[Angelo Peretti]
Sì, è vero, accidenti, è verissimo: ci casco anch'io. Ci casco e ci ricasco, e così chiedo se il vino sia stato fermentato e poi affinato in questo o quel contenitore. E poi me ne pento, immediatamente. D'accordo, a volte lo domando per capire se quel certo tannino viene dall'uva o dal legno della botte (altre per noi, perché non so che altro domandare). Ma alla fin fine, cosa m'interessa? L'unica cosa che dovrebbe interessarmi è se quel vino mi piaccia o no. Tutto lì. E nel piacere, certamente, c'è anche la capacità del vino di descrivere un territorio, una persona, una cultura: insomma, un terroir. Ma il contenitore che c'entra? Il contenitore non appartiene alla sfera del piacere.
Ma fatelo dentro a quel che volete, il vostro vino! Che sia acciaio, che sia legno piccolo, che sia legno grande, che sia cemento, che sia terracotta, che sia vetroresina, che sia una tanica, che sia una damigiana, che sia un bidone, che sia quel cavolo che volete. Fatelo dove volete e fatelo bene.
Vignaioli, piantatela lì di farmi vedere le vostre cantine: mi interessa il vostro vino. Al massimo, mi interessate voi e la vostra terra. Il resto è noia.

In questo, Angelo, trovi tutta la mia comprensione. Sai quanti vini d'Oltrepo' mi sono piaciuti un casino ed erano stoccati in serbatoi semitrasparenti di vetroresina e per giunta all'esterno delle cantine? Dal punto di vista della piacevolezza, se e' per questo, non servono nemmeno un sacco di altre informazioni, quelle che riempiono invece le pagine della critica enologica, fanno la fortuna dei wine-writers e non fanno godere fino in fondo quel che si beve.
Pero' l'ultima tua frase mi preoccupa un po'. Io sono sempre curioso, dopo aver ben bevuto, di conoscere il modo in cui il genio del vignaiolo e' intervenuto nella sua simbiosi con gli altri due elementi indispensabili per fare un buon vino: il sole e la terra. Ci sono concezioni e mani diverse dietro ad ogni vino dello stesso territorio (anche nella Champagne, pensa!), interpretazioni diverse e molto personali che bisognerebbe conoscere, esattamente come bisogna apprezzare l'igiene della cantina (l'unica cosa che io richiedo ad un cantiniere). Per dimostrare (a chi non se l'immaginava) che ero sicuro di quanta cura devono dedicare all'igiene gli ottimi cantinieri, in una sala di raccolta del vino da vasche di cemento in Friuli ho passato il dito sul pavimento e me lo sono ciucciato. Ovviamente avevo valutato, in pochi minuti di visita, quanto quella cantina fosse esemplarmente pulita, ma un po' di rischio riconosco che me lo sono preso. Di fronte alla reazione stupita della persona, assolutamente laica in fatto di vino, il cantiniere ci ha spiegato che sono state assunti apposta due lavoratori per pulire due volte al giorno tutta la parte vinificazione della cantina e lavare i pavimenti, un costo notevole, ma per loro (e per me) assolutamente necessario. Anche le altre informazioni mi servono, sebbene al solo scopo di conoscenza, per capire le differenze personali d'interpretazione del vitigno che sono proprie di ogni autore di un vino, non certo per giudicarle. E poi il vino che bevevo tutti i giorni quando abitavo in Sardegna (adesso sono da vent'anni in Polonia, percio' devo comprare il vino soltanto nelle bottiglie) me lo andavo a prendere a mille lire al litro alla Sella & Mosca che stava ad un tiro di schioppo oppure alla Cantina Sociale di Santa Maria La Palma, rigorosamente dalla pompa. E rigorosamente con una tanica da 25 litri, dove al massimo durava una settimana, ma soltanto al freddo in cantina e non d'estate, quando dovevo usare tanichette da 5 o da 10 litri. Le stesse che si vendono nei negozi di accessori automobilistici, per la benzina, e tutte di polietilene...
Ai vignaioli non chiederei di piantarla lì di farmi vedere le loro cantine. Pero' agli enoappassionati direi di piantarla lì di giudicare un vino a seconda del contenitore in cui e' fatto: il migliore, come si sa, cambia di epoca in epoca, come i sistemi di chiusura delle bottiglie, a seconda dello stato della scienza e della tecnologia.
Be', sì, approfondire "dopo" aver bevuto un vino piace, a volte, anche a me. Ma, appunto, "dopo". Prima viene il vino. Per il resto, d'accordo, ma al posto della tanchetta preferisco il bag-in-box, una grande invenzione che noi italiani, al solito, scioccamente snobbiamo.
Il vino da bag-in-box e' pero' diverso da quello che si vende sfuso con la pompa e che puo' essere versato in contenitori portati dal cliente. Il procedimento di vinificazione lo prepara per resistere il piu' possibile all'imbustamento, modificandolo rispetto a quello da vendere sfuso. Il diametro della punta della pistola purtroppo non consente di versarlo in bottiglioni, dal collo stretto, ma soltanto in dame, damigiane o taniche, dal collo largo. La vendita di vino sfuso, dalla pompa, e' molto diffusa, molto di piu' di quanto si pensi. Anche le aziende che fanno vini di alta qualita' con le DOC e le DOCG hanno delle uve da vigneti troppo giovani o esuberanti, oppure delle uve di vicini che non hanno impianto di vinificazione, oppure delle uve non proprio sanissime o da impianti obsoleti con cui fare vinelli da tavola onesti, sinceri, a buon prezzo e che vendono sul posto, dalla pompa, agli abitanti locali.
Secondo me il contenitore, il metodo e la filosofia produttiva contano e come. Ed è fondamentale ascoltare i vignaioli e visitare le loro cantine. Musicalmente è un po' come registrare in analogico o in digitale: la differenza si puo' sentire o meno (un orecchio fino dovrebbe coglierla), ma il fatto importante è che il digitale offre infiniti margini di correzione (per non dire contraffazione). E' poi sempre vero che se non c'è la materia prima di livello in partenza (un'idea, il genio, l'esecuzione), poi diventa dura tirar fuori un capolavoro.
Nic, io preferisco le imperfezioni dell'analogico. La cantina è il digitale, il vino l'analogico.
Vero che l'importante nel vino è assaporarne il gusto! Non ci piove che la qualità è più importante del contenitore .... ma secondo me si assapora anche il piacere del sapere. Quando hai bevuto una bottiglia che ti ha detto qualcosa, vuoi saperne di più e capirne meglio lo stile, la provenienza ... a volte ti viene voglia di conoscere la persona che l'ha fatto ...
Vero, Letizia. Ma "dopo" aver bevuto il vino.
Angelo, non ho ben capito cosa ti abbia portato a scrivere questo post, ma la curiosità di un appassionato è legittima sia dopo aver assaggiato un vino, sia prima , qualora in qualche modo abbia avuto modo di conoscere la storia e la "filosofia" di un produttore e desideri assaggiarne il prodotto. Inoltre nell'accezione di terroir rientra pienamente l'azione dell'uomo, come da te più volte affermato, anche, se non solo, attraverso la condivisione, in una determinata area geografica, di determinate pratiche vitivinicole, compreso l'uso di determinati vasi vinari. Un caro saluto. Giovanni Palazzi.
Condivido in pieno il commento di Giovanni Palazzi.
Affinare in legno grande, piccolo o in anfore ad esempio, fa parte di una tradizione territoriale che va comunicata e non dispersa.
Aggiungo poi una considerazione più pratica e cioè che il tipo di vinificazione e quindi l'invecchiamento, può anche incidere sul prezzo: è quindi un elemento che va a formare il giudizio da parte del consumatore.
Inoltre una sorta di legittimazione di etichettature solo d'immagine e non di sostanza (come parrebbe sottintendere questo post), finirebbe per spianare la strada a chi già oggi gode di forti vantaggi dalle disposizioni comunitarie e nazionali molto lassiste in fatto di etichettatura; le quali ad esempio, fanno divieto d'indicare le percentuali di solfiti o non prevedono come obbligo l'indicazione in etichetta dell'utilizzo di trucioli enologici; alimentando così i sospetti sull'intero settore e il disorientamento dei consumatori.
Caro Rinaldo, grazie della tua opinione. Solo un dettaglio: il mio articolo, come tutti i miei interventi, non sottintende un bel niente. Io dico le cose che penso, e quelle sono scritte. Sempre. Il sottinteso non mi appartiene.
...non sottintende, però finisce per giustificare etichette incomplete.
Se finiamo per togliere pure queste informazioni minime, che ci rimane in etichetta? Dal momento che quelle essenziali e importanti non vengono già ora messe per disposizione regolamentare?
Il mio è un discorso che va al di là dello specifico dei vasi vinari. E' più un appello alla trasparenza in generale. Per questo non posso condividere il tuo pensiero se pure in buona fede.
Non sottintende e non finisce per giustificare un bel niente. Punto e basta.