Cavolo, non sarò mai Narratore del Gusto

4 settembre 2012
[Angelo Peretti]
Oh, sì, lo so, lo so bene che in giro c'è gente che pensa che io di vino non capisca un fico secco (nel parlato quotidiano userei altre espressioni, ma il concetto mi pare espresso ugualmente). Lo so, e qualcheduno l'ha fatto anche trapelare. Ma mai fino ad ora c'era stato che me lo dicesse, spudoratamente, apertamente, ammantando il j'accuse con la proposta di un corso per correggere le mie lacune. Ebbene sì, mi è accaduto anche questo, e ne prendo atto. Ma non posso, proprio non posso fare a meno di raccontarlo: che volete farci, è più forte di me, anche se so che la mia reputazione verrà fortemente intaccata. Orbene, tra le millanta mail che ricevo n'ho trovata una - o meglio, l'ho trovata duplice, ché m'hanno scritto, penso, come wine writer e anche come responsabile della comunicazione d'un consorzio vinicolo - che diceva così, due punti e a capo.
"Egregio Dott. Angelo Peretti, nei giorni xxx si svolgerà a xxx presso l'azienda xxx, leader nella produzione di calici in vetro soffiato di alta gamma, un corso di Brand Ambassador che si inserisce nel più ampio contesto dei Narratori del Gusto e ha come finalità la preparazione di nuove figure professionali capaci di raccontare in modo innovativo i prodotti tipici tradizionali (vini e distillati) e i territori dai quali derivano. Alla base c'è una prassi formativa che ha come cardine l'analisi sensoriale scientifica e quindi una serie di nuovi metodi che consentono un maggiore coinvolgimento dei clienti, sia nella relazione a tu per tu, sia soprattutto nella comunicazione a gruppi. L'azienda xxx, che ha già adottato l'analisi sensoriale come metodo scientifico per lo sviluppo delle sue linee di calici da degustazione, ci ha dato l'incarico di individuare un gruppo di personaggi che per posizione, volontà, mentalità e ambizione abbiano intenzione di trarre spunto per il proprio lavoro da una nuova filosofia di comunicazione e di relazione. Xxx offre per intero la quota del corso, lasciando a carico del partecipante le sole spese di trasferta. A noi farebbe logicamente molto piacere la Sua partecipazione e quindi Le saremo grati se vorrà darci una risposta a breve giro di posta, con la speranza che sia positiva. Intanto, una forte stretta di mano".
Ora, ricambio volentieri la calorosa stretta di mano, ma il messaggio è chiaro: caro Peretti, tu di vino non ci capisci una beata fava e ti facciamo l'onore di poterti finalmente istruire.
Più semplice ancora: caro Peretti, sei un ignorante, ravvediti (grazie a noi e allo sponsor).
Orbene, ho preso atto che chi mi ha mandato la lettera e l'azienda xxx sua sponsor mi ritengono un ignorante, nel senso che ignorerei come si fa a "raccontare in modo innovativo i prodotti tipici tradizionali (vini e distillati) e i territori dai quali derivano". Che volete farci: ho i miei limiti. Così garbatamente (credo) ho risposto come segue; "Egregio dottor xxx. Ringrazio lei, e indirettamente l’azienda xxx, del cortese invito, che tuttavia mi vedo costretto a declinare, essendo impegnato nelle date proposte. Aggiungo sommessamente che mi occupo di degustazioni e di vino dal 1984: non ritengo certo di essere alla vostra altezza, ma probabilmente qualche piccola esperienza - sicuramente molto empirica – in questo abbondante quarto di secolo, con decine di migliaia di vini assaggiati, l’ho maturata, e pertanto la mia mancata partecipazione offrirà ad altri, meno fortunati di me, un’interessante chance di apprendimento. Mi permetto di segnalare che per i miei assaggi utilizzo bicchieri yyy, acquistati a mie spese e di mio gradimento".
Che dite? Che sono stato arrogante? Oh, be', probabilmente sì, lo sono stato. E ora, occhecavolo, non diventerò né Brand Ambassador, né Narratore del Gusto. Mi sta bene: c'è di che cadere in depressione. O forse no.

10 commenti:

  • Anonimo says:
    4 settembre 2012 alle ore 08:09

    Risposta da signore quale sei. Io avrei suggerito una decina di corsi sulla comunicazone fossi stato al tuo posto. Il difetto era tutto lì. Saper leggere alle volte non significa essere in grado di capire. :)
    Giustino Catalano

  • Andrea Tibaldi says:
    4 settembre 2012 alle ore 08:19

    Un po' di analisi sensoriale scientifica non farebbe che bene in un mondo di fingitori che, più che narratori del gusto, definirei "poeti del gusto".

  • Unknown says:
    4 settembre 2012 alle ore 08:43

    Riascoltate Gaber, "La realtà è un uccello". Nel vino e nel gusto non è molto diverso: tu guardi a destra e il vino va a sinistra, nel senso che poi bisogna pur venderlo e un conto è fare l'imbonitore, altra cosa fare un vino che piaccia. E quando un vino è buono, c'è poco da capire: è un cielo azzurro come quelli di Giotto

  • Anonimo says:
    4 settembre 2012 alle ore 09:08

    forse non ti conosceva ed ha preso un granchio gigantesco. vedrai ti risponderà e.... se è intelligente ti chiederà scusa. Ciao Andrea d'arcangelo - brescia

  • Anonimo says:
    4 settembre 2012 alle ore 09:22

    Ha ragione Andrea "Un po' di analisi sensoriale" farebbe bene a tutti in un mondo di pseudo intenditori di vino (giornalisti e non) che riescono a vedere nel bicchiere di vino il numero di scarpe del contadino che ha prodotto l'uva e la taglia della camicia del cantiniere.
    Francesco Galeone

  • Angelo Peretti says:
    4 settembre 2012 alle ore 10:01

    Il problema è proprio questo, ma rovesciabile: troppi tecnici o tecnicisti non riescono a vedere nel vino il numero di scarpe del contadino, perdono cioè il senso d'umanità che sta nel vino, quell'umanità che è fondamento stesso dell'idea francese di terroir. Ma il vino senza umanità è pura commodity: è questo che vogliamo? Io no, grazie.

  • Anonimo says:
    4 settembre 2012 alle ore 12:15

    So che pubblicando il nome dell'azienda contrassegnata da te come xxx è, implicitamente farle della pubblicità, tuttavia se noi scriba continuiamo a fare dell'autocensura facciamo del male a noi stessi e al lettore, chiunque esso sia. Non credo, conoscendoti seppur superficialmente che tu sia un Don Abbondio,quindi coraggio. Perchè solo te il compito di ssbeffeggiare ironicameente il mittente? E noi?
    Caramente
    pippo cremonesi

  • Angelo Peretti says:
    6 settembre 2012 alle ore 23:09

    Non faccio il nome dell'azienda semplicemente perché non ho alcuna certezza sul fatto che questa sia a conoscenza dell'iniziativa assunta dai suoi zelanti promoter sensoriali, o quanto meno che sia a conoscenza delle modalità e dei toni da questi utilizzati.

  • Fernando Campagnola says:
    8 settembre 2012 alle ore 18:43

    "troppi tecnici o tecnicisti non riescono a vedere nel vino il numero di scarpe del contadino, perdono cioè il senso d'umanità che sta nel vino, quell'umanità che è fondamento stesso dell'idea francese di terroir. Ma il vino senza umanità è pura commodity"
    Grazie Angelo questa è una citazione che se avrò la fortuna in un domani di vedere i miei figli in vigna con me non mancherò di raccontare a loro

  • paolo mosca says:
    10 settembre 2012 alle ore 13:38

    bravo angelo una bella risposta sottile e tagliente al punto giusto, ma in questo mondo cosi' acefalo e sempre piu' difficile vivere in modo elegante ed intelligente. purtroppo miamal ciao paolo

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