Un rosé di sette anni

28 agosto 2012
[Mario Plazio]
Non nutro una grande passione per i rosati. Credo che sia soprattutto colpa dei produttori, troppo impegnati a svolgere un compitino che frutti loro la semplice sufficienza. Oppure travolti dal successo della tipologia, ma poco convinti di poter tirar fuori qualcosa che vada oltre la correttezza tecnica. Ci sono poi le dovute eccezioni. Tavel in Francia è, credo di non sbagliare, l’unica aoc esclusivamente dedicata al rosato. È insomma un bel termine di paragone per la categoria. E poi se qui si è da molto tempo deciso di impiegare tutte le energie verso questo difficile colore, una ragione deve pur esserci. È una questione che dovrebbe far riflettere la nostra filiera. Una questione di coerenza e di dedizione verso quello che, a torto o a ragione, si ritiene possa più compiutamente trasferire nella bottiglia il terroir di origine. Senza perdersi nei meandri di listini pieni di vini inutili, prodotti solo per “completare la gamma”.
Spero di non essere noioso, ma io credo e insisto nella semplificazione e nella identificazione del territorio attraverso vini originali e in grado di distinguersi. E questo si può raggiungere solo togliendo il superfluo e concentrandosi sulle vere peculiarità.
Ora eccomi a scrivere di un Tavel del 2005. Già dovrebbe far riflettere il fatto che sto parlando di un rosato di sette anni di età. L’evoluzione si sente, eccome, nei profumi molto netti di ciliegia macerata nell’alcol, di spezie e di rosa appassita. Poi arriva anche l’anice, a ricordare gli aromi delle erbe spontanee del luogo, e la carne accanto al chiodo di garofano. Una paletta che ha poco a che spartire con i freschi rosati cui siamo abituati. E che sia fuori dall’ordinario lo conferma l’incedere della beva, potente ed alcolica. Il palato è largo e possente, direi che avrei voluto un pizzico in più di finezza e di eleganza nel finale, ma questo è quello che la natura concede da queste parti. Un vino importante, adatto alla sapida cucina locale e a piatti complessi, come ad esempio il cassoulet, sul quale si è benissimo comportato.
Tavel 2005 Domaine de la Mordorée
2 faccini :-) :-)

3 commenti:

  • Salvatore LANDOLFO says:
    29 agosto 2012 alle ore 15:53

    Beh anche io ne conosco uno che si difende bene, impressionante soprattutto per conservare la freschezza. Rosato 2007 della'Azienda Monte di Grazia a Tramonti (SA).

  • Mike Tommasi says:
    6 settembre 2012 alle ore 09:12

    I rosati che fa il mio amico Delorme alla Mordorée sono tra i migliori che conosco. Comparabili i Bandol di Tempier e Terrebrune e forse anche Tour du Bon.

  • Angelo Peretti says:
    6 settembre 2012 alle ore 20:11

    Grazie della testimonianza, Mike: metterò in cantina un po' delle bottiglie che consigli (peraltro, adoro i vini del domaine Tempier)

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