La Sardegna nel bicchiere

16 agosto 2012
[Mario Plazio]
Con il mio consueto gruppetto di agguerriti bevitori ho organizzato qualche tempo fa una degustazione di vini sardi. Le bottiglie non sono sempre facilissime da reperire, ma abbiamo cercato di mettere insieme qualche etichetta "alternativa" con dei rappresentanti della grande tradizione, come il Turriga di Argiolas. Ne è venuta fuori una serata divertente, varia e a tratti sorprendente. I vini di produttori biodinamici o prodotti senza uso di solforosa hanno riportato un andamento altalenante, alternando prestazioni eccellenti a risultati deludenti, come è logico sotto certi aspetti attendersi. Più scontata la prestazione del Turriga, piuttosto compiaciuto della sua perfezione formale, ma spesso incapace di grandi slanci.
Questi i vini che abbiamo assaggiato.
Panevino – Isola dei Nuraghi Perdacoddura 2005
Il miglior vino della serata. Nel bicchiere senti il Mediterraneo, la frutta in composta e il cacao. E poi fiori, piante spinose, fichi. Per chi è stato in Sardegna è come immergersi nella macchia mediterranea. È potente come ti aspetti, ma colpisce l’equilibrio e la mineralità. Al palato termina su aromi di tamarindo e menta secca. 93/100
Panevino – Isola dei Nuraghi Skistos 2004
Ancora un vino di Gianfranco Manca! Questa volta sembra più evoluto, già dal colore. Soprende per via del naso vissuto che odora di medicinale per poi evolvere verso il ginepro e il mirto. E’ rotondo, sferico senza però alcuna dolcezza. Viscerale e umorale, un vino cangiante e che non nasconde i tannini. 90/100
Sedilesu – Cannonau di Sardegna Mamuthone 2009
Aperto ed espressivo, colpisce per la finezza. Ampia la paletta aromatica che va dal pepe verde al macis, dal peperoncino alla ciliegia, dal mirto alle spezie. Rispetto ai precedenti rientra di più nei canoni di una maggiore formalità espressiva, senza per questo dare l’impressione di essere un vino tecnico. Non ha la lunghezza o la potenza di molti concorrenti, però mi è piaciuta la coerenza e la eleganza della beva. Nel finale diventa complesso ed esibisce anche fiori e ginepro, con un non so chè di ossidativo tutt’altro che fuori posto. 89/100
Panevino – Isola dei Nuraghi Ogu 2006
Pronto e maturo. Foglia di fico, molto mare nel bicchiere, iodio, cappuccino, tamarindo, capperi, lavanda. Sembra un ossimoro, ma è chiaramente ossidativo riuscendo a mantenere una finezza incredibile. È intrigante, inizia veramente alla grande, ma finisce per appesantirsi col passare dei minuti. L’ossidazione sembra consumare rapidamente il vino, ma nonostante questo e una evidente volatile, non mi è dispiaciuto affatto. 86/100
Giovanni Montisci – Cannonau di Sardegna Barrosu 2008
Vino chiaramente fuori dagli schemi. Tenue il colore, fine ed impalpabile al naso, etereo e speziato. È al palato che non mantiene quanto prometteva al naso, rivelandosi abbastanza prevedibile e di una lunghezza non al livello delle attese. È comunque ben fatto ed elegante e si fa bere. 85/100
Giovanni Montisci – Cannonau di Sardegna Barrosu Riserva 2008
Colore pallido e interessante. Dopo l’iniziale sentore di vaniglia, escono delle intriganti erbe montane, il tarassaco e la pera confit. Morbido e tannico, l’impatto dell’alcol lo limita nello sviluppo. Avrebbe potuto essere molto migliore se fosse stato più fine nella beva. È però un vino di carattere. 85/100
Argiolas – Isola dei Nuraghi Turriga 2002
Colore tra i più cupi, quasi nero. Goccia di pino, miele, pepe e salame. Moderno e costruito, ha tannini molto fitti. È l’immagine del vino da concorso, abbastanza scontato, con legno e tannini che ne inchiodano l’incedere. Ne risulta un vino corto, astringente e bloccato. 83/100
Sedilesu – Cannonau di Sardegna Ris. 2007
Piuttosto moderno, legno, cuoio, spezie e amaretto. Alcolico e tannico, da subito secca il palato e poi entra l’alcol. Potente, amaro e poco elegante. Potrebbe anche migliorare con gli anni, oggi è scomposto, nonostante l’evidente materia. 80/100
Argiolas – Isola dei Nuraghi Turriga 2004
Tappo netto. NC
Argiolas – Isola dei Nuraghi Turriga 2003
Denso, profuma di tartufo, cuoio e legno. Rivela una fattura moderna e formalmente ineccepibile. Al palato è aggressivo, funziona a scatti e domina una massa tannica fin troppo imponente. Probabilmente c’è un problema di tappo, non si sente al naso, ma la bocca è troppo invadente. NC
Cavazza - Colli Berici Tai Rosso 2003
Era il "pirata" della batteria, prodotto con tai rosso, equivalente del cannonau sardo. Purtroppo bottiglia viziata dal tappo. Sembrava interessante. NC
Ultima constatazione: 3 vini su 11 con problemi di tappo evidenti. Due di questi su bottiglie dal costo tutt'altro che proletario (Turriga). Io propongo ai poveri consumatori una class action verso i produttori. Non è accettabile che vengano venduti prodotti difettosi senza che nessuno faccia niente. Cominciamo a fare qualcosa?

1 commenti:

  • Fabio Giavedoni says:
    20 agosto 2012 alle ore 17:36

    Mario, lo dovresti sapere: i sentori di tappo in un vino rosso sardo non sono un difetto, è territorio! ciao :-)

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