Un Aglianico del Cilento (e la memoria dei Mille)

23 giugno 2012
[Angelo Peretti]
Salvatore Magnoni fa olio e anche un po' di vino e pratica pure ospitalità in bed and breakfast nel Cilento, che è - come dire - l'ultimo (o il primo) lembo di Lucania, che si spinge verso il mare nel Salernitano, in Campania, ed anzi è terra quasi costretta tra splendide acque e rocce, ed è verdissima d'ulivi e vigne e macchia mediterranea. Ha una trentina d'ettari, e sei o sette sono a uliveto, mentre appena un paio sono a vigna. Il vino lo fa con le uve di aglianico. E la sua azienda l'ha chiamata Primalaterra, e mi pare che il nome sia piuttosto significativo dell'approccio alla produzione agricola, lui che all'agricoltura s'è avvicinato in tempi molto recenti, visto che prima faceva altro (se non ho letto male, era un dj, tutt'altra storia). Ne ho tastato il vino a Radici del Sud, e ho potuto farlo sia a etichetta scoperta, negli incontri b2b che hanno preceduto le degustazioni ufficiali, sia poi alla cieca, nel wine tasting della comissione internazionale. Be', devo dire che in entrambi i casi ne ho tratto la medesima impressione: un rosso Aglianico di stile contadino, terroso nell'approccio olfattivo, magari un po' rustico, ma intrigante per questo suo incedere che vorrei dire arcaico, e posso pensare che man mano che cresceranno, le sue vigne, piantate solo a partire dal 2003, e in prima produzione appena nel 2008, possano dare cose parecchio interessanti.
In verità, di vini ne farebbe due. Quello che ho provato due volte è l'Aglianico doc del Cilento. L'altro è sotto l'igp di Paestum ed è una cuvée di aglianico (in acciaio) e di primitivo (in barrique di terzo passaggio) ed ha una bizzarra etichetta d'eccellente impronta grafica che riporta un numero in grande e sotto, in piccolo e con carattere antico, un nome (ah, la flessibilità che offre la stampa digitale!), perché è stato fatto in poco più di mille esemplari, o meglio, in un numero pari a quello dei Mille (che più di mille erano) di Garibaldi, e tutto questo in omaggio al bisnonno che fu tra i garibaldini e ai suo compagni in camicia rossa, uno per uno. Io ho provato la bottiglia 0269, tanto per dire. Insomma, una specie di gioco. Almeno credo.
Qui sotto due notarelle sui vini. Entrambi.
Cilento Aglianico 2010 Primalaterra
All'olfatto è terra e polvere della terra spaccata dal sole in estate. E poi spezia e pepe e fiori secchi e macerati e frutto nero maturo, a tratti direi stramaturo, eppure (bene!) per niente marmellatoso, come si rischia invece sovente quando s'arrivi a certe concentrazioni. E c'è tannino, parecchio. E c'è bella personalità, e promette bene se si ha la pazienza di aspettarlo ancora un po', che meglio si plasmi e un po' s'arrotondi e tolga qualche spigolo. E c'è infine nel bicchiere una vena iodata, e il mare si avverte.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Paestum Aglianico 2010 Primalaterra
Naso rusticissimo, terroso di terra nera bagnata dopo il temporale. Giovane, giovanissimo. Tannicità sopra le righe, e questo, almeno al momento, sembra stoppare la percezione del frutto.
Un faccino :-)

0 commenti:

Posta un commento