Ma i blogger non erano indipendenti?

31 luglio 2012
[Angelo Peretti]
Mail come questa mi creano qualche dubbio. Intendo la mail che ho ricevuto, credo come altri gestori di blog o di siti specialistici del settore vinicolo, da una web advertising assistant - è in questa maniera che si firma - che scrive così (ometto i nomi dell'agenzia e dell'azienda vinicola): "Lavoro per una società di xxxxx, la xxxxx, e sono la redattrice degli articoli che pubblichiamo sui nostri portali e blog. Attualmente stiamo collaborando con l'azienda vinicola xxxxx, gestendo pagine Facebook e blog dedicati ad essa e ai suoi prodotti. La mia idea è quella di creare un rapporto di collaborazione con Voi. Saremmo interessati a far scrivere recensioni del nostro blog (o della cantina xxxxx) o a far sì che possiate condividere contenuti scritti da noi. Sareste disposti ad offrici qualche servizio? Di che genere? Quanto costerebbe?"
Le risposte sono semplici da dare: no, non sono disposto, per nessun genere di collaborazione e per nessuna cifra, e anzi magari mi ricorderò di lasciar perdere se incontro i vini dell'azienda che web-assistenziate. Ma il problema, in realtà, è un altro. Questo: qual è oggi il grado di indipendenza dei blogger del vino? In origine, il variegato mondo del blogging vinicolo si distingueva per una forte focalizzazione sull'autonomia, sulla libertà, sulla costruzione di un modello di comunicazione alternativo rispetto a quello della carta stampata, che taluni ritenevano e ritengono prezzolato e poco affidabile, facendo superficialmente di ogni erba un fascio. Ora però il rischio è che nel fascio di tutte l'erbe ci vadano a finire proprio i blogger del vino, perché è difficile pensare che una web advertising assintant scriva a un blog proponendo uno "scambio" come quello riportato qui sopra se non ha trovato qualche spazio di disponibilità presso qualcheduno fra i millanta blogger attivi in rete. E la cosa mi inquieta. E costituisce un problema.

15 commenti:

  • Anonimo says:
    31 luglio 2012 alle ore 07:57

    Bravo Angelo,
    indipendenza è fondamentale se volete essere creduti. Attendo tue nuove.
    cordialmente
    Paolo

  • Daniele Tincati says:
    31 luglio 2012 alle ore 12:49

    Grande Angelo, hai anche fatto bene a scrivere questo post.
    Resto sempre a bocca aperta, da totale ingenuo che sono, quando sento certe cose.
    Mi sono indignato, da lettore, al tempo dello scandalo delle guide, non mi sarei mai aspettato che qualcuno gli saltasse in mente di fare marketing in questo modo.
    Ma questa gente, che scuola ha frequentato ?

  • Filippo Ronco says:
    31 luglio 2012 alle ore 14:36

    Angelo, hanno scritto a mezzo mondo, magari sfruttando anche la lista del network di cui fai parte per tirarsi giù i contatti. Poco male. Noi abbiamo risposto con la classica trasparenza di sempre: no, non vendiamo contenuti ma se volete fare pubblicità in modo visibile e chiaro tramite banner, siamo a disposizione con il più ampio network sul mercato.

    C'è di bello che con tutti questi "professionisti della comunicazione" che spesso e volentieri aprono account sui social network anche solo per scrivere (a pagamento) per qualcun altro, la pubblicità display ritorna ad avere un ruolo a mio avviso positivo perché è completamente chiara, visibile, valutabile dal lettore in corrispondenza di eventuali scritti relativi al medesimo inserzionista e, nel nostro caso, arriva perfino da un terzo che pianifica autonomamente con i clienti. Ecco, credo che dove l'editore riceve passivamente la pubblicità avendo solo un potere di veto (eventuale) su pubblicità sgradite, la garanzia anche per il lettore sia massima.

    Parliamo di pubblicità in modo sereno, non è il male se gestita come si deve, con trasparenza e rispetto per il lavoro degli editori e dei lettori, distinguiamola da altre forme più subdole di intersezione tra contenuto proprio e contenuto pagato e mettiamo da parte le ipocrisie.


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  • Angelo Peretti says:
    31 luglio 2012 alle ore 20:38

    Filippo, io non ce l'ho con la pubblicità. Anzi, ci vuole, ci mancherebbe. Purché vi sia trasparenza. Ecco, questo chiedo: trasparenza. Scrivi di un vino che ti hanno mandato a casa? E che ci vuole a dirlo? Hai accettato compensi? Dillo: è lavoro. Peccato che i disclaimer siano così rari.

  • Giampiero alias Aristide says:
    1 agosto 2012 alle ore 09:00

    Sì Angelo, la ricetta ha semplici ingredienti: trasparenza, trasparenza e trasparenza. Alla wine blogger conference negli USA - da quest'anno - vengono poi differenziati i "citizen bloggers" (appassionati non professionisti) dagli "industry bloggers" (professionisti della filiera).
    Ripeto quanto dico da tempo: usare l'auto non ci distingue tra chaffeurs o gitanti o pendolari. Usare il blog non ci differenzia tra liberi e indipendenti o professionisti scrupolosi o prezzolati marchettari. Mi stupisco che ci siano persone che ancora si stupiscono: il mezzo non ci fa migliori. I migliori di noi, però, migliorano il mezzo.

  • Remo Pàntano says:
    2 agosto 2012 alle ore 15:24

    ...mala tempora currunt, è vero e magari bisogna anche inventarsi il lavoro, però una regola ci deve essere!
    La peggior cosa, a mio avviso, è sottrarre il lavoro a chi lo fa per mestiere, facendosi passare per appassionati senza scopo di lucro!
    Purtroppo, l'era dei blog sta facendo gioco a questi personaggi!

  • Rinaldo says:
    5 agosto 2012 alle ore 14:35

    Condivido totalmente il commento di Filippo.
    Aggiungo che è a dir poco sorprendente che una web advertising assistant proponga questo tipo di collaborazione; non rendendosi conto che un wine blog riesce a crearsi un seguito, in virtù della linea editoriale che ha deciso di seguire e che qualsiasi intervento o cambio di linea editoriale, come quella indotta dal tipo di collaborazione proposta, non può che essergli deleteria e di riflesso, rivelarsi improduttiva per la stessa web advertising assistant.

  • Angelo Peretti says:
    5 agosto 2012 alle ore 16:09

    @Giampiero: condivido, ma vorrei qualche disclaimer in più.
    @Remo: credo che tutti siano liberi di scrivere, ma purtroppo il blog non attribuisce responsabilità all'autore, e questo eccesso di libertà diventa anarchia nella quale sguazzano liberamente i pirahna
    @Rinaldo: condivido, ma non credo che ad abboccare all'amo siano coloro che hanno una linea editoriale chiara; tuttavia, anche i post "minori" fanno portfolio per le società di comunicazione

  • fabio piccoli says:
    5 agosto 2012 alle ore 21:43

    Caro Angelo ancora una volta sei riuscito con semplicita' senza giri di parole ad evidenziare un tema complesso spesso pericolosamente sottaciuto con il rischio grave che l'informazione preziosa dei blogger perda anch'essa quell'autorevolezza da tempo lasciata per strada dalla maggior parte della cosiddetta critica enogastronomica tradizionale. Mi verrebbe da scrivere 'salviamo il soldato blogger' perche' salvandolo si puo' preservare l'indispensabile strumento dell'autorevolezza e credibilita' dell'informazione enogastronomica. Quanti si beavano della crisi di credibilita' delle guide oggi capiscono quanto questi strumenti 'seri' oggi manchino al mondo del food and beverage italiano. E allora proviamo questa volta a non limitarci a scrivere auspici di maggior trasparenza ma proviamo a proporre qualche semplice regola per evidenziare i distingue. Nessuna azione moralizzatrice, per carita', ma un tentativo serio questa volta di dividere la comunicazione dall'informazione. Si apra il dibattito una volta per tutte con coraggio questa volta in ballo non e' la sopravvivenza di blogger ma la credibilita' di un sistema.

  • Anonimo says:
    5 agosto 2012 alle ore 23:56

    Cristo! Sono geloso!!! A me non hanno scritto. Si vede che non sono importante. Che figura...
    Carlo Macchi

  • Anonimo says:
    6 agosto 2012 alle ore 11:05

    Condivido pienamente quanto espresso dal Sig.Peretti, aggiungo all'elenco anche quei personaggi che oltre a svolgere funzioni di blogger, collaborano con aziende vinicole per l'area comunicativa ed in più sono responsabili di guide più o meno importanti nella stessa zona....... Come dire che alla decenza o indecenza non c'è mai limite.......

  • Lizzy says:
    6 agosto 2012 alle ore 22:19

    Qualcosa mi stride. Una persona che lavora in una web agency e tratta i blog alla stregua di volantini pubblicitari...?? Si spacciano per web consultants e trattano i new media come se fossero la cara, vecchia carta stampata??
    Ecco cosa succede a mettere certa gente davanti a un pc, improvvisamente si credono tutti Seth Godin.

  • stefano tesi says:
    14 agosto 2012 alle ore 15:43

    Caro Angelo,
    tutto è ovviamente prezzolabile, a cominciare dalla stampa. Con una differenza: se a farsi prezzolare è un blogger o un comune cittadino, egli così tradisce solo la propria coscienza e il proprio lettore. Se lo fa un giornalista, egli tradisce anche le norme deontologiche a cui lo sottopone la legge, per la violazione della quale è sanzionabile.
    In pratica, il primo fa una cosa eticamente discutibile, ma non illecita. Il secondo compie invece un illecito (e ci si può giocare il posto, la carriera o perfino il titolo professionale).
    L'indipendenza del blogger è spesso autoasseverata, non certificata nè certificabile; quella del giornalista è tale per legge.
    L'email che hai ricevuto e anche alcuni dei commenti, devo purtroppo riconoscere, dimostrano come e quanto sempre più sottile venga percepito dalla società il discrimine esistente tra la pubblicità e l'informazione.
    Sottoscrivo in toto le tue parole: "... il rischio è che nel fascio di tutte l'erbe ci vadano a finire proprio i blogger del vino, perché è difficile pensare che una web advertising assintant scriva a un blog proponendo uno "scambio" come quello riportato qui sopra se non ha trovato qualche spazio di disponibilità presso qualcheduno fra i millanta blogger attivi in rete. E la cosa mi inquieta. E costituisce un problema".
    Un grosso problema che in tanti fingono di non vedere nel nome del proprio (co)interesse.

  • Ruggero Vasari says:
    31 agosto 2012 alle ore 11:22

    Complimenti Direttore per la sua indipendenza ed integrita morale.Molto spesso si scrivono commenti entusiastici per attirare l'attenzione verso un vino piuttosto che un altro o un prodotto gastronomico, in realtà sono se si prova si può descrivere la realtà percettiva ed olfattiva e per questo la invito a venirci a trovare per provare il Mamertino DOC, lo storico vino amato e bevuto anche dall'Imperatore Giulio Cesare, ancor oggi prodotto dalla nostra azienda e celebrato con l'evento "MAMERTINO VINEYARD TOUR 2012" con annullo filatelico ad opera di Poste Italiane.

  • Anonimo says:
    1 settembre 2012 alle ore 18:28

    La questione piuttosto delicata riguarda la (grossa) differenza fra fare il giornalista e fare il pubblicitario. Spesso in giro si confonde un po' troppo fra queste due figure. Le aziende spesso confondono la recensione con la marchetta, o fanno finta di confonderle. L'unica cosa da fare (per chi non vuole scrivere marchette) è sgombrare il campo dall'equivoco, con le buone o con le cattive, secondo i casi e rendere conto solamente ai lettori.

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