In Scandinavia vogliono il bag-in-box: sveglia!

22 ottobre 2012
[Angelo Peretti]
Ho conosciuto Ole Udsen in Puglia. Che a me, veneto, capitasse di conoscere un danese in Puglia non era cosa scontata. Il fatto è che eravamo entrambi nel panel internazionale che assaggiava i vini di Radici del Sud. Di Ole, giornalista e blogger, ero dirimpettaio al tavolo. Ci siamo conosciuti così. Di lui ho letto un paio di giorni fa su un comunicato stampa che è stato diffuso dall’ufficio stampa di Veronafiere. Perché è in vista il concorso enologico internazionale, e lui è tra i giurati, così la fiera veronese gli ha chiesto di dire la sua sull’andamento del mercato del vino nelle terre scandinave, e lui ha risposto così: “I mercati scandinavi sono molto diversi tra loro in termini di preferenze dei consumatori. Il mercato svedese è dominato dal bag-in-box di vini provenienti da tutto il mondo, il mercato danese predilige i cileni (ma con una simpatia enorme e strana per i vini stile ripasso), mentre il mercato norvegese è più eterogeneo, forse con una leggera dominanza di vini italiani e un mercato sorprendentemente grande per i vini bianchi tedeschi di alta qualità”. Così dice Ole Udsen (a proposito: è lui nella fotina).
Mancherebbe all’appello la Finlandia per avere un quadro completo dell’estremo nord dell’Europa. Ma per la Finlandia ha parlato a Veronafiere Timo Jokinen, scrittore e importatore, che dice: “I vini bianchi oltre i 10 euro e i rossi oltre 12-13 euro hanno un andamento lento, mentre la maggior parte delle vendite è nella fascia di prezzo tra 7 e 10 euro; Cile e Sud Africa sono leader di mercato e più del 50% dei vini venduti dal monopolio è rappresentato da bag in box”.
Ecco, due o tre stili: il vino in bag-in-box, i rossi corposi, i bianchi morbidi e freschi. Mi soffermo sul bag-in-box. Io ci credo. Ci credo parecchio. È una bella maniera di conservare il vino per il consumo domestico. Il vino non ossida anche a scatola aperta. E si può mettere in frigo, per spillarlo di bicchiere in bicchiere. In Scandinavia ci credono. Noi italiani iper conservatori non ci siamo ancora svegliati. Sveglia! Ma prima di tutto dovrebbe svegliarsi il legislatore. E domani dirò il perché.

7 commenti:

  • Mario Crosta says:
    22 ottobre 2012 alle ore 08:03

    Ti diro', in confidenza, che anch'io nel mio piccolo ho importato a suo tempo in Polonia due palette intere di bag-in-box "Botte Buona" della Caviro, per conto di una ditta di Bielsko-Biala cui facevo da consuilente, per via della grande richiesta di questo tipo di prodotto. E' sparito in due settimane a gran richiesta. Ne ho bevuto anch'io e quei pochissimi grammi di zucchero residuo che aveva lo rendevano piu' accettabile senz'altro dei vari Tavernello, della stessa ditta. Da allora ne ho assaggiati altri, anche della Cantina di Soave, quando arrivo in Italia la prima cosa che faccio e' vedere negli iper se ce n'e' qualcuno di nuovo, per curiosita'. Sono prodotti tecnologicamente piu' difficili da vinificare che non i vini da bottiglione o da boccia da 5 litri, che sono in genere l'ultimo gradino della scala in fatto di qualita', costano prodiuttivamente di piu' e le cantine che investono in questi prodotti lo sanno bene. Inoltre hanno una scadenza, perche' dentro un sacchetto di plastica il vino dopo 6 mesi annichilisce, al massimo legalmente dura un anno dalla confezione, ma gia' negli ultimi 6 mesi fa cric-crac. Posso suggerire di non rifiutare questi prodotti per principio, ma di continuare ad assaggiarne, di curare che siano freschi di confezione oppure lasciarli sugli scaffali, di scrivere anche alle cantine la propria impressione, buona o cattiva che sia, perche' hanno bisogno dei pareri della clientela. Attenzione soltanto ai prodotti greci e sudafricani, in quanto puo' capitare di trovare piccole differenze di aromi e di sapori tra un bag-in-box e l'altro, meglio fidarsi di chi di tecnologie ne dispone a volonta' ed ha le dimensioni per unificare i processi di vinificazione e tenerli sotto controllo per via informatica, come si deve. Attendo domani, quando sono certo che striglierai quegli analfabeti che sai.

  • giordano says:
    22 ottobre 2012 alle ore 12:20

    Ho un amico norvegese (Lasse Saga di SAGAWINE)che ha un'azienda dhe lavora per il monopolio di stato di quel paese e mi ha spiegato che loro non demonizzano il bag in box come pure lo stelvin come facciamo noi in Italia; generalizzo solo per comodità di sintesi. Veramente mi chiedo come mai, ma non so darmi delle spiegazioni ... o forse perchè crediamo di esserci emancipati dalle strategie del mercato, monopolio prevalente dei commercianti, ma in realtà forse non è così ... ci arriveremo sempre in ritardo ... accidenti.

  • Angelo Peretti says:
    22 ottobre 2012 alle ore 12:55

    Sì, sì, la seconda puntata, domani, sarà "banalmente sorprendente". Banalmente perché siamo in Italia, ovvio.

  • Stefano Milioni says:
    22 ottobre 2012 alle ore 15:15

    Nella seconda metà degli anni '70 portai, da Singapore, un bag-in-box di vino australiano a Luigi Veronelli. Ne rimase affascinato e ne fece un articolo su Panorama stimolando i produttori a prendere in considerazione questo nuovo contenitore.
    Lo seguivano in tutto, avesse proposto le barrique esagonali o la vinificazione dei soli acini dispari, ma questa suo suggerimento rimase lettera morta....

  • Mario Crosta says:
    22 ottobre 2012 alle ore 17:27

    Stefano, "lo seguivano in tutto" e' un po' esagerato. Lo adulavano in tutto, abusavano anche dei suoi personalissimi giudizi (che sono sempre soggettivi) per adombrarsene come un mantello se andava bene o additarlo alla gogna se andava male. Lui e' morto senza poter combattere fino in fondo per le denominazioni comunali, per il prezzo d'origine e sulle temperature di servizio. Seppellitolo, non ce n'e' piu' manco uno che si ricordi di questi suoi ultimi suggerimenti. E solo per parlare di vino, perche' se poi passiamo all'olio extravergine d'oliva ce ne sarebbe abbastanza per un'altra rivoluzione. Aveva i suoi difetti, tanti, come tutti, farne un dio sarebbe sbagliatissimo, pero' ricordo una vignetta del buon Marini su Enotime quand'e' morto, dove l'epitaffio era: "Manco un fiasco".

  • Mario Crosta says:
    22 ottobre 2012 alle ore 18:18

    Anzi, peccato che non c'e' piu' in archivio: "Mai un fiasco".

  • Stefano Milioni says:
    23 ottobre 2012 alle ore 04:54

    Concordo: Lo adulavano in tutto. Tutto quello che gli faceva comodo....

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