[Angelo Peretti]
Com'è che si diceva una volta? Scherza coi fanti e lascia stare i santi. Poi si è capito però che anche i fanti ti possono dare di quelle mazzate che metà è abbastanza e allora o scherzi con tutti o non scherzi con nessuno. Però oggi quel vetusto modo di dire mi viene da tirarlo fuori dopo aver letto il mille e passesimo annuncio di una rassegna sul vino che tira in ballo l'assonanza con divino. Basta, per favore, basta: lasciatelo stare 'sto divino. Vino divino, divino vino, divino in vino, divinamente vino, pensiero di-vino, festival diVino, bicchiere di...vino, piacere diVINO, Mese DiVino: oh, per la miseria, che noia, quante ne ho viste di robe del genere! Suvvia, comunicatori della festa dell'uva di Pincopallo e dintorni, pensate proprio di essere originali? Per un po' ammetto possa essere anche stato carino, ma ora si esagera. Metteteci un po' di fantasia, e finitela con 'sto gioco di parole trito e ritrito che accomuna vino e divino.

Ma sai Angelo che non sono affatto d'accordo? L'utilizzo massificato di certe assonanze, più o meno facili, è figlio della stessa cultura, o culturame, di cui siamo figli anche noi, blogger, comunicatori, parlatori, del vino. Figliati dall'idea del VinoMito, dall'idea del vino mitologico, su cui riflettere, considerare,conversare. Siamo anche noi figli della teologia e della tomistica del Vino, allo stesso modo di chi ancora gioca sulle DiVine assonanze. Forse, insieme agli assonanti, anche noi dovremmo contenerci e smetterla di filosofare su ogni bicchiere che beviamo. Forse.
Con amicizia
Tano B.
Io credo che l'errore sia voler per forza filosofare sul vino. In realtà, penso sia meglio che il vino aiuti a filosofare sulla vita. Molto meglio.