A proposito di Colfòndo

25 luglio 2012
[Mario Plazio]
Ho recentemente scritto di una degustazione di vini rifermentati in bottiglia, e quindi leggo con piacere il resoconto di Mauro Pasquali di quella che pomposamente si potrebbe definire "la più grande degustazione al mondo di Prosecchi ColFondo". Innanzitutto ringrazio i miei cinque lettori per avermi citato, troppa grazia. A parte gli scherzi, alla degustazione c'ero pure io e spesso mi sono trovato d'accordo con Mauro. Altre volte ci siamo divisi, ma questa è la bellezza delle degustazioni e dei confronti. Mi preoccupa più l’appiattirsi su giudizi consensuali che la discussione e la divergenza su alcuni vini. Più passa il tempo e più sono convinto che la degustazione alla cieca sia importante, anzi Fondamentale (intendendo…ColFondo, scusatemi la freddura), ma che vada integrata con altre informazioni che solo il contatto con il produttore e l'assaggio ripetuto delle bottiglie possono confermare. La degustazione secca ed anonima è una tappa, ma credo non debba essere l’unica. Chi si occupa in maniera approfondita di vino e cerca prima di tutto di capirlo lui per poterlo poi spiegare, ha il dovere di andare a vedere come lavora il produttore, come sono le sue vigne, com’è la sua cantina, come evolvono le bottiglie negli anni. È un lavoro lungo e complicato, ma non vedo altra strada.
Tornando al tema principale, nella degustazione c'erano produttori a tendenza naturale (passatemi la definizione) ed altri sicuramente più tecnici e che non fanno mistero di un uso ampio della chimica. Io credo che certi sentori "difficili" di alcune bottiglie vadano da un lato accettati come un prezzo da pagare per l'assenza di elementi estranei e dall'altro capiti in quanto tendono a sparire con l'apertura della bottiglia e con il passare dei mesi. Come anche Mauro ha sottolineato, ci sono produttori che da sempre lavorano in questo modo, e non posso non citare il grande Loris Follador di Casa Coste Piane, ed altri che seguono il flusso, approfittando di una nicchia per  vendere qualche bottiglia.  Andrebbero poi considerati con attenzione i metodi produttivi: c’è una bella differenza tra chi utilizza per la rifermentazione il proprio vino passito, ad esempio, e chi mette dentro un bel bicchierone di MCR (mosto concentrato rettificato). Nel secondo caso è più facile che il vino sia subito gradevole e comprensibile, ma l’operazione a mio avviso ha ben poco a che fare con la tradizione e con il territorio. Nella mia esperienza i vini senza solfiti aggiunti sono certamente più delicati e complessi da giudicare, ma hanno soprattutto al palato una dinamica e una facilità di beva sconosciuta agli altri. Molti di questi vini avevano forse un mese di bottiglia ed ovviamente la spuma era non perfetta, così come predominava in alcuni casi la sensazione di vino non ancora amalgamato. Sono certo che dopo l’estate le cose saranno ben diverse.
Per la degustazione del Lambrusco mi offro come volontario…

8 commenti:

  • Luca Ferraro says:
    25 luglio 2012 alle ore 13:30

    Temo che sull mcr si stia sbagliando. Molto spesso è proprio questo a rovinare il vino conferendo odori di cotto o comunque profumi estranei a quelli che dovrebbero ricordare l uva glera.
    Luca

  • Angelo Peretti says:
    25 luglio 2012 alle ore 13:46

    Luca, sono d'accordo: l'mcr comporta sicuramente, col tempo, anche breve, delle sgradevoli aberrazioni, soprattutto olfattive. Però Mario scrive che con l'mcr il vino è "subito" gradevole, e anche questo ritengo di doverlo condividere; quell'immediatezza, ovviamente, non regge già nel breve periodo, come ho detto sopra. Credo dunque che tu e Mario diciate sostanziamente la stessa cosa.

  • michele malavasi says:
    25 luglio 2012 alle ore 14:29

    Post che come si dice nell'era del 2.0 straquoto e ritengo doveroso leggere prima di approcciarsi a questa tipologia.
    Per l'eventuale degustazione di lambruschi rifermentati in bottiglia, di cui molti sono bio in particolare nel reggiano,sono a vostra completa disposizione, Angelo ha la mia mail, se volete organizzare la degustazione mi rendo disponibile a procurare e portare le bottiglie.
    Penso che per una giusta e adeguata campionatura sulle tre tipologie modenesi ,sul reggiano, parmense e mantovano arriveremo ad una ventina di bottiglie.
    Quando e se volete farla, aspetto vostre comunicazioni.

  • Angelo Peretti says:
    25 luglio 2012 alle ore 14:59

    Credo sia cosa buona e giusta dedicarsi ai Lambruschi: ci sentiamo a breve

  • maupas says:
    25 luglio 2012 alle ore 15:23

    Sottoscrivo pienamente quanto detto da Mario e anch'io concordo sul fatto che intendesse dire la stessa cosa di Luca: i Colfondo con l'mcr è solo immediatamente gradevole, a lungo non può reggere.
    Il lambrusco ancestrale mi incuriosisce e stimola: sono a disposizione.

  • Anonimo says:
    30 luglio 2012 alle ore 12:23

    Angelo ha interpretato correttamente il mio sentimento. E' la sensazione di gradevolezza che immediatamente risalta nei vini con mcr. Spesso purtroppo le degustazioni in batteria hanno tempi contingentati, e quei vini risultano più velocemente comprensibili. Così come molti consumatori si fanno (permettetemi il termine) abbindolare da morbidezza e dolcezza del frutto. Una degustazione più approfondita e prolungata nel tempo aiuta a capire lo spessore diverso dei vini più naturali e privi di solforosa o altre aggiunte, che però inizialmente presentano aromi difficili (credetemi, molto difficili). Per questo vanno capiti ed ascoltati.
    Mario Plazio

  • Sergio Frigieri says:
    30 luglio 2012 alle ore 13:55

    Conoscete il prosecco colfondo che serve a VE Mauro Lorenzon?Non ricordo l'azienda,mi sembra interessante,ma certo non immediato.Per quanto riguarda gli ancestrali non so,alcuni mi sembrano modaioli e certo niente a che fare col lambrusco che ricordo e rivorrei.Saluti da Modena,Sergio Frigieri

  • michele malavasi says:
    30 luglio 2012 alle ore 20:58

    In risposta a Sergio Frigieri, il prosecco che serve Lorenzon è il Costadila, per quanto riguarda i lambruschi ancestrali/rifermentati in bottiglia non concordo in pieno, attualmente la moda è il lambrusco metodo classico soprattutto sorbara, gli ancestrali modenesi sono ancora ben pochi rispetto ai cugini reggiani tra l' altro quasi tutti bio, in cui si trovano a volte nasi rustici che ricordano i lambruschi di una volta fatti in casa.

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