora, per chi non conosce bene, ma proprio bene il territorio veronese, dico che Avesa è un sobborgo di Verona. Ha una squadretta di calcio. Milita nientemeno che nella seconda categoria del campionato dei dilettanti. Il 16 dicembre del 2010, per festeggiare il centesimo anniversario della fondazione, tesserò un suo ex giocatore ormai in pensione, che dopo l'esordio dilettantistico era stato tra i professionisti: si chiama Federico Cossato. Quattro giorni dopo, il 20 dicembre, si disputò una partita di serie B - era, da quel che leggo, Albinoleffe-Piacenza - sulla quale avrebbe scommesso anche Cossato, e per questo è indagato dalla giustizia sportiva. Ma avendolo l'Avesa tesserato quattro giorni prima, la micro società dei dilettanti del quartiere veronese ora è deferita per "responsabilità oggettiva". Il che sarà anche corretto sotto il profilo burocratico, ma mi pare semplicemente incredibile sotto il profilo del buon senso. Per inciso, vedo sul quotidiano L'Arena che Cossato con la maglia dell'Avesa giocò una sola partita nel gennaio del 2011 con la squadretta dei ragazzi del calcio a 5.
La burocrazia sta togliendo il respiro anche al mondo del vino. Soprattutto alle piccole aziende. Troppe carte, troppe trafile, troppo di tutto. Sulla questione ha preso posizione la Fivi, la Federazione italiana dei vignaioli indipendenti. Ha compilato un suo "dossier burocrazia" e adesso lo discute col ministro alle politiche agricole. "L’eccessivo peso della burocrazia - scrive la Fivi - è un problema sentito e lamentato da molti vignaioli, ma non è solo un “fastidio”, si tratta a volte di un vero e proprio ostacolo alla produttività. Il sistema burocratico in ambito vitivinicolo è spesso pressante e talvolta insensato, lo sa chi ha dovuto subire fino a dieci controlli in un anno, da dieci enti differenti, con altrettante differenti richieste a volte divergenti e opposte. Le frodi danneggiano tutti i vignaioli, lo sappiamo bene, per cui una sana regolamentazione è imprescindibile. I controlli sono fondamentali, siamo noi i primi a richiederli, ed è nell’interesse di ognuno di noi lottare perché la burocrazia venga snellita, in modo da consentire un sistema di controllo incisivo ed efficace".
Cosa domandano dunque i vigneron capitanati da Costantino Charrère? "Senza addentrarci in particolarismi tecnici - scrivono -, si chiede in buona sostanza che i controlli siano eseguiti secondo il principio della 'presunzione d’innocenza' e non 'di colpevolezza'. Che siano sostanziali, non formali, e siano eseguiti da un 'Ente Unico', competente e preparato. Che sia applicato il principio della proporzionalità per cui, se un vignaiolo che produce 70.000 bottiglie riceve 10 ispezioni all’anno, per lo stesso principio colui che ne produce 700.000dovrebbe riceverne 100. Che sia creato un manuale, a cura dell''Ente Unico' e ad uso del vignaiolo, contenente tutti gli adempimenti richiesti; che si arrivi a un 'Testo Unico Agricolo' che riunisca la cospicua e complicata legislazione e che siano ascoltati tutta una serie di suggerimenti volti a sgravare il vignaiolo dalle assurdità burocratiche di cui spesso è vittima".
Adesso sul tema Charrère incontra il ministro Catania. "I presupposti di dialogo sembrano ottimi", dicono quelli della Fivi. Speriamo bene: in bocca al lupo

1 commenti:

  • Stefano Menti says:
    12 maggio 2012 alle ore 07:57

    Ciao Angelo, confermo l'ingessamento burocratico per una piccola azienda.

    Le novità ottenute dalla Fivi, abolizione del registrro solforose; bene, ottima cosa, meno tempo perso.

    Che succede però? In contemporanea, esce che chi vende vino sfuso per un quantitativo in contenitore superiore ai 60 litri, deve comunicare all'ICQRF di competenza la transazione spedendo via posta i documenti cartacei. Se vendi 300.000 litri mi sta bene ma 61...

    Inoltre, il nomer ICQRF. Prima si chiamava ICRF, istituto controllo repressioni frodi (da marcare sulla capsula), poi hanno cambiato in ICQ, istituto controllo qualità, quindi le nuove capsule non possono più riportare in testa ICRF ma ICQ. Ora dopo importanti discussione fra ICRF e ICQ, si è deciso ICQRF, istituto controllo qualità e repressione frondi.

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