[Angelo Peretti]
Non so se, quanto e come la cosa funzioni, però l'idea che vi è sottesa la trovo geniale. Andrea Segrè, professore ordinario di politica agricola internazionale e comparata a Bologna, ha fondato Last Minute Market, un'associazione che organizza la raccolta dei prodotti in scadenza nei supermercati perché vengano distribuiti alle mense di "soggetti socialmente svantaggiati". Così le aziende produttrici e la gdo non devono affrontare i costi di smaltimento, che sono ingenti, e chi ha più bisogno può sfamarsi. E sin qui è già una bella cosa. Ma la genialità di cui parlavo sopra è un'altra ancora, e la trovo contenuta in un'intervista a Segré pubblicata sul giornale on line Linkiesta: la firma è di Stefania Divertito, redattrice di Metro.
Dice Segrè: "Bene, cambiamo le offerte. Imponiamo ad esempio che i prodotti in
scadenza costino la metà. Hai bisogno del latte? Se compri quello che
scade oggi lo paghi al 50%. Io dico che si vende".
Sissignori, dico anch'io che si vende, eccome, in questa maniera. Anche perché la data che si legge sulle confezioni in realtà, nella quasi totalità dei casi, non è una vera scadenza, bensì un parametro di riferimento: c'è scritto "da consumarsi preferibilmente entro il..." e non "scade il..."
"Impariamo a leggere le etichette: se c’è scritto da consumarsi
preferibilmente entro vuol dire che anche se è scaduto da poco, è ancora
buono", ci ricorda Segrè, e in effetti è bene che tutti - io per primo, lo ammetto - ce lo ricordiamo che le cose stanno effettivamente così, e dunque che in quella data non è che ti esplode la confezione se ce l'hai ancora in dispensa o nel frigo. A maggior ragione non c'è motivo per non comprarla, se viene offerta a prezzi fortemente ribassati, e siccome - dicevo - la raccolta e lo smaltimento dei prodotti "scaduti" costa un fracco di soldi alle aziende produttrici ("Lo sa che il più grande produttore di yogurt in Italia spende ogni anno
20 milioni di euro solo per poter smaltire la propria merce scaduta?" chiede il professore alla sua intervistatrice), tanto varrebbe svendere: ci sarebbero comunque margini di vantaggio per tutti.
Qualcuno già lo fa, mi pare. Tra i commenti al pezzo de Linkiesta, per esempio, ce n'è uno firmato con il nick studentesquattrinato che dice: "Probabilmente il suddetto professore ha saputo della pratica del 'last minute market' da qualche suo studente: molti universitari fuori sede (e tra questi, io) campano della merce del Lidl in scadenza venduta al -30%".
Bene: andiamo avanti. Coraggio, uomini della gdo: buttatevi sul last minute market. Secondo me funziona.

0 commenti:
Posta un commento