Il tappo a vite non è più tabù

30 agosto 2012
[Angelo Peretti]
Ieri, 29 agosto, in qualche modo è stata una data epocale per il vino italiano a denominazione di origine controllata. È infatti entrato in vigore il Decreto del 13 agosto 2012 che prevede una serie di nuove disposizioni in materia di etichettatura e di "presentazione" (si dice così quando si parla di confezionamento) dei vini. In particolare, sono state finalmente aggiornate le previsioni che riguardano i contenitori alternativi al vetro per i vini doc, e dunque d'ora in poi un po' tutti potranno adoperare anche i bag in box, ed era ora. Eppoi - udite udite - sono state introdotte misure di liberalizzazione per quel che concerne la tappatura, e dunque ecco che il tappo a vite non è più un tabù.
Evviva. Al ministero si sono accorti che questo benedetto tappo a vite - lo dice il comunicato stampa ufficiale - "risulta assai richiesto sia dai mercati esteri che nazionali". Evviva. Però...
Però c'è un però, ed è che l'aria nuova tira solo per i vini doc. Non per i docg. Dice infatti il comunicato ministeriale: "Resta comunque fatto salvo l'uso del tradizionale del tappo di sughero per le produzioni maggiormente qualificate, conformemente alle disposizioni degli specifici disciplinari di produzione". E per "produzioni maggiormente qualificate" è da leggersi, appunto docg.
Si è fatto trenta, si poteva far trentuno. Ma tant'è: godiamoci le novità ed esultiamo per quelle, e rendiamo merito al ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, che ha avuto il coraggio di cambiare. Ancora un passettino, ministro, e ci siamo del tutto.

6 commenti:

  • Stefano Menti says:
    30 agosto 2012 alle ore 07:31

    Sia sul Gambellara che sul Soave si poteva già usare il tappo a vite, fatta eccezione per le zone classiche, quindi era necessario declassare il vino da classico a doc. Disposizione regionale.

    Non so se questo è cambiato.

  • Anonimo says:
    30 agosto 2012 alle ore 08:23

    Nei formati piccoli, 0,375 l, alcune DOCG prevedono da tempo l'uso del tappo a vite : o che si pensa che in tale formato le produzioni siano meno qualificate ? mah .....

    Giovanni Palazzi.

  • Andrea Tibaldi says:
    4 settembre 2012 alle ore 08:08

    Sono appena stato in Francia e un produttore di Champagne che utilizza tappi 100% in agglomerato, col quasi 100% di garanzia che il vino non saprà di tappo, si lamentava del fatto che l'importatore italiano gli fa delle storie perché vorrebbe il tappo classico agglomerato + dischi di sughero massello. Gli ho risposto: sa, il suo vino che in cantina costa 17 euro, in Italia in enoteca andrà sulle 35-40, dunque il consumatore pensa di acquistare un prodotto di lusso e se ne avrebbe a male quando vede un tappo che considera di serie B...

  • Anonimo says:
    5 settembre 2012 alle ore 11:16

    peccato!

  • Alessandro Canepari says:
    11 settembre 2012 alle ore 15:41

    Sig. Peretti buongiorno. Mi stupisco fancamente delle lodi sperticate che Lei diffonde sul web circa il tema della chiusura a vite per i vini doc. Da addetto ai lavori e da amante del prodotto vino mi permetto di farle notare alcune cose che potrebbero esserLe sfuggite:
    - la chiusura a vite non ha nessuna caratteristica di ecocompatibilità a differenza del sughero che invece è un materiale totalmente riciclabile ed ecocompatibile.
    - lei saprà bene che in Italia esiste una grande varietà di vini doc. Spesso ciascun prodotto proviene da un vitigno particolare di una ben determinata zona con caratterisitche climatiche e di territorio assai distinte. Tale differenziazione, mi permetta la possibilità di non dilungarmi troppo, è in pefetta antitesi ideologica e culturale con la massificazione che un prodotto interamente attificiale inevitabilmente attua.
    - Dal punto di vista tecnico, a tal proposito potrà interpellare vari enologi, il vino chiuso a vite non ha alcuna evoluzione e richiede una preparazione ad hoc in cantina. Per cui tale chiusura sarà eventualmente idonea solo per alcune tipologie di vini.
    La ringrazio dell'attenzione.

    Alessandro
    Un produttore di tappi di sughero

  • Angelo Peretti says:
    11 settembre 2012 alle ore 18:01

    Caro Alessandro, se lei è un produttore di tappi in sughero, posso capire che non gradisca la mia posizione, ma mi permetta, come dice lei, da "amante del prodotto vino", di dire che se trovo lo stesso vino chiuso col sughero e con la capsula a vite, non ho, in genere, alcun dubbio nello scegliere la vite, e glielo dice uno che nel suo percorso di incontro col vino di tappi ne ha tolti dal vetro alcune decine di migliaia.
    Sulle varietà di doc italiane e sul loro esagerato numero mi leggerà a breve su quest'InternetGourmet, ma non vedo che cosa c'entri il tappo con la loro massificazione, che ha ben altre ragioni, a mio avviso, e sono prima di tutto ampelografiche, agronomiche ed enologiche.
    Ovvio, non si può fare di tutta l'erba un fascio, e certamente su alcuni vini (alcuni vini) il sughero (alcuni sugheri) non ha al momento alternative apprezzabili, e dunque ben venga il sughero di qualità, e se lei rappresenta, come ho motivo di ritenere (ma non vorrei sbagliare), un'azienda che imprime una M sui propri tappi, sappia che si tratta di una delle mie "prime scelte" in termini di affidabilità, e gliene rendo merito.
    Tuttavia, mi spiega perché io, consumatore, devo accollarmi - e torno a parlare in termini generici - il sempiterno rischio-tappo? E non parlo solo del tema tca. Parlo di ossidazioni, riduzioni, aberrazioni che derivano dall'interazione tra tappo e vino, molto più insidiose del tca, e tali sovente da vanificare buona parte dell'impegno del produttore, e con esso il mio personale piacere.
    La domanda è semplice: perché, se compro una cassa da sei bottiglie di uno stesso vino, dopo cinque anni se hanno la capsula a vite ho sei bottiglie tutte uguali (e tutte perfette) e se hanno invece il sughero ho sei bottiglie per la gran parte, magari minimamente (lo ammetto: occorre lunga esperienza per avvedersene), differenti?
    Sull'eco-compatibilità non entro nel merito: tra i produttori, ognuno sta dicendo la sua, e ciascuna parte tira l'acqua al proprio mulino, e questo non giova a nessuno.
    Ripeto: non si deve fare di ogni erba un fascio, e ci sono certamente in circolazione tappi in sughero eccellenti, come quelli della sua azienda, ma lei mi ha parlato del suo stupore e ho voluto rappresentarle il mio pensiero.
    Su una cosa spero almeno che saremo alleati: lasciamo perdere i tappi sintetici. Sarebbe già un bel passo avanti. E so che ora mi si inalbereranno i produttori di tappi sintetici. Pazienza.

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