[Angelo Peretti]
Ho letto che, dopo aver consultato gli assessori all'agricoltura delle varie regioni italiane, il ministro per le politiche agricole, Mario Catania, ha dichiarato senza peli sulla lingua che "in alcune zone è stata pesantemente intaccata la potenzialità dei vigneti, e per questo ci aspettiamo una vendemmia che sarà forse tra le peggiori, in quantità, mai avute in Italia". Dichiarazione al di fuori degli schemi del linguaggio politichese che abbiamo sentito recitare per tanti anni. Però adesso mi aspetto coerenza. Mi spiego con una domanda semplice semplice: non è che ci rendiamo conto che in vigna c'è poca uva, ma poi, a vendemmia finita, scopriremo che la produzione rivendicata nei vari territori è di fatto prossima a quella massima consentita dai vari disciplinari di produzione?
Intendo: ci sarà anche poca uva, ma se poi chi fa uva raccoglie poco e però dichiara che invece ha raccolto tanta uva quanta ne consente la doc (o l'igt, cambia poco), in modo da rifornirsi adeguatamente di "carte" da piazzare sul mercato (se io ho la mia bella autocertificazione che ho raccolto uve per una certa doc o per una tal igt, quella certificazione la posso appiccicare, con qualche gioco di prestigio, a vini che con la doc o l'igt non c'entrano, ma che così diventano miracolosamente doc o igt per via della "carta"), allora non ci siamo.
Sono fiducioso che non accada, o almeno che il vizietto venga circoscritto. Mi conforta in questo leggere il comunicato stampa diffuso dal Consorzio di tutela della Valpolicella. Dice: "Si chiama Vendemmia Sicura 2012 il programma di controlli che il Dipartimento dell’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari mette in campo quest’anno in Valpolicella, nella zona di produzione del Prosecco e Conegliano Valdobbiadene e nel Collio, per tutelare le produzioni che trainano il settore vitivinicolo del Triveneto". Bene.
Il comunicato prosegue con una dichiarazione fatta da Gianluca Fregolent, direttore dell’Ufficio di Conegliano dell’ICQRF (l'acronimo sta per Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, in sintesi la "Repressione frodi", emanazione del ministero per le politiche agricole), nel
corso della giornata informativa per i soci organizzata il 5 settembre scorso dal
Consorzio Valpolicella sugli adempimenti per il trasporto delle uve e
l’export intracomunitario: "Il nostro compito - ha detto - è quello di valorizzare le produzioni e tutelare i consumatori. Per questo in un’annata come quella che si presenta quest’anno in Valpolicella, quantitativamente difforme sul territorio, è importante intensificare i controlli per verificare la coerenza tra uve e cantina anche all’interno di ogni zona". Per inciso, leggo anche che "allo scopo è previsto un
potenziamento del personale del Corpo forestale impegnato, fino a 15
persone, e l’impiego di mezzi aerei per rilievi fotografici sulle
campagne che supportino poi i controlli a terra". Bene ancora. E un terzo "bene" lo dico per il Consorzio della Valpolicella, per il presidente Christian Marchesini e per il direttore Olga Bussinello, che hanno ritenuto di rendere pubblica e trasparente la cosa.

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