[Angelo Peretti]
Il web è una bella cosa e l'e-commerce ancora di più, perché mi permette di acquistare musica, libri, viaggi, servizi e... vino. Compro parecchio on line, e magari la mia carta di credito ne risente un pochettino troppo, ma che ci volete fare. Standomene a casa, rifornisco la mia cantina di vini che vengono dalla Francia, dalla Germania, dall'Austria, un po' anche dall'Italia. Vorrei comprare anche in Spagna, ma è davvero difficile. C'era un portale che aveva una bella selezione, anche se funzionava come un diesel di prima generazione, ma poi non ha più spedito in Italia. Peccato, perché mi piacerebbe acquistare di più in terra iberica: i bianchi della Rias Baixas, i rossi invecchiati della Rioja e soprattutto i rossi della Ribera del Duero.
Adoro i rossi della Ribera del Duero: sono l'emblema dell'eleganza del tempranillo. Rossi carnosi, croccanti, setosi. E non parlo solo del celebre e celebrato (e carissimo) Unico di Vega Sicilia, che non è solo il top della Ribera del Duero, ma è anche ai vertici assoluti dell'enologia mondiale. Nossignori, non dico solo di quello. Dico anche di bottiglie più alla portata, che vanno messe in cantina qualche anno a riposare e poi sfoggiano una stoffa, una nitidezza, un'avvolgenza di quelle che appagano.
Stando in terrazzo, col sole che tramontava di là dai monti, mi sono stappato lo Jaros del 2002, un Ribera del Duero fatto solo col tempranillo. È stato per dodici mesi, come si usa da quelle parti, in botti piccole francesi e americane. Ma il legno non c'è, non lo avverti, ché è il frutto del tempranillo che emerge, che trionfa. Frutto nero, come il colore del vino. Frutto denso e succoso, senza cedimenti alla sdolcinatura. Gran frutto.
Era l'ultima bottiglia che avevo, e solo questo mi rattrista.
Ribera del Duero Jaros 2002 Finca El Quiñon
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

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