Ho scoperto il Bianco d'Alessano

21 giugno 2012
[Angelo Peretti]
Non si finisce mai di imparare. Il che è vero sempre, e col vino e coi vitigni è ancora più complicato. Perché in giro per l'Italia Enotria di vigne ce n'è così tante che davvero è pressoché impossibile dire di conoscerne abbastanza. A Radici del Sud, per esempio, ho bevuto un vino fatto con l'uva del bianco d'Alessano, di cui - ammetto l'ignoranza - non mi sembra d'aver prima mai sentito parlare. Il vino si chiama Cupa, che è il nome d'una contrada, e l'azienda si chiama I Pàstini, e il facitore del vino è Lino Carparelli, persona squisita ed enologo, che faceva parte della mia commissione d'assaggio e che pertanto non aveva i propri vini in competizione: li ho potuti tastare - per fortuna! - nell'incontro b2b che s'è svolto il giorno prima dell'avvio delle degustazioni. Ho detto nell'inciso "per fortuna" perché quei bianchi mi sono piaciuti, e in particolare m'ha colpito la rustica personalità del bianco d'Alessano, appunto, ma pure le finezza aromatica del fiano minutolo. Ma dei vini dirò qualche cosa di più fra qualche riga.
Intanto, aggiungo che il pastino è il terreno coltivato, e soprattutto quello vitato, e il nome deriva dal pastinum, la zappa latina, e dunque nel momento che s'è deciso di dar questa denominazione all'azienda si è voluto affermare il radicamento nella tradizione agraria di una zona come la Valle d'Itria, che magari a chi non è pratico della Puglia non dice molto, ma che diventa chiara a tutti, in fatto di collocazione, se spiego, banalizzando un po', che è la zona dei trulli. L'azienda - una dozzina d'ettari, quasi tutti a uva bianca, con vigne piantate una decina d'anni fa o poco più - ha origine abbastanza recente: è nata nel 1996. Ma Carparelli non è una new entry nella Puglia enoica: fa vino da trentacinque anni e adesso, dice lui, si sente più viticoltore che enologo. "Ho scoperto in tarda età la viticoltura, che mi ha appassionato" mi ha confidato. E poi mi ha anche spiegato che quando l'azienda è nata, l'obiettivo era quello di recuperare vecchi vitigni della Valle d'Itria, rispettandone la tradizione, ma anche mirando al miglioramento qualitativo della loro interpretazione. E mi pare che l'obiettivo sia stato centrato, stando a quanto mi sono trovato nel bicchiere.
Ecco i vini che ho tastato.
Locorotondo Antico 2011 I Pàstini
Sessanta per cento di verdeca, trentacinque di bianco d'Alessano, il resto fiano minutolo. Naso minerale. Bocca tonda di frutto assai croccante. Ha vena gessosa e tratti vagamenti sulfurei.
Un faccino e quasi due :-)
Valle d'Itria Verdeca Faraone 2011 I Pàstini
Tutta verdeca. Profumi sottilmente aromatici e a tratti resinosi. Frutto maturo e anche nuance di frutta secca e bella spezia. E una delicata vena erbacea. Tesissimo.
Due lieti faccini :-) :-)
Valle d'Itria Bianco d'Alessano Cupa 2011 I Pàstini
Fiori, fiori, fiori: è un bouquet primaverile. E poi una delicata vena aromatica. E ancora nocciola e accenni del profumo del miele di castagno (ma non la sua dolcezza) e la composta di mele cotogne e lo zafferano e una sacco di spezia orientale. Oh, che ampiezza! E che freschezza! E il finale è asciuttissimo e lungo, quasi tannico, e pure ci aggiunge un che di iodato, quasi di marino. Mi piace parecchio, sissignori.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Valle d'Itria Fiano Minutolo Rampone 2011 I Pàstini
Croccantezza di frutto e una lieve, elegante vegetalità, e tanta, scattante freschezza. Bianco moderno, e mi verrebbe da dire che se me l'avessero messo nel bicchiere chiedendomene l'origine, be', avrei pensato all'Alto Adige, alla Valle d'Isarco, giusto per dare un riferimento.
Due lieti faccini :-) :-)

7 commenti:

  • Anonimo says:
    21 giugno 2012 alle ore 09:33

    Sempre una valle c'è a fare la differenza :-) .

    Il Bianco d'Alessano lo conosco di nome, il che equivale a 0, :-)

    Complimenti vinosissimi!


    Alessandro Zingoni

  • Anonimo says:
    21 giugno 2012 alle ore 13:01

    Caro Angelo, un grazie di cuore per le espressioni riportate in merito alla degustazione di questi vini provenienti da uve autoctone del nostro territorio. Grazie per aver saputo cogliere l' emozionalità che nella loro umiltà riescono a sprigionare con grande dignità.
    Un caro saluto

    lino carparelli

  • Mario Crosta says:
    23 giugno 2012 alle ore 15:10

    Perche' in queste metropoli dal clima uggioso si beve tanta sciatteria dal nome francese altisonante che a solo piangere il portafoglio, quando sotto i ciliegi ed i fichi, tra i muretti a secco e i trulli si puo' invece portare la donna piu' bella, il cestino con le melanzane impanate e le lasagne, la pasta con le sarde, la piovra in insalata e qualche bella bottiglia di vino d'alcova? Ma compratevi una borsa termica con tre confezioni di ghiaccio secco per servirlo freddo, perlomeno fresco, perdiamine!

  • Angelo Peretti says:
    24 giugno 2012 alle ore 20:03

    Grazie a te, Lino.
    Bravo Mario.

  • nazario says:
    27 giugno 2012 alle ore 19:53

    Io,pur essendo pugliese non lo avevo mai assaggiato, fino a quando Lino non me ne spedì alcune bottiglie. Dopo il confronto con il Cupa, mi sono reso conto di ciò che m'ero perso in questi anni. Condivdo appieno la recensione di Angelo Peretti e aggiungerei che è tutto ciò che ci si deve aspettare da un "bianco" senza dissotterrare MUMMIE

  • la cinta milanese says:
    9 luglio 2012 alle ore 14:53

    scoperto per caso l'estate scorsa in puglia, mi sono innamorato del loro fiano minutolo (rampone). una freschezza sorprendente ;)

  • la cinta milanese says:
    10 settembre 2012 alle ore 16:08

    incuriosito dal post sono andato a cercare gli altri prodotti de "i pastini".
    Tutti annata '10, il rampone ha confermato le sensazioni molto buone dello scorso anno, più che discreto il cupa, sufficiente il Faraone, l'unico che non mi è piaciuto è stato il Locorotondo che presentava un'acidità incontrollata. Consiglio i vini di Colli della Murgia per un confronto ;)

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