Sulla prima pagina della Domenica, l'inserto culturale domenicale del Sole 24 Ore, c'è una rubrichetta di Andrea Camilleri: proprio lui, il padre del commissario Montalbano. Si chiama, la rubrica - poteva essere altrimenti? -, Posacenere e ritrae, in un bellissimo disegno (di chi è?), lo scrittore di spalle, con l'immancabile sigaretta accesa. Sulla Domenica del 7 ottobre, Camilleri diceva delle consuetudini d'oggi, degli sms e delle email nelle quali, sbrigativamente, assai sbrigativamente, ci si relazione con gli altri, e basta un faccino per dire che sei felice o triste o un tvb per esprimere (probabilmente) la passione amorosa. "Spero - dice - che i poeti, gli scrittori, gli artisti, gli scienziati continuino a scrivere lunghe lettere agli amici, ai colleghi, alle loro donne. Altrimenti i nostri posteri non capiranno nulla dei nostri sentimenti, di com'eravamo".
Ecco, trascrivo queste parole perché è lì che, probabilmente, c'è la spiegazione. La spiegazione, intendo, del perché gente come me e tanti altri uguali a me continuiamo (uso la prima personale plurale perché mi ci metto dentro anch'io) a scrivere di vino e di cucina e di bellezza su queste cose elettroniche che chiamiamo blog o web magazine, e lo facciamo senza guadagnare, e magari creandoci perfino dei nemici. Ecco, credo che sia per questo: perché ci piace scrivere lunghe lettere, raccontando delle nostre passioni, e questa bizzarra faccenda che si chiama internet ci offre la chance di mettere in piazza le nostre lettere.
Lo facciamo, in fondo, per noi stessi, e siamo lieti che altri ci leggano, e non conta quanti siano i lettori. Come, appunto, in una vecchia, lunga lettera personale, destinata alla fine ad avere un unico lettore (un'unica lettrice), cui solo (sola) era destinata la fatica del narrare e del mettere su carta il proprio pensiero, il proprio sentimento. Se poi in un lontano futuro questo servisse anche a farsi un'idea dei sentimenti dell'oggi, tanto di guadagnato.

giordano (info@t-studio.it)
Quanto è vero Angelo.
Per certi versi, anche questa è evoluzione
da quando ho imparato a scrivere, scrivo. Hai detto bene, lo faccio per me, ho iniziato a farlo per un'esigenza interiore che poi è diventata più grande ed è sfociata nel desiderio di comunicare agli altri. Aggiungo un pizzico di polvere magica perchè le parole portino un'emozione, un sentimento, perchè riescano a toccare il cuore, a volte inaridito. Vesto i panni del contadino che semina, semina.. poi qualcosa nascerà!