[Angelo Peretti]
Il vino? Mettiamolo dentro la borsetta, quella da donna. Proprio dentro dentro. Non nel senso che si prende la bottiglia e la si mette nella borsetta. No, intendo che la borsa fa da bottiglia, da contenitore, e dentro non ci vanno chiavi di casa, rossetto, portafogli, fazzoletti e tutte le altre cose che le donne riescono - per me come facciano resta un mistero - a farci stare dentro, ma ci va proprio il vino, solo ed esclusivamente il vino. Perché la borsetta, elegantemente fashion, glamour e tutti quegli aggettivi lì che usano le riviste di moda, è in realtà un bag in box. E il vino si spilla direttamente dalla borsetta.
Mi riferisco alle tre borsette portavino a marchio Vernissage. Svedesi. Sissignori, svedesi: è là che oggigiorno viaggia il design del vino prêt-à-porter. D'altra parte, dove se non nella patria dell'Ikea, che valorizza tanti giovani designer? Guardateli bene, certi pezzi dell'Ikea, non fermatevi solo alla loro usabiliy: sono geniali, in termini di design. Aggiungo: dove, se non nelle terre scandinave, dove non ci si sta a fare tante masturbazioni intellettuali sul tappo in sughero e sull'arte del servizio del vino, e dunque il bag in box non è guardato col sospetto che c'è dalle nostre parti?
A disegnare la borsetta che fa da bag in box è stata Sofia Blomberg. La sua idea è stata premiata due anni fa a Shangai come la più innovativa creazione per il packaging. Il vino - o meglio, i vini, ché ce ne sono tre - li ha invece ideati il wine marketer Takis Soldatos, di Oenoforos. C'è la borsetta a quadretti bianchi e dorati per il bianco, un blend di uno Chardonnay e un Viognier che vengono dalla Francia. C'è la borsetta a quadri neri e dorati e neri e grigi per il rosso, cuvée di Syrah e Cabernet Sauvignon, ancora francesi. E c'è la borsetta a scacchetti rosa e dorati per il rosé, ovviamente proveniente dalla Francia anch'esso, fatto col Syrah vinificato in rosa.
I vini non li ho provati, ma non importa. L'unico commento che faccio è per l'idea e per il design, e mi basta un aggettivo: geniali.

Concordo ... la genialità potrebbe anche salvarci!
Certo però che siamo secolarizzati mica male se noi, che produciamo vino da millenni, non siamo più in grado di avere idee innovative in questo settore. (giordano)
Scusate ma io non vedo genialità. E tiro un sospiro di sollievo nel pensare che questa enorme cazzata non sia stata partorita da un italiano che, appunto, produce vino da millenni...
Ma si sa, l'italiano vede lo straniero sempre più in gamba di lui. Che amarezza.
Stefania
@Stefania. Dipende. Se il vino fosse fatto da pochi vignaioli che producono grandi bottiglie su terreni assolutamente vocati, quel bag in box sarebbe non solo inutile, bensì assurdo. Ma il vino è altro. Sono milioni di ettolitri che devono trovare collocazione sul mercato, perché decine di migliaia di contadini possano trarci reddito. Troppo spesso, quel vino non offre invece reddito, venduto a 20 o 30 centesimi al litro. E questo anche perché manca la genialità del marketing. Ecco perché quell'idea è geniale: perché apre nuovi segmenti di consumo per un prodotto che deve dare di che vivere a chi coltiva la terra. Il resto è poesia, ma con la poesia non ci si campa. Purtroppo.
Idealmente posso anche condividere il punto di vista di Stefania; però di vino si deve anche vivere e qui non posso non essere d'accordo con Angelo.
Avete visto ieri sera STRISCIA LA NOTIZIA ... di vino fatto con le bustine.
Non posso aggiungere di più perchè il servizio non l'ho visto ma ho letto l'aricoletto di oggi su L'ARENA che parla di questo.
Giusto, non gisto, sicuramente dobbiamo confrontarci con il mondo che cambia ! (giordano)