I professionisti della marchetta conto terzi

24 ottobre 2012
[Angelo Peretti]
Si firmano IGP, ma stavolta non significa indicazione geografica protetta, come per i prodotti alimentari tutelati dall'Unione europea, bensì, con una buona dose di autoironia, "i giovani promettenti". Sono cinque più o meno maturi giornalisti e wine blogger che di tanto i tanto pubblicano sui rispettivi siti un articolo in comune. Sono Carlo Macchi (ossia Winesurf), Stefano Tesi (Alta Fedeltà), Roberto Giuliani (Lavinium), Kyle Phillips (Italian Wine Review) e Luciano Pignataro (Luciano Pignataro Wine Blog). Qualche giorno fa il pezzo condiviso aveva come titolo: "Garantito IGP in assaggio, ma non a pagamento!" Lo firmava Carlo Macchi. Diceva d'una imminente visita in Langa, a tastare il Barolo del 2008 e il Barbaresco del 2009. Ma...
Ma vi lascio leggere qui di seguito, se già non l'avete fatto sui cinque siti sopra citati, le parole di Carlo: "Chi scrive qualche giorno fa è stato raggiunto al telefono da un abbastanza stupito direttore del Consorzio. Stupito era lui e ancora più stupito ero io dopo aver saputo il perché della telefonata. Era stato chiamato da un produttore che gli aveva testualmente detto 'Io i vini per gli assaggi li mando ma poi non c’è mica niente da pagare vero? Questo perché lo scorso anno, dopo aver mandato i vini, mi è arrivata una fattura da saldare.' Strabuzzando gli occhi per la sorpresa e non sapendo se incazzarmi come una iena o mettermi a ridere, ho rassicurato il Direttore sul fatto che noi, singolarmente e come gruppo, non abbiamo mai chiesto una lira in cambio dei nostri assaggi".
La cosa a me invece non mi ha purtroppo stupito proprio per nulla. E l'ho scritto nei commenti al pezzo di Carlo. Perché è successo anche a me, tal quale. Qualche anno fa c’era un tale in una certa zona che bazzicava nel mondo del vino ed era a conoscenza delle mie visite alle cantine, perché ingenuamente glielo riferivo. Dopo che io ero passato, arrivava lui e spiegava che io c’ero stato e non avevo chiesto i soldi per questioni di immagine, ma in realtà dovevo essere pagato, e quindi i soldi li raccoglieva lui per me. Ovviamente era un millantatore e io non ne sapevo nulla. Ma la cosa bizzarra è che qualche cantina i soldi glieli ha effettivamente dati. Io l’ho scoperto proprio da uno dei produttori, che candidamente mi ha chiesto se la cifra consegnata era adeguata. Direte: tutto a posto, problema risolto. Neanche per sogno: quel tale continua a girare le cantine come se niente fosse. Non più a nome mio. Credo, spero.
Non mi stupisce, nossignori, quel che è successo agli amici di Winesurf. Perché ci sono in giro i millantatori della (falsa) marchetta conto terzi, disposti a tutto per una manciata di banconote, che scippano soldi ai produttori e sputtanano il lavoro della gente come Carlo Macchi e i suoi, gente che ci mette impegno e passione, a gratis. Succede, certo. Ma la cosa triste è che ci sia tra i produttori chi gli presta ascolto, avvalorando poi la tesi che i giornalisti del vino sono tutti marchettari. Triste, tristissimo. Quand'è che chi fa vino comincerà a cacciare a pedate nel culo questi figuri? Vignaioli, sveglia! Chi davvero fa il giornalista o il blogger del vino non vi chiederà mai un centesimo per scrivere di voi, volete capirlo o no? Chi vi domanda soldi va messo alla porta, punto e basta.

13 commenti:

  • Mario Crosta says:
    24 ottobre 2012 alle ore 08:19

    Esiste una regola etica del Sole 24 Ore che dovrebbe valere per tutti i giornalisti ed è quella di non accettare regali per un valore superiore ai 150 euro, perche' i regali ci sono, a parte i compensi, per nessuno escluso. C'e' chi compensi non ne prende, ma non se la sente di fare sempre l'antipatico respingendo tutti i regali, che spesso sono soltanto un segno di simpatia. Parlo dell'ospitalita' per una notte, o di una cena, o di una bottiglia, insomma ci siamo capiti. Non di Rolex o furgonate di cartoni di vino.
    In Polonia, poi, c'e' chi senza compensi non avrebbe proprio di che scrivere di vino e in questo Paese si berrebbe soltanto vodka e birra, perche' il vino, dati gli stipendi in media un quinto dei nostri, piu' trasporto e accisa, vale 6 volte di piu' che in Italia e ha bisogno di promotori, senno' ciccia. Il compenso glielo da' a volte un editore, o un direttore di giornale, o un consorzio, o un'azienda capofila di un gruppo esportatore, o un esportatore. Si chiama promozione, non giornalismo, ma e' solo chi sa scrivere di vino, chi fa lo scrittore, il giornalista o il pubblicista che ha la competenza per farlo. Per me, basta dichiararlo ed e' tutto a posto. Li conosco, li stimo, non dicono balle, almeno per ora. Qualche volta qualcuno sbaglia, ma in buonafede, questo l'ho appurato nel caso di un famosissimo critico che ha patentato un Orvieto da lavandino. L'ho appurato, ne sono sicuro. Ci ho litigato, ma della correttezza devo dargli atto.
    Poi c'e' un'altra questione. Se uno scrive di un Barolo, in Polonia, non fa gli interessi soltanto del produttore o dell'importatore di quel Barolo specifico, ma di tutti, perche' magari quello ne vende, o ne vendera', al massimo 200 bottiglie a Varsavia, mentre ci sono gia' altri produttori che sono ben sparsi sul territorio nazionale intero e che ne vendono 2.000. Per me, che abito qui, se uno dei miei amici o conoscenti scrittori di cose vinicole cerca di campare scrivendo sul vino e di farlo a tempo pieno raccogliendo qua e la' abbastanza di che vivere, girare le cantine nel mondo e mantenere la famiglia, purche' ne abbia competenza non mi fa specie, anzi glielo auguro. Perche' poi ci sono i duri e puri ma ignoranti, quelli che consigliano vinacci da far impallidire te e tutti gli intenditori, ma che millantano credito come intenditori presso il popolino soltanto perche' hanno aperto un blog e hanno soldi da investirci per avere poi compensi in pubblicita' varie, o regali anche superiori a quelle cifre. Ecco, quelli lì sì che mi fanno paura. Non saranno "marchettari", ma fanno molto, molto piu' danno al nostro vino, sono delle mine impazzite che danno voti stratosferici, pari ai Barolo e ai Barbaresco delle migliori case, a prodotti tipo Martinelli, Soldo, La Caldirola, Fratelli Martini Sant'Orsola, Morando (mi scusino gli altri se non li ho citati, ma non sono certo un esperto di queste produzioni, ne' mi daranno mai un dottorato a Messina) eccetera. Sinceramente, vorrei il tuo parere su queste cose, anche per aggiustare o modificare o perpetrare il mio.

  • Angelo Peretti says:
    24 ottobre 2012 alle ore 08:44

    Dici: per me, basta dichiararlo ed è tutto a posto. Sono sostanzialmente d'accordo. Il problema è che in Italia ci sono zecche che chiedono (magari "conto terzi", come negli episodi segnalati) e fanno la finta di niente.
    Per quanto riguarda il vino, be', per chi scrive di vino, il vino è uno strumento di lavoro. Ritengo utile e necessario, per esempio, poter disporre di bottiglie da far affinare a lungo, in modo da verificare nel tempo la corrispondenza tra l'impressione - e magari la recensione - al primo assaggio e quella generata da uno o più assaggi a distanza nel tempo. Ergo, le bottiglie che un'azienda invia o consegna a un giornalista non rappresentano una regalia, e men che meno possono impegnare ad un articolo positivo. Senza che le bottiglie siano offerte dal produttore, molti giornalisti si troverebbero nell'assoluta impossibilità di approfondire, visto che i compensi che gli editori pagano sono molto spesso nell'ordine delle manciate di euro (ci sono giornali che pagano 10, 20 euro ad articolo, quando pagano...). L'importante è che il giudizio non sia condizionato.

  • Mario Crosta says:
    24 ottobre 2012 alle ore 09:35

    Per le bottiglie ci siamo intesi che non rappresentano una regalia (se sono bottiglie e non furgonate di bottiglie), infatti e' importante mettere chi scrive di vino nella condizione di conoscerlo anche a fondo e di capire anche come si comporta nel tempo in una cantinetta domestica, come quella del probabile cliente a cui lo si descrivera'. Io parlavo anche dell'ospitalita' in albergo dopo un lungo viaggio, della cena per farti provare come si abbina uno o piu' dei loro vini a certe pietanze della loro cucina di riferimento, oppure anche solo per pura cortesia verso un ospite arrivato da fuori, insomma anche queste cose costano, appunto a volte piu' degli articoli (in Polonia so che danno 100 euro per due pagine piene di carta stampata comprese le fotografie che deve cercare l'autore, mentre sul web le tariffe sono le stesse che in Italia, se non meno ancora); queste spese non dovrebbero essere considerate ne' compensi ne' regalie, sempre nell'ambito della regola etica del Sole 24 Ore piu' o meno, in coscienza. Chiedevo un tuo parere anche su quello, perche' se dalla Polonia devo far conoscere un vino o una cantina calabrese a un mio amico che scrive di vino (e non ne avrebbe i mezzi, visti gli stipendi di qui) dovro' pure fargli accettare l'ospitalita' per almeno una settimana da qualche produttore, fargli pagare il viaggio da qualcun altro, insomma ci siamo capiti, perche' anche quella regola verrebbe superata ma in coscienza come faccio allora a promuovere anche il vino calabrese senza questo investimento promozionale di un produttore o dell'altro? Se poi quando torna ne scrive bene, non si puo' dire che e' stato un marchettaro. E poi lo sai anche tu che un vino tira l'altro, sempre della stessa terra, perche' e' l'ambasciatore ideale di un territorio e se viene raccontato bene fa venir voglia di andarci in ferie, con la famiglia, eccetera. Anche se paga un produttore o l'altro le spese del giornalista forestiero, ci guadagneranno poi un po' tutti. Non credo che siano marchette, anche se ultimamente c'e' chi ha aperto un blog dopo aver preso magari un diploma da sommelier e adesso va in giro per l'Italia o l'Europa autoreferenziandosi a mendicare ferie pagate e bottiglie gratis con la scusa che ne scrivera' sul suo blog, che cio' aiutera' ad aprire mercati e via dicendo. C'e', te l'assicuro, anche gente così. Meglio che non scegliere di fare il ladro, ma sempre pezzente rimane, pure col pentolino d'argento.

  • Nic Marsèl says:
    24 ottobre 2012 alle ore 10:07

    I produttori che accettano di pagare sono moralmente indifendibili, peggio dei ladri di polli che vanno a riscuotere per conto terzi. Ma se paghi sull'unghia uno sconosciuto, i casi sono due : o sei uno sprovveduto oppure c'è un sistema consolidato di mazzette (e non marchette), perchè quella non si puo' chiamare promozione.

  • Mario Crosta says:
    24 ottobre 2012 alle ore 11:06

    Nic Marsèl, vorrei poter dire con te che "c'è un sistema consolidato di mazzette (e non marchette), perchè quella non si puo' chiamare promozione" e infatti ho firmato la dichiarazione del buon Carl-ou (in gttesa di chiamarlo Carl-accioni...) commentando sul suo blog. Ma non ne sono sicuro, perche' allora di sistema ce n'e' uno dappertutto e chi se ne tira fuori magari lo farebbe anche a ragione, ma la mano sul fuoco per lui non la megtterei di certo. Per questo attendo la risposta di Angelo, proprio perche' il confine tra promozione e pubblicita' e' talmente sottile, e non parlo di onesta' perche' anche quella fa parte della buona pubblicita', che solo uno che ha dato una definizione di vini eccellenti come quella che hai letto recentemente anche tu in uno degli ultimi post puo' darmi uno spunto che mi serva per riflettere ed eventualmente cambiare la mia opinione o correggerla.

  • Roberto Giuliani says:
    24 ottobre 2012 alle ore 12:03

    insomma bisogna sempre guardarsi le spalle... una cosa molto triste ma a quanto pare inevitabile.
    Certo una svegliata i produttori se la dovrebbero dare!
    Quante volte mi arrivano proposte di campionatura chiedendomi "quanto devo pagare per la recensione?".
    Io rispondo sempre "se qualcuno vi chiede soldi non mandate un bel niente, perché non è persona seria".
    Ma a quanto pare non è sufficiente...

  • Edanpink says:
    24 ottobre 2012 alle ore 13:21

    Si ma al di là di tutto, delle questioni di principio, dei blogger, il giornalismo ecc... ma questa è estorsione!

  • stefano tesi says:
    24 ottobre 2012 alle ore 16:40

    Caro Angelo,
    come forse ti sarà capitato di leggere, su Alta Fedeltà mi sono occupato della cosa decine di volte, ad esempio qui (http://blog.stefanotesi.it/?p=1670), e non solo a proposito di vino.
    Mi pare, senza farla troppo lunga, che in generale la questione venga spesso affrontata superficialmente, come se le tante piccole ma fondamentali differenze tra caso e caso non esistessero. Per il giornalista, ad esempio, una "ricompensa" che non venga dal giornale non è solo una questinoe etica, ma deontologica, cioè professionale (e perciò sanzionabile). Una cosa, poi, è ricevere qualcosa in assaggio, senza averla richiesta, un'altra è chiederla esplicitamente. Una cosa sono tre bottiglie e un'altra trecento, una cosa è una cena e un'altra è un weekend con famiglia al seguito. Come giustamente più d'uno ha sottolineato, poi, talvolta i produttori sembrano preda di una sorta di sindrome di Stoccolma verso chi, spacciandosi per giornalista (o "comunicatore" o "blogger", Dio ce ne scampi e liberi da certe figure trasversali che non si capisce di che si occupano nè a che fine) li imbroglia (cioè spicca fatture o esige compensi in nero per recensione e menzioni): infatti sono i primi a tacere o, se scoperti, a difenderlo a spada tratta. Non è chiaro se perchè vogliono evitare di passarci per fessi o se perchè ci credono davvero.
    Intendiamoci: se di mestiere faccio il consulente è ovvio che io faccia degustazioni a pagamento. Degustazioni il cui risultato (come la consulenza di un avvocato) è destinato ad uso interno del produttore e non certo alla pubblicazione sui giornali.
    Il problema è quando il consulente diventa troppo furbo e vuole fare anche il giornalista, in tal modo raddoppiando la parcella e abusando di un titolo professionale.
    Mica sarà un caso se molti blogger (molti, non tutti), abituati a schifare i giornalisti a parole, ambiscono poi ad appuntare sul petto i pass stampa rilasciati alle fiere: ottimi lasciapassare per curare i propri affari spacciandosi per quello che non si è...
    Lo stesso fanno alcuni giornalisti. Ma siccome nessuno li denuncia, la passano liscia.

  • Angelo Peretti says:
    24 ottobre 2012 alle ore 17:29

    @Roberto. Triste, ma è così. Succede anche a me che mi chiedano quanto gli viene a costare una mia recensione se mi mandano i vini. E c'è anche chi resta sorpreso se la mia risposta è: mi mandi i vini, li assaggerò (li assaggio tutti) e se poi ritengo ne scriverò, senza un centesimo. Eppure lo scrivo chiaramente anche nella colonna di sinistra del mio web magazine: "Nulla è dovuto dai produttori a chichessia per le recensioni e gli articoli che compaiono su InternetGourmet.it", e mi sono deciso a scrivere questa indicazione proprio a seguito del fattaccio che ho citato nel mio pezzo.

  • Angelo Peretti says:
    24 ottobre 2012 alle ore 17:35

    @Mario. Concordo con quanto dici. Va tenuto presente, inoltre, quanto dicevo in un'altra risposta: in Italia - ma non è certamente diverso in tanti altri Paesi, come la Polonia, che citi - il giornalista del vino è generalmente pagato con pochi euro dagli editori, e i compensi a 10-20 euro al pezzo sono spesso già compensi ricchi. Ancora peggio per i blogger autentici, che non hanno neppure quei 10-20 euro. Ovvio che se si vuole che questi scrivano di vino, facendo l'interesse di un territorio intero, occorre che in qualche maniera possano assaggiare i vini o spostarsi nei territori vinicoli senza doversi sobbarcare oneri personali insostenibili. L'importante è che il tutto sia trasparente, alla luce del sole, e che l'invio della bottiglia o l'offerta del pranzo o del pernottamento non si trasformino in un "obbligo" a scrivere (bene) dell'ospitante. Ovvio che i più seri se accettano di affrontare un viaggio per recarsi in un tal territorio lo fanno perché intendono scrivere le loro impressioni. Ma devono essere le "loro" impressioni, non quelle "suggerite" da abili pr.

  • Angelo Peretti says:
    24 ottobre 2012 alle ore 17:38

    @Stefano. Aggiungo che sono troppo pochi i web magazine o i blog nei quali compaiano i disclaimer che spieghino al lettore quali sono gli eventuali ruoli professionali che l'autore ricopre. Non già perché si abbiano necessariamente conflitti di interesse, quanto perché è giusto che il lettore possa farsi un'idea la più completa possibile su eventuali condizionamenti anche involontari da parte dell'autore. Su InternetGourmet il disclaimer c'è da sempre (e InternetGourmet, per mia scelta, è anche una testata iscritta al Tribunale).

  • Mario Crosta says:
    24 ottobre 2012 alle ore 18:10

    Grazie, Angelo. Spero che ti basti il grazie, per non scrivere un altro "lenzuolo".

  • Primo Oratore says:
    25 ottobre 2012 alle ore 08:30

    Secondo me è un problema di tutti. Purtroppo i giornalisti in Italia -come categoria non mi sto riferendo a casi specifici e nemmeno all'autore di questo blog che mi piace molto: debbo dirlo sennò non si capisce- non brillano molto. Siamo al 70mo posto come libertà di stampa e ultimi in zona euro; i giornalisti non possono chiamarsi fuori. Con questi dati è "naturale" che ci siano persone in buona fede convinte di dover pagare per ciò che sarebbe un diritto: la libertà di opinione. Sbagliano, ma siamo in un sistema evidentemente tanto corrotto e corruttibile che ciò che è malattia viene visto come fisiologia. Una sana critica fa bene anche ai produttori, ma è naturale pensare che se inviti il tuo amico a cena non ti dirà che il quadro che hai appeso sul muro è orrendo. E così, credo, è naturale che se qualcuno regala un vino spera che l'effetto sul cuore del recensore sia almeno un pochino favorevole.
    Non dovrebbe essere così, e la strada è lunga. Del resto è vero, lo so per esperienza personale, che avere un blog sul vino può diventare un hobby costoso, dovendo pagare tutto di tasca propria, compresi i viaggi sempre più costosi anche essi. Ma tutti gli hobby sono inutilmente costosi, a pensarci.
    In effetti mettere indicazioni chiare sui ruoli e sulle intenzioni di chi scrive, anche io l'ho fatto sul mio blog, è l'unica strada che ritengo possibile.
    Un piccolo fatto personale: da ultimo ho ricevuto per mail una proposta di assaggiare un vino, ma l'ho rifiutata perchè avevo già lo stesso vino in cantina (comperato). Evidentemente, per i farabutti di cui Angelo ha raccontato nel post, sono proprio un babbeo.

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