Hugh Johnson ha ragione, tranne che in Italia

2 luglio 2012
[Angelo Peretti]
Hugh Johnson è "il" maestro per chi scriva o scarabocchi di vino. Però stavolta temo che il maestro abbia toppato. O meglio, penso che non abbia tenuto conto del fattore Italia. Nel suo editoriale sul numero di luglio di Decanter, Johnson dà qualche consiglio pratico sul come, sul cosa e sul perché ordinare il vino quando si è in giro per il mondo e si va al ristorante. "Una regola aurea per leggere una carta dei vini - dice - è quella di guardare a quello che offre, non a quello che pensi di volere tu". Ed è vero, verissimo: prendi le misure del locale e regolati di conseguenza, e alla fine ne uscirai bene. Questa è saggezza.
Però poi aggiunge: "O meglio, dai un'occhiata alla lista per vedere se i prezzi non sono assurdi, e ppoi chiedi al sommelier cosa vorrebbe bere". Dico che in linea di massima è giusto: prima vedere di che morte si va a morire in termini di prezzi (ah, i ricarichi al ristorante!) e poi domandare al sommelier un consiglio personale. Ma dico anche: è giusta la prima parte della frase in qualunque angolo del mondo, ma purtroppo non sempre la seconda parte quando si è in Italia, ché qui il maestro rischia. In primo luogo perché il sommelier al ristorante in Italia è una rarità. In secondo luogo per la questione dei tappi.
Tappi? Sì, tappi, e mica per la disputa se sia meglio il tappo in sughero o la capsula a vite o la chiusura sintetica. Nossignori, per un'altra storia. Quella del pagamento dei tappi. Non scandalizziamoci, perché business is business, ma ci sono in Italia dei venditori che pagano un tot ai camerieri a seconda di quanti tappi delle aziende rappresentate gli consegnano. Una sorta di premio di produzione. Funziona così: io distribuisco il tal vino della tal casa, tu cameriere ti sei dato da fare per venderlo e mi dimostri che l'hai fatto consegnandomi i tappi delle bottiglie che hai collocato alla clientela, e io ti sgancio un tot per ciascuna bottiglia. A te, mica al proprietario: con quello semmai tratto sul prezzo.
Ecco, se Hugh Johnson capita in uno di questi posti e chiede al cameriere cosa vorrebbe bere lui, quello gli consiglierà immediatamente il vino del distributore che paga di più per la riconsegna del tappo, altro che storie. E il teorema Johnson si troverà ad essere inapplicabile.

3 commenti:

  • Lizzy says:
    3 luglio 2012 alle ore 09:46

    Ah, questa mi mancava! si vede che vado poco per ristoranti. Buono a sapersi, grazie!
    :-)

  • Angelo Peretti says:
    3 luglio 2012 alle ore 10:18

    Ah, quest'Italia...

  • Remo Pàntano says:
    3 luglio 2012 alle ore 17:54

    ...io, per principio, a ristorante, scelgo sempre prima il vino che mi viene voglia di bere, come da carta e mai seguendo le lusinghe del cameriere e poi mi diverto a chiedere al sommelier cosa mi propone in accostamento dei piatti proposti!
    Gli amici commensali, mi guardano sempre un po svaniti, ma io mi diverto troppo!
    Hé, hé, hé.....quanti tappi ti devo rendere, stappati, per il rollex che m'hai promesso?
    Il problema è che la categoria dei rappresentanti, agenti, venditori di vino sta scemando hai noi, sennò ci sarebbero tanti camerieri con il rollex d'oro!!!
    ...prosit!

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